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  1. #1
    Facepalm Member L'avatar di Sarmatico
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    Mappe Limes: Il Mediterraneo (e l’Italia) al centro delle crisi del mondo

    In questi mesi il Mediterraneo è il centro del mondo. In una fase in cui tutti gli equilibri internazionali sono in discussione – reggono ancora, ma per quanto tempo? – il mare Nostrum è l’epicentro di una serie di crisi il cui sviluppo condizionerà, se non addirittura conformerà, il sistema internazionale dei prossimi anni.

    Ovviamente l’Italia in quanto centro geografico del Mediterraneo è coinvolta sotto molti aspetti e anzi su qualcuna delle partite in gioco il suo comportamento avrà un ruolo decisivo. Purtroppo non è il sintomo di una cresciuta rilevanza del Mediterraneo e del nostro paese negli equilibri internazionali. La regione è solo l’oggetto, il luogo geopolitico, dove si stanno concentrando queste crisi, non il soggetto, il motore che determina questi cambiamenti. Ma procediamo con ordine.

    Il primo tsunami che ha solcato il Mediterraneo è quello proveniente dal Nordafrica. Le “rivoluzioni” in Tunisia, Egitto e la guerra in Libia, soprattutto dopo la morte di Gheddafi, hanno dato una forte scossa a equilibri che si ritenevano consolidati. Dagli sviluppi in Egitto e Libia dipenderà non solo il futuro del mondo arabo ma anche quello dell’Africa.

    Il secondo tsunami è la crisi dell’euro che ha visto come protagonisti proprio i paesi dell’Europa meridionale. Prima la Grecia con Portogallo e Spagna, ora l’Italia. Non è solo una crisi europea. In una fase di crisi finanziaria ed economica internazionale, con gli Stati Uniti in difficoltà e la Cina e altri paesi emergenti ma non ancora “completamente emersi” ed entrati nel salotto buono delle potenze internazionali, il ruolo dell’Europa e dell’euro è/era un fattore stabilizzante determinante. Una caduta dell’euro può essere la spallata finale a un sistema economico internazionale in crisi. In tale contesto l’Italia può avere – ovviamente in negativo – un ruolo determinante.

    È interessante notare come in queste settimane e per tutta l’estate le due crisi che hanno riguardato la sponda settentrionale e quella meridionale del Mediterraneo non si siano intrecciate. Non abbiamo avuto un effetto reciproco. È la conferma che la frattura geopolitica che da qualche secolo attraversa il Mediterraneo e che lo ha reso un’area di confine(i) e non più un’area geopolitica omogenea è ancora tutta lì. Ci sono due (ma anche tre o quattro) mediterranei separati da un fossato virtuale che solo i grandi mercantili e le barche degli immigrati osano attraversare.

    Certo in Libia c’è stato l’intervento della Francia e della Nato e c’è la questione dei soldi dei vari rais investiti in Europa, ma si tratta in fondo di problemi, per quanto importanti, marginali nella riflessione che stiamo facendo. In questi giorni nelle banche centrali e nei ministeri economici europei non si pensa al Nordafrica e neppure all’immigrazione, così come nelle turbolente “successioni” nei paesi nordafricani quello che succede in Europa è relativo.

    Il terzo tsunami è per il momento solo potenziale. È l’onda che arriva da Levante e che potrebbe diventare uno tsunami. È quel Levante che si collega al Golfo Persico, a Israele, alla Turchia. Insomma quello che viene definito il Medio Oriente. Qui l’effetto della Primavera araba è palpabile ma dagli esiti ancora imprevedibili. Non si sa quale sarà il percorso della Siria di Assad. Finora l’Arabia Saudita ha tamponato in Golfo Persico gli effetti “rivoluzionari” della Primavera araba. Ma fino a quando? Intanto ha perso con la caduta di Mubarak un solido alleato, con il Pakistan, in funzione antiraniana. Parafrasando Woody Allen, anche Ahmadi-nejad e l’Iran non stanno molto bene.
    Ovviamente qualsiasi cambiamento nel Golfo Persico avrà immediate ripercussioni sull’economia mondiale intrecciandosi con la crisi economica internazionale (anche se a voler essere precisi sarebbe meglio definire la crisi politico-economica dell’Occidente).

    Torniamo però al Mediterraneo. Da anni sta cambiando il ruolo della Turchia nella regione. Dalla rottura con gli americani ai tempi della guerra in Iraq a quella più recente con Israele. La Turchia con i suoi collegamenti economici con l’Europa (senza dimenticare i turchi in Germania e il ruolo di “ponte” energetico) e i collegamenti geopolitici con il Medio Oriente è uno dei pochi punti di congiunzione tra le varie crisi in atto nel Mediterraneo. Cioè la Turchia, di per sè di gran rilievo, gioca un ruolo sì collaterale nelle crisi di cui stiamo parlando, ma essendo coinvolta in molte di esse riveste un ruolo fondamentale. Molto dipenderà quindi anche da Erdogan e da quello che deciderà di fare nei confronti della Grecia, della Germania, dei Balcani, dell’Iraq (vedi questione curda), dell’Egitto, della Siria e di Israele.

