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Transnistria,.il paese che non esiste...
#1
"La Transnistria non esiste. Doesn't exist. Peccato che però esista, con tanto esercito, polizia, moneta, presidente e confini. E' tra la Moldova e l'Ucraina, più precisamente tra il fiume Nistro e il confine con L'ucraina. Il suo presidente, il sig. Smirnoff, quello della vodka, fa il bello e il cattivo tempo (soprattutto cattivo...) Possiede tutto, apre i confini a tutti i traffici pensabili dalla mente più perversa, e nessuno dice nulla, nessuno sa che questo strano paese esiste."


Transnistria Gli ultimi sovietici nel Paese che non esiste
REPORTAGE
Un lembo di Moldova, ai confini con l’Ucraina, rivendica l’indipendenza. Il più grande arsenale di munizioni d’Europa è un’enclave poliglotta e multietnica, dove i monumenti a Lenin si alternano ai casinò e dove i traffici illeciti hanno preso il posto delle industrie
La squadra di calcio della capitale, Tiraspol,ha vinto l’ultimo campionato moldovo. Ma è questo l’unico legame tra i due «Stati»: passato il Dnestr si trovano un’altra moneta, un altro Parlamento e un altro presidente. Padrone di tutto: anche della squadra di calcio
di Maurizio Dematteis (Volontari Per Lo Sviluppo )

Tratto da Avvenire del 5 marzo 2006

Il poliziotto della Repubblica di Moldova fa capolino dalla porta del vecchio furgone Mercedes, il taxi collettivo strapieno che da Chisinau macina sbuffando i settanta chilometri che lo dividono dalla cittadina di Tiraspol. Un rapido sguardo a bordo. Tutto okay. Il minibus può continuare la sua marcia. Cento metri dopo è la volta della Quattordicesima armata russa: il taxi rallenta, si ferma, e i militari segnalano di proseguire. Altri cento metri e a fermare la corsa sono i poliziotti transnistriani: controllo dei passaporti, sessanta lei moldovi per il visto d'ingresso e una piccola tangente in euro per «gli internazionali». Che devono lasciare il territorio nazionale entro le 19 dello stesso giorno.

Benvenuti nell'autoproclamata Repubblica della Transnistria, ultimo bastione del comunismo in Europa. Una striscia di terra che corre da nord a sud nella parte orientale della Repubblica di Moldova, delimitata dal corso del fiume Dnestr. Con una popolazione di 633.600 persone, una moneta nazionale con tanto di falce e martello, un parlamento e un esercito "regolare".

Appena passata la frontiera sul fiume Dnestr, il paesaggio muta improvvisamente: scritte in alfabeto cirillico, statue e immagini di Lenin, simboli con falce e martello, stelle rosse e bandiere russe. In via Lenin, cuore della capitale Tiraspol, accanto al Palazzo del governo brucia la fiamma del milite ignoto, a ricordo degli "eroi" della guerra «di liberazione» del 1991. Il palazzone grigio, dimora del presidente, il russo Igor Smirnov, è controllato da decine di poliziotti in borghese. Le vie centrali abbondano di simbologia: una gigantesca statua di Lenin, la riproduzione del condottiero russo a cavallo Alexandr Suvorov a cavallo, bassorilievi con falce e martello. E poi enormi cartelloni propagandistici con bambini sorridenti, lavoratori fieri e icone del Partito comunista locale al potere. L'imponente Municipio in stile sovietico e, a poche centinaia di metri, il Palazzo della gioventù. In quest'ultimo, tra lampadari di cristallo, pavimenti in legno, drappi e stucchi alle pareti, un gruppo di ragazze prova un ballo per il saggio della sera: «Studio lettere all'università di Tiraspol - racconta Irina, ventenne transnistriana, in buon francese - e vengo a ballare con le compagne tutte le settimane. Questa sera teniamo un saggio, a teatro, prima della proiezione del film». La musica riparte e le ragazze, vestite come Jennifer Beals nel film Flashdance, effettuano le ultime prove. Irina mette il massimo dell'impegno. Per lei il saggio di danza è un momento importante. Il suo mondo è racchiuso tra l'università, garantita dal governo, gli stage di danza presso la Casa della gioventù, aperta a tutti gli studenti, e la spensieratezza dei vent'anni.



