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Stato-mafia, accolto ricorso di Napolitano. "Le intercettazioni vanno distrutte"
#1
L'impressione è che al di là delle motivazioni giuridiche, abbia prevalso la ragion di stato. Napolitano in virtù della sua carica "non poteva" avere torto perché avrebbe generato uno sconquasso istituzionale non da poco, per non parlare del danno alla nostra immagine internazionale.
Una volta uscite le motivazioni della sentenza mi piacerebbe sentire l'opinione di [MENTION=2209]Senmut[/MENTION] per capire se la sentenza è una forzatura come appare a molti osservatori.
Indipendentemente dalla fondatezza giuridica, in ogni caso, lascia sconcertati l'assoluta mancanza di trasparenza delle nostre istituzioni. Non riesco a trovare un solo motivo legittimo per cui un privato cittadino (Mancino) possa chiedere ed ottenere l'intervento del Presidente su questioni di criminalità organizzata.


Stato-mafia, accolto ricorso di Napolitano. "Le intercettazioni vanno distrutte" - Repubblica.it
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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#2
spritz82 Ha scritto:L'impressione è che al di là delle motivazioni giuridiche, abbia prevalso la ragion di stato. Napolitano in virtù della sua carica "non poteva" avere torto perché avrebbe generato uno sconquasso istituzionale non da poco, per non parlare del danno alla nostra immagine internazionale.
Una volta uscite le motivazioni della sentenza mi piacerebbe sentire l'opinione di [MENTION=2209]Senmut[/MENTION] per capire se la sentenza è una forzatura come appare a molti osservatori.
Indipendentemente dalla fondatezza giuridica, in ogni caso, lascia sconcertati l'assoluta mancanza di trasparenza delle nostre istituzioni. Non riesco a trovare un solo motivo legittimo per cui un privato cittadino (Mancino) possa chiedere ed ottenere l'intervento del Presidente su questioni di criminalità organizzata.


Stato-mafia, accolto ricorso di Napolitano. "Le intercettazioni vanno distrutte" - Repubblica.it

Non so cosa ne pensi Senmut, io quando fu sollevato il Conflitto di Attribuzione da parte della Presidenza della Repubblica mi rispecchiavo nei contenuti di questo articolo del Prof. Gustavo Zagrebelsky:

Napolitano, la Consulta e quel silenzio sulla Costituzione - Repubblica.it

Non ho cambiato opinione: il Presidente Napolitano, sollevando quel Conflitto, sulle prerogative conferitegli dall'art. 90 della Costituzione, ha commesso una gravissima imprudenza istituzionale e un gravissimo errore di opportunità politica...

La Sentenza, indipendentemente dal contenuto, non potrà comunque essere una "forzatura", visto che il "vuoto" non si può forzare... bisognerebbe però capire se certi "vuoti", contenuti nel dettato costituzionale, convenga riempirli ricorrendo alla Consulta oppure facendo ricorso (come nella normale dialettica politica) al potere legislativo e quindi al Parlamento e dunque, infine, a una Legge costituzionale... questo secondo me è uno di quei casi in cui sarebbe stato assolutamente inopportuno il ricorso alla Corte costituzionale e forse la questione non era nemmeno così urgente da dover essere risolta per via legislativa, bastava semplicemente lasciar stralciare e distruggere, alla stessa Procura di Palermo, tramite procedimento ordinario, l'intercettazione del Presidente della Repubblica e quindi evitare di sollevare qualsiasi Conflitto di attribuzione.

Ora, per effetto di questa sentenza della Corte Costituzionale, ci troveremo ora con un Capo dello Stato con delle prerogative anomale e quasi inedite, tipiche più di un monarca che del Presidente di una Repubblica democratica... il dubbio è che il vuoto sia stato riempito, ma riempito nel modo peggiore e più pericoloso per la stessa democrazia.
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#3
Vavoldy Ha scritto:Non so cosa ne pensi Senmut, io quando fu sollevato il Conflitto di Attribuzione da parte della Presidenza della Repubblica mi rispecchiavo nei contenuti di questo articolo del Prof. Gustavo Zagrebelsky:

Napolitano, la Consulta e quel silenzio sulla Costituzione - Repubblica.it

Non ho cambiato opinione: il Presidente Napolitano, sollevando quel Conflitto, sulle prerogative conferitegli dall'art. 90 della Costituzione, ha commesso una gravissima imprudenza istituzionale e un gravissimo errore di opportunità politica...

