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Viaggio tra i vulcani più grandi del mondo
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Una ferita sempre aperta

Mai nome fu più azzeccato. In lingua Mapuche “Llaima” – così si chiama il vulcano che vedete – significa “vene di sangue”. E in effetti questa lingua di lava incandescente che scivola sulla neve può ricordare una ferita aperta.
Forse è proprio questa l’immagine che meglio descrive l’attività di questo vulcano alto oltre 3000 metri situato a quasi 700 chilometri a sud di Santiago del Cile, che erutta spesso – 60 le eruzioni documentate fino ad oggi – anche se con moderata intensità.
Ma la prudenza, in casi come questo, non è mai troppa e una quarantina di persone residenti nel raggio di 15 chilometri attorno al cratere sono state evacuate.


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Un tuffo nel vulcano

A prima vista quella all'interno della caldera del vulcano Maly Semiachik, in Russia, potrebbe sembrare una piscina. In realtà è un lago caldo che deve il colore celeste delle sue acque ad una specifica composizione chimica a base di acido sulfureo.
L'ultima sua eruzione - non particolarmente violenta - risale al 1952, ma ad incuriosire gli scienziati è piuttosto l'acqua del laghetto, che continua a cambiare temperatura (dai 25 ai 66°C) e composizione chimica. Tutta colpa delle fumarole, emanazioni subacquee di vapore e gas vulcanici, che determinano queste continue oscillazioni.


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Brufolo assassino

Nella lingua degli abitanti delle Ande il suo nome - Cotopaxi - significa Collo della Luna. Poiché di notte il "faccione" pallido del nostro satellite sembra posarsi proprio sulla sua cima. Visto invece in questa foto da satellite il vulcano ecuadoriano somiglia più che altro a un "brufolo" sulla superficie rugosa della Terra.
In realtà è una montagna di quasi 5.897 metri d’altezza ed è il terzo vulcano più alto del mondo, ancora attivo. Il Cotopaxi, infatti, non è molto pacifico: negli ultimi due secoli ha eruttato oltre 50 volte, distruggendo città e campi circostanti. Le sue armi più micidiali sono le bollenti "valanghe" di fango e cenere capaci di causare danni anche a 300 chilometri di distanza.


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Esplosioni all'unisono

A volte succede che cielo e terra eruttino. Più raramente questi due eventi sono contemporanei.
È successo nel 1991 in Islanda, quando il vulcano Hekla si è risvegliato nello stesso momento in cui appariva sul cielo una straordinaria aurora. Questo, che è uno dei vulcani più famosi al mondo, ha causato morte e distruzione nel passato millennio: l'ultima eruzione invece è del 26 febbraio 2000 e i danni sono stati pochi.
Lo scatto ha colto fortuitamente anche la banda verde di un'aurora 100 chilometri sopra il cratere scoppiettante.


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nelle ultime settimane infatti alcuni tra i più pericolosi vulcani del mondo hanno cominciato a risvegliarsi.
Quello sul quale sono puntati gli occhi di tutto il mondo è il Derapi, sull'isola di Java, in Indonesia, dai sobborghi del quale continua l'evacuazione di migliaia di persone. E dall'altra parte del globo borbotta anche il St. Helens (USA), ricordato per la terribile esplosione del 1980 che ne decapitò la sommità. La coincidenza con altre eruzioni però sarebbe secondo gli esperti del tutto casuale.
Nella foto, una bolla di gas sul vulcano fangoso presso un villaggio a nord est di Bucarest (Romania).


