Valutazione discussione:
  • 0 voto(i) - 0 media
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Un asteroide con 6 code.
#1
Che si trattasse di un corpo celeste del tutto particolare era risultato subito chiaro quando il telescopio da 1,8 metri di apertura Pan-STARRS (il primo di una serie di 4 telescopi gemelli dedicati principalmente alla scoperta di asteroidi) individuò questo strano oggetto nella Fascia Principale degli asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove. Catalogato con la sigla provvisoria P/2013 P5, non appariva come un normale asteroide, ma circondato da un alone nebuloso e lattiginoso, un aspetto simile a quello di una cometa. E’ stato così deciso di osservarlo con maggior dettaglio con il telescopio spaziale Hubble per cercare di fare luce sulla sua reale natura. Il risultato è stato sorprendente. E’ infatti chiaro che P/2013 P5 emette nello spazio ben sei getti di materia disposti a ventaglio della lunghezza di alcune migliaia di chilometri che fanno proprio pensare che sia una cometa.

[ATTACH=CONFIG]34764[/ATTACH]




Normalmente, nelle immagini riprese con un telescopio, gli asteroidi appaiono come dei puntini bianchi, senza coda o strascichi di polvere e gas. In questo caso, invece, le code sono ben sei e sono state osservate lo scorso settembre.
“È difficile credere che si tratti di un asteroide”, sostiene David Jewitt dell’Università della California di Los Angeles (UCLA). “Siamo rimasti a bocca aperta quando l’abbiamo scoperto. La struttura delle sue code è cambiata totalmente nel giro di 13 giorni”.
Dopo la prima osservazione, effettuata il 10 settembre scorso, Hubble ha effettuato una seconda ripresa fotografica tredici giorni dopo in cui l’aspetto dell’oggetto appare diverso.
Di cosa si tratta dunque e perché si sono verificati questi repentini cambiamenti? Jewitt ha ipotizzato che si tratti di un “asteroide attivo”, che espelle detriti e polveri dalla regione equatoriale che vengono poi modellati come la coda di una cometa dall’azione del vento solare.
Secondo una serie simulazioni effettuate per modellare il meccanismo che sta alla base di questo fenomeno, nel corso di cinque mesi si sono verificate sei eruzioni, avvenute rispettivamente il 15 aprile, il 18 e 24 luglio, l’8 e 26 agosto e il 4 settembre. In tutto l’asteroide, le cui dimensioni sono di circa 500 metri, avrebbe espulso tra le cento e le mille tonnellate di materia, che rappresentano però solo una piccolissima frazione della sua massa. Tuttavia, secondo Jewitt, se continueranno a verificarsi, P/2013 P5 comincerebbe a girare sempre più velocemente, fino a sgretolarsi completamente. Potrebbe essere questo il modo più comune, però finora mai osservato, di come si autodistruggono i piccoli asteroidi.
Ma che cosa ha provocato questo fenomeno così inusuale? Di sicuro non l’impatto con un altro corpo roccioso, perché lo avrebbe disintegrato o comunque prodotto detriti tutto attorno. L’ipotesi più plausibile è che l’irraggiamento solare abbia reso efficace su questo corpo celeste il cosiddetto effetto YORP (Yarkovsky–O’Keefe–Radzievskii–Paddack), un ampliamento del più noto effetto Yarkowski, che include anche altri fattori, oltre all’irraggiamento del calore assorbito dal Sole, che influiscono sulla variazione della velocità di rotazione dei corpi planetari di piccole dimensioni del Sistema Solare.
L’idea ispiratrice dell’effetto Yarkovsky si basa sul fatto che la superficie illuminata degli asteroidi (la superficie in cui è giorno) viene riscaldata dal Sole e si raffredda nella fase di non esposizione ai raggi solari (notte). A causa di questo fenomeno gli asteroidi tendono ad emettere una maggiore quantità di calore dalla zona superficiale che si trova a “pomeriggio”. Praticamente la parte più calda dell’oggetto cosmico irradia maggiore energia rispetto a quella più fredda. Una situazione del tutto analoga si osserva ad esempio anche sulla Terra dove le temperature che si registrano durante il tramonto sono superiori a quelle che si hanno all’alba.
A causa dell’effetto YORP, aumentando il numero di giri su se stesso, l’asteroide ha cominciato a “perdere pezzi”, a causa della sua forza gravitazionale troppo debole per contrastare la forza centrifuga indotta dall’aumentata frequenza rotazionale. Se questa ipotesi fosse corretta, la polvere potrebbe scivolare lungo l’equatore, disperdendosi nello spazio e andando a formare le code “cometarie” osservate.
La seconda ipotesi, la meno plausibile, ossia quella di un violento impatto tra asteroidi, è stata esclusa per via della quantità di materiale osservata (circa 1.000 tonnellate di polvere,) ben inferiore a quella che avrebbe comportato una collisione contro un oggetto di queste dimensioni. Naturalmente, P/2013 P5 verrà tenuto sotto continuo controllo per cercare di comprendere se la polvere lasci l’asteroide in corrispondenza del suo piano equatoriale. Se questa interpretazione venisse confermata, implicherebbe che questo fenomeno potrebbe essere comune nella Fascia Principale degli asteroidi, rappresentando il modo principale con cui i piccoli asteroidi con il passare del tempo tendono a disgregarsi. Questo bizzarro oggetto celeste potrebbe essere soltanto il primo di una serie.

http://blog.focus.it/una-finestra-sull-u...-sei-code/
Cita messaggio


Vai al forum:


Utenti che stanno guardando questa discussione: 1 Ospite(i)