    Infine Israele. Da tempo il conflitto israelo-palestinese è marginale in Medio Oriente, ma sempre di grande rilievo, anche per il ruolo e l’uso “strumentale” che ne è stato fatto in passato (e che potrebbe tornare a ricoprire oggi) quando si sono scaricate sulla questione palestinese – accendendo più di una miccia – i problemi dei paesi vicini. Anche in Israele molto è cambiato. Si pensi solo a come è cambiato il rapporto con gli Stati Uniti di Obama. Tutto può succedere. Ma su questo argomento vi rinvio alla lettura del volume di Limes “Israele più solo, più forte” in edicola e libreria a partire dal 3 novembre.

    Insomma noi italiani siamo proprio sul ponte di una nave al centro della tempesta. Speriamo bene.

    Il destino del mondo si decide nel Mediterraneo » Mappa Mundi - Blog - LIMES
    Il Mediterraneo (e l’Italia) al centro delle crisi del mondo - rivista italiana di geopolitica - Limes

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  2. #2
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    Il Mediterrano è al centro di una serie di crisi che decideranno i futuri equilibri internazionali. Lungo la sponda nord la crisi dell’euro. Lungo quella sud le rivoluzioni e controrivoluzioni arabe.
    La carta illustra le aree colpite dalle violenze, mentre i colori distinguono il livello e la tipologia delle proteste. Sono evidenziati anche i paesi dell’Europa meridionale a rischio tracollo economico.

    Carta di Laura Canali tratta da Limes 3/11 (Contro)rivoluzioni in corso 05/07/2011

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  3. #3
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    Le crisi prima della Grecia, poi del Portogallo e della Spagna, e infine dell’Italia (e forse in futuro della Francia) sconvolgono gli equilibri europei e possono provocare la caduta dell’euro in una economia internazionale già in crisi.
    Carta tratta da Limes 4/2011 “La Germania tedesca nella crisi dell’euro“.

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  4. #4
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    La crisi dell’euro rischia di travolgere non solo gli equilbri europei ma anche quelli economici internazionali.
    Nella carta è rappresentata la diffusione dell’euro e del dollaro oltre i confini regionali/nazionali con zone di prevalenza esclusiva.
    Carta tratta dall’articolo di Marcello DE CECCO “L’incerto destino della moneta senza Stato” pubblicato nel Quaderno Speciale di Limes “L’Euro senza Europa”.

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  5. #5
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    Gli effetti della Primavera araba possono sconvolgere gli equilibri in Medio Oriente e nel mondo. Tutto dipenderà da cose succederà in Arabia Saudita, Siria, Turchia e Israele.
    Nella carta: la rivoluzione egiziana sta facendo traballare l’asse che si regge su Egitto, Arabia Saudita e Pakistan in funzione di contenimento dell’Iran.
    Carta di Laura Canali tratta RepTv: La nuova Turchia 15/06/2011



    ____________________________________________________________________________



    Il Mediterraneo è l’oggetto, il luogo geopolitico, delle crisi, non il soggetto determinante. Confermata la frattura nel Mare Nostrum. Le crisi delle due sponde non hanno avuto influenza reciproca.
    La carta mostra le rotte delle grandi navi e quelle verso i porti principali, evidenziando i passaggi strategici.

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  6. #6
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    Gli effetti non ancora conclusi della Primavera araba sconvolgeranno non solo il mondo arabo ma avranno un’influenza di rilievo anche su tutta l’Africa.
    La carta ripropone la cronaca dei fatti che hanno sconvolto “la riva del deserto” da dicembre 2007 a giugno 2011.
    Carta di Laura Canali tratta da Limes 3/11 (Contro)rivoluzioni in corso 05/07/2011

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    L’Italia, protagonista nella crisi dell’euro, e vicina geograficamente alle rivoluzioni in Medio Oriente, è al centro delle tempeste internazionali.
    La carta mostra un minaccioso vortice dell’instabilità avvicinarsi pericolosamente all’Italia. Alla perdita di rilievo in ambito Ue infatti si accompagna la prossimità ai paesi scossi da rivoluzioni (come Tunisia ed Egitto) e, nel caso libico, dalla guerra.
    Carta di Laura Canali tratta da Limes 1/2011 Il grande tsunami 09/03/2011

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