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Esiste da qualche parte sulla Terra una montagna alta 17 chilometri? In un certo senso sì. Il Mauna Loa – il più importante vulcano delle Hawaii, qui visto da satellite – si innalza per più di 4 mila metri sopra il livello del mare.
Ma la parte che noi non vediamo, quella sommersa, si estende per altri 5 mila metri circa, prima di toccare il fondo dell’oceano. Il quale, a sua volta, subisce una depressione di 8 mila metri, a causa della massa del vulcano


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Scoppio in diretta

Sorvegliato speciale è in questi ultimi giorni il vulcano St. Helens, nello stato di Washington (U.S.A.), che lo scorso 2 ottobre, dopo 24 anni di inattività, è tornato a eruttare fumo e vapore, preceduto da numerose scosse di terremoto. Ancora negli occhi degli americani l'ultima eruzione che nel 1980 distrusse in pochi minuti oltre 700 chilometri quadrati di foresta, creando una colonna di fumo di 24.000 metri e causando la morte di 57 persone. Foto: Nasa


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Pozzanghera vulcanica

Le rocce che formano un vulcano iniziano a frantumarsi, collassano su se stesse e crollano sotto il proprio peso. Quello che rimane è una cavità di forma circolare. Spiegato con semplicità questo è il meccanismo con cui si forma una caldera, termine spagnolo che significa caldaia e che viene usato per indicare le depressioni che talvolta si formano sugli apparati vulcanici.
Il lago della foto è la caldera, riempita poi dalla pioggia, del Cerro Azul, uno dei vulcani più alti dell’isola Isabela (1689 metri) – la più grande dell’arcipelago delle Galapagos.
Alla caldera del vulcano Azul, larga circa 3 chilometri, non spetta però nessun primato. Quella più grande al mondo è infatti la caldera di Yellowstone, una depressione di più di 70 chilometri di diametro.


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Il vulcano dei famosi

Abitare tra lava e lapilli non dev'essere il massimo della comodità. Eppure secondo il mito, l'Etna è la "casa" di molti illustri personaggi storici. O perlomeno dei loro fantasmi. Uno tra tutti, la regina d'Inghilterra Elisabetta I, la cui anima sarebbe rinchiusa da secoli nel vulcano siciliano. E tutto a causa di un patto che la sovrana stipulò col diavolo in cambio di aiuto per il suo regno. A farle compagnia nella pancia della montagna, ci sarebbe - in base ad alcune leggende medievali - niente meno che il grande Re Artù. Il quale, gravemente ferito in battaglia, si rifugiò dentro l'Etna, dove vive tuttora.


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Pentolone di lava

Che cosa bolle in pentola? Per scoprirlo conviene dotarsi di una tuta spaziale o qualcosa di simile. Sì perché chi sbircia senza protezione nel cratere del vulcano Erta Ale, in Etiopia, rischia di finire "bollito". Al suo interno gorgoglia un "minestrone" di lava incandescente che sprigiona vapori sulfurei a 1.200 gradi.
Ma la cosa strana è che questo lago di lava non è frutto di una recente eruzione ma è permanente. A causa dell'emissione continua di caldissimi gas sotteranei, infatti, il magma non si solidifica (come avviene per altri vulcani), rimandendo allo stato liquido per diversi anni.
Nel mondo ci sono solo quattro vulcani di questo tipo, l'Erta Ale, il Kilauea nelle Hawai, l'Erebus in Antartide e il Nyragongo in Congo


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Terra o Marte?

No, non ci siamo sbagliati: la foto di oggi non appartiene al canale “spazio” e non viene dall’ultimo pianeta extrasolare appena scoperto. È l’immagine aerea di un lago nell'area di Veiovotn, in Islanda, una terra di fuoco e ghiaccio dove gli opposti sembrano attrarsi.
L’11% del suo territorio è infatti ricoperto da ghiacciai, che fanno da contorno a imponenti vulcani, molti dei quali ancora attivi. Tra questi Öraefajökull, il più alto del Paese con i suoi 2.119 metri, e Eyjafjallajökull che nell’aprile del 2010 eruttò nell’atmosfera una quantità di cenere e lapilli così imponente da costringere a terra oltre 17.000 voli di linea.
L’Islanda è anche la terra dei geyser, potenti fenomeni vulcanici causati da sorgenti calde che eruttano, a intermittenza, getti di acqua e vapore. Il loro caratteristico spruzzo è provocato proprio dal contatto dell'acqua sotterranea con rocce o vapori riscaldati dal magma.