Abbandonate le vie del centro, la situazione cambia: i simboli del comunismo spariscono per lasciare spazio alla sola povertà. Tolta la vetrina delle vie centrali, non ci sono altri segnali della svolta comunista, nessun tentativo di convincere la popolazione della scelta "giusta" intrapresa dal governo. Misere case accanto a campi e orticelli per la sussistenza familiare si alternano a qualche sparuta struttura industriale chiusa e ormai arrugginita. Le poche fabbriche della Moldova (soprattutto metallurgiche o estrattive) erano infatti concentrate nella regione oltre il fiume Dnestr. Ma dall'anno dell'indipendenza sono state abbandonate. Ed ora è tutto chiuso. L'unica insegna ricorrente su tutto il territorio transnistriano è anche l'unica parola non scritta in cirillico: Sherif. Sherif su pompe di benzina, banche, casinò e sulla maglietta della squadra di calcio di Tiraspol. La Sherif, infatti, è l'unica società accreditata in Transnistria a commerciare sul sedicente territorio nazionale e con l'estero. E guarda caso, dal momento che il figlio del presidente, oltre a essere il responsabile delle frontiere, ne è il maggior azionista, è di proprietà della famiglia Smirnov. Quest'anomalia, insieme alla presenza di auto di lusso, negozi della Puma e dell'Adidas e sfavillanti casinò, fanno nascere qualche dubbio sui principi di comunismo dell'autoproclamata repubblica.

Igor Smirnov, uomo d'affari della nomenclatura russa, oggi sessantenne, è giunto a Tiraspol nel 1986 a capo di un'importante "fabbrica del popolo". Nel 1991 si è fatto eleggere presidente, e da quel giorno regna incontrastato sul Paese. Tra le sue opere per il popolo, la costruzione di uno stadio con sette campi coperti e riscaldati a pochi chilometri dalla capitale, per far giocare la "famosa" squadra denominata (guardacaso…Wink Sherif Tiraspol. In mezzo a misere case e campi incolti, svettano le torrette dei fari di illuminazione e le avveniristiche cupole di copertura dei green. La squadra, di proprietà di un fedelissimo della famiglia Smirnov, l'anno passato ha vinto il campionato moldovo. E si avvia a vincerlo anche quest'anno.

Ma i contatti tra i due "mondi", la Moldova e la Transnistria, si limitano al gioco del calcio. Tanto che per provocare il governo ufficiale, circa due anni fa le autorità di Tiraspol hanno fatto sparire un intero treno merci proveniente da Odessa, in Ucraina, e diretto a Chisinau, mentre transitava sul "loro" territorio. Costringendo il macchinista a tornare a Chisinau a piedi. E pochi mesi dopo hanno letteralmente tagliato i binari della stessa linea che collega la Moldova all'Ucraina. A cavallo tra il 2003 e il 2004 poi, le autorità di Tiraspol hanno bloccato le comunicazioni dei telefoni cellulari moldovi per sette mesi, minacciando di non riattivarle fino a quando la televisione nazionale di Chisinau non avesse smesso di trasmettere sulla Transnistria. "Regolarmente" coperta dal canale televisivo della tv transnistriana, neanche a dirlo, di proprietà del presidente Igor Smirnov. Alla fine le autorità di Chisinau hanno ceduto. E oggi, all'interno dell'autoproclamata Repubblica di Transnistria è possibile vedere unicamente la televisione di regime.



Una situazione di continua tensione, funzionale allo svolgimento di qualsiasi tipo di traffico illecito. Secondo le testimonianze degli inquirenti Onu e degli operatori delle poche ong operanti sul territorio transnistriano, Tiraspol sarebbe un porto franco per traffici di armi ed esseri umani, soprattutto donne. E se sugli enormi arsenali russi rimasti nella regione moldova oltre il fiume Dnestr, alcuni dei quali costruiti sotto terra e segnalati dalle numerose bandiere russe, si hanno pochissime informazioni, sui traffici di esseri umani qualcosa trapela: «Abbiamo intercettato su un sito Internet registrato in Transnistria - racconta Ilie Zabica, responsabile moldovo del progetto per donne vittime della tratta in corso a Tiraspol, a cura della fondazione Regina Pacis di Lecce - un'offerta di mille dollari al mese indirizzata a ragazze disposte a lavorare a Cipro [nell'ambiente della prostituzione, nda]. È della Lady Tour, agenzia con sede presso un albergo di Tiraspol, situato di fronte al Palazzo del governo. I loro operatori riescono a ottenere documenti di espatrio russi, ucraini e moldovi». La fondazione Regina Pacis ha denunciato l'agenzia alle autorità transnistriane. E per tutta risposta, la polizia locale ha denunciato loro. Con buona pace della Lady Tour, che continua a guadagnare gran soldi alle spalle delle ragazze, spesso ignare dell'avventura a cui vanno incontro.