La Sentenza non è comunque una "forzatura", visto che il "vuoto" non si può forzare... bisognerebbe però capire se certi "vuoti", contenuti nel dettato costituzionale, conviene riempirli e francamente ne dubito. Ora, per effetto di questa sentenza della Corte Costituzionale, ci troveremo ora con un Capo dello Stato con delle prerogative anomale, tipiche più di un monarca che del Presidente di una Repubblica democratica... il dubbio è che il vuoto sia stato riempito, ma riempito nel modo peggiore e più pericoloso per la stessa democrazia.

Avevo letto anch'io l'autorevole opinione di Zagrebelsky nella quale mi riconosco totalmente per questioni di opportunità politica e di bilanciamento dei poteri, senza entrare nel merito giuridico su cui non ho le basi per poter parlare. E neanche a dirlo, sono pienamente d'accordo con te. Sentenza rischiosa che ha sancito l'impunità assoluta e la deresponsabilizzazione assoluta della carica. In un paese come il nostro, con una lunga storia anche recente di intrecci torbidissimi tra criminalità, politica, terrorismo, mi sembra pericoloso e dannoso.
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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#4
spritz82 Ha scritto:L'impressione è che al di là delle motivazioni giuridiche, abbia prevalso la ragion di stato. Napolitano in virtù della sua carica "non poteva" avere torto perché avrebbe generato uno sconquasso istituzionale non da poco, per non parlare del danno alla nostra immagine internazionale.
Una volta uscite le motivazioni della sentenza mi piacerebbe sentire l'opinione di [MENTION=2209]Senmut[/MENTION] per capire se la sentenza è una forzatura come appare a molti osservatori.
Indipendentemente dalla fondatezza giuridica, in ogni caso, lascia sconcertati l'assoluta mancanza di trasparenza delle nostre istituzioni. Non riesco a trovare un solo motivo legittimo per cui un privato cittadino (Mancino) possa chiedere ed ottenere l'intervento del Presidente su questioni di criminalità organizzata.


Stato-mafia, accolto ricorso di Napolitano. "Le intercettazioni vanno distrutte" - Repubblica.it

La penso esattamente come voi e quindi, una volta ogni tanto, faccio quello che tace. Pur rispettando questa sentenza (al pari di tutte le altre), resto in attesa delle motivazioni per poterla analizzare e criticare a dovere.

Non nascondo, tuttavia, che faccio fatica a reperire spunti per ragionamenti giuridici, anche logico-deduttivi, che portino agevolmente ad un simile esito.

Quanto sostenuto da Vavoldy, che richiama l'autorevole parere di Zagrebelsky, è senza dubbio condivisibile. Io, tuttavia, vedo una vera e propria forzatura che va oltre il confine dell' "autonomia interpretativa costituzionalmente vincolata della Corte" fino a sfociare, miserevolmente, nel campo minato della mera opinione. Sono parole un po' forti che, tuttavia, rendono il senso dello stupore.

Credo si sia scritta l'ennesima brutta pagina del lungo capitolo della trattativa Stato-mafia.
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#5
Senmut Ha scritto:La penso esattamente come voi e quindi, una volta ogni tanto, faccio quello che tace. Pur rispettando questa sentenza (al pari di tutte le altre), resto in attesa delle motivazioni per poterla analizzare e criticare a dovere.

Non nascondo, tuttavia, che faccio fatica a reperire spunti per ragionamenti giuridici, anche logico-deduttivi, che portino agevolmente ad un simile esito.

Quanto sostenuto da Vavoldy, che richiama l'autorevole parere di Zagrebelsky, è senza dubbio condivisibile. Io, tuttavia, vedo una vera e propria forzatura che va oltre il confine dell' "autonomia interpretativa costituzionalmente vincolata della Corte" fino a sfociare, miserevolmente, nel campo minato della mera opinione. Sono parole un po' forti che, tuttavia, rendono il senso dello stupore.

eh già. L'impressione che mi ero fatto io leggendo vari giuristi e che vedo che anche tu confermi, è che si sia trattato di una sentenza puramente politica. Il presidente della repubblica (minuscolo voluto) semplicemente non poteva perdere.



Citazione:Credo si sia scritta l'ennesima brutta pagina del lungo capitolo della trattativa Stato-mafia.

e mi sa che è proprio così. Evidentemente ci sono troppi segreti inconfessabili che non possono essere rivelati. Da cittadino provo disgusto, profondo disgusto e sfiducia profondissima nel nostro stato marcio fino alle fondamenta.
Non so che senso abbia avuto che Borsellino e Falcone e le loro scorte abbiano sacrificato la vita in nome di uno stato che li ha traditi e probabilmente ne ha agevolato se non partecipato attivamente all'assassinio.

vergogna Napolitano, vergogna. A costo di votare Grillo (che non sopporto), rifiuto di dare il mio voto ai partiti che si sono fatti complici di questo silenzio omertoso.
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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