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Postazione privilegiata

Quando si dice trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Quello che vedete è lo spettacolo straordinario avvenuto proprio sotto al naso degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale il 12 giugno scorso. Una colonna di ceneri e vapore si solleva dal vulcano Sarychev nell’isola russa di Matua, nel corso di una colossale eruzione che secondo gli esperti, potrebbe avere importanti ripercussioni sul clima globale.
Polveri roventi (fino a 600 gradi) e piroclasti si sarebbero spinti per 10-13 chilometri nell’atmosfera, mostrandosi in tutta la loro potenza dopo aver "bucato" la coltre di nubi sovrastante.


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Ceneri d'argento

Gli antichi greci credevano che Eolo, il dio dei venti, custodisse le correnti d'aria sulle isole Eolie (e precisamente nella grotta di Eolo che si trova sull'isola di Stromboli).
E' forse stata una delle sue folate ad aver fatto sollevare le ceneri vulcaniche dello Stromboli in questo spettacolare nuvolone argentato. Il vulcano siciliano è uno dei più irrequieti del pianeta: erutta una o più volte all'ora, facendo rotolare i lapilli (enormi massi incandescenti) fino al mare, lungo la "Sciara del fuoco" (sciara dall'arabo "strada").
Ma nelle Eolie pare che ci sia anche un nuovo "nato", sarebbe il vulcano di Panarea che si pensava spento da tempo e che secondo alcuni recenti studi condotti dall'Istitituto di Geofisica e Vulcanologia sarebbe invece ancora attivo.


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Brusco risveglio

Risvegliarsi dopo 400 anni di sonno non dev’essere facile per nessuno. Figuriamoci poi, se il "dormiglione" in questione è un nervosissimo vulcano! Per oltre 4 secoli l’Arenal, 1670 metri di altezza nel nord ovest della Costa Rica, non ha dato segni di vita. Tanto che esperti e abitanti della zona, lo ritenevano ormai inattivo. A "scuoterlo" dal lungo letargo ci ha pensato nel luglio del 1968, un forte terremoto: subito dopo il sisma il vulcano ha ripreso a eruttare seppellendo con lava e piroclasti, la vicina cittadina di Tabacón e provocando la morte di almeno 80 persone. Da allora l'Arenal è considerato il vulcano più pericoloso della Costa Rica. La sua attività tra alti e bassi, continua ancora oggi.


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Lava, fulmini e saette

L'ultima eruzione del vulcano cileno Puyehue-Cordón Caulle (giugno 2011) resterà nella storia non solo per le migliaia di persone evacuate, i voli aerei cancellati, gli innumerevoli disagi provocati in tutto il Sud America e persino in Australia e Nuova Zelanda, ma anche per lo spettacolo senza precedenti di fulmini e luci generati all'interno della gigantesca nube di cenere alta oltre 10 km, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.
I fulmini vulcanici non sono una novità, ma quelli delle recenti eruzioni del vulcano cileno, dell'islandese Eyafjallayokull e del Redoubt in Alaska (2009) hanno qualcosa di diverso: la loro osservazione, resa possibile dalle moderne attrezzature video, ha permesso di studiarne attentamente le dinamiche e di sviluppare diverse teorie scientifiche sulle cause che li generano. Si parla di collisioni tra particelle di cenere sospese nell'atmosfera che produrrebbero cariche elettrostatiche in grado di generare i fulmini, ma anche di anidride silicica (un componente del magma) caricata elettricamente che interagirebbe con l'atmosfera.
In realtà, però, ancora non si conosce a fondo la loro natura e restano avvolti in un alone di mistero.
Da: http://www.focus.it/ambiente/natura/Vulc...do_C9.aspx
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