Un nodo da sciogliere per l’Unione Europea

di Maurizio Dematteis (Volontari Per Lo Sviluppo )



Nel 1941 la Repubblica indipendente di Moldova (modesta porzione della più vasta regione geografica della Moldavia, in parte compresa tra i confini della Romania) viene invasa dalle truppe tedesche e annessa alla Romania filo nazista del generale Ion Antonescu. Alla fine della Seconda guerra mondiale la piccola repubblica è assegnata all'Urss dal Congresso di Yalta, diventando la Repubblica socialista sovietica più prossima all'Europa.

Nel 1991, dopo il lento cammino della perestrojka di Michael Gorbaciov, la Moldova ottiene l'indipendenza da Mosca. Ma lo stesso anno la regione ad est, oltre il fiume Dnestr (la Transnistria, per l'appunto), comincia una guerra civile per affrancarsi dalla capitale Chisinau. Dopo qualche mese di sparatorie e oltre settecento morti sul campo, il capo del Cremlino in carica, Boris Eltsin, ordina alla Quattordicesima armata dell'esercito russo, comandata dal generale Alexander Lebed, di frapporsi tra i due eserciti in guerra: quello regolare di Chisinau e quello irregolare della Transnistria.

Oggi, a oltre quindici anni dalla guerra civile, l'esercito russo, con un'operazione "di pace" denominata Mc, tiene congelata la situazione, permettendo all'autoproclamata repubblica di sopravvivere, pur non essendo stata riconosciuta da nessun Paese al mondo, Russia compresa. Moldova e Ucraina hanno cominciato a far pressione sull'Europa per la soluzione della controversia. Lo scorso dicembre l'Unione ha inviato una cinquantina di osservatori lungo i 454 chilometri di confine della striscia transnistriana. E per la prima volta la è entrata in diretto contatto con un Paese fantasma nel cuore del continente.







La scheda

Naufraghi dell'Urss

di Maurizio Dematteis (Volontari Per Lo Sviluppo )



La popolazione della Transnistria è composta per il 31% di moldavi, il 30,3 % russi e il 28,8% ucraini. Circa la metà degli abitanti è emigrata all'estero per lavoro, in prevalenza in Russia, Ucraina o Paesi europei. Il salario medio pro-capite è compreso tra i 15 e i 30 euro. Le poche fabbriche che sopravvivono sono esemplari della vecchia industria pesante sovietica, come la fabbrica di munizioni di Tighina (o Bender) o quella di acciaio di Riunita (artefice di circa il 50% del reddito dell'autonominata Repubblica). C'è anche però una distilleria nota fra gli intenditori di vodka, la Kvint di Tiraspol. Infine la Compagnia Sheriff, di proprietà della famiglia del presidente Smirnov, presente in tutti i tipi di business del paese (dalla benzina alle banche, dai supermercati alla telefonia) e unica realtà accreditata a commerciare con l'estero. Accanto alle attività economiche legali, esiste poi un redditizio mercato nero specializzato in combustibili, armi ed altri tipi di contrabbando. Tanto che, per fare un esempio, recentemente una parte dei settanta lancia missili terra-aria russi presenti nel paese sono spariti dal centro di stoccaggio. E gli ufficiali responsabili non riescono a ritrovarli.


c'è molto molto altro basta girare in rete,..ma chi lo conosceva???
[Immagine: 1523773_10151975495315765_744383259_o.jpg]
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#2
Conoscevo questa realtà, tenuta volutamente taciuta perché fa comodo a molti...
"La Sardegna. Questa terra non somiglia a nessun altro luogo"D.H. Lawrence

"QUI VIGE L'UGUAGLIANZA: NON CONTA UN CAZZO NESSUNO!" cit.

"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere"
Bertolt Brecht
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#3
devo ammettere che non conoscevo minimamente questa vicenda!
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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#4
secondo la persona, di lì originaria e residente, che vive con mio padre novantenne,..il film "educazione siberiana" comincia lontanamente a dare un'idea di cosa succede in Transistria!.....ma io non l' ho visto,non posso giudicare,......ho solo nelle orecchie ore e ore di racconti .:facepalm:
[Immagine: 1523773_10151975495315765_744383259_o.jpg]
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#5
rjk Ha scritto:secondo la persona, di lì originaria e residente, che vive con mio padre novantenne,..il film "educazione siberiana" comincia lontanamente a dare un'idea di cosa succede in Transistria!.....ma io non l' ho visto,non posso giudicare,......ho solo nelle orecchie ore e ore di racconti .:facepalm:

Leggi il libro, merita...
"La Sardegna. Questa terra non somiglia a nessun altro luogo"D.H. Lawrence

"QUI VIGE L'UGUAGLIANZA: NON CONTA UN CAZZO NESSUNO!" cit.

"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere"
Bertolt Brecht
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