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Stangata post referendum: l'acqua aumenta del 3,5 per cento
#1
I sindacati: «Aumenti inopportuni»
E i Comuni pronti a tagliare su Hera

Un nuovo aumento delle tariffe dell'acqua (il 3,5%) e la copertura del costo dell’investimento del 5%. Sono queste le proposte che l’ufficio di presidenza di Ato, l’autorità d’ambito di Bologna che si occupa del servizio idrico, presenterà stamane ai vertici di Hera. Una sorta di exit-strategy per uscire dall’imbuto dei referendum che hanno abolito la remunerazione (al 7%) del capitale investito.

Da qui parte il piano che l’autorità d'ambito ha studiato. Perché se è vero che le consultazioni hanno cancellato quella norma, resta la possibilità da parte degli enti locali della semplice copertura dei costi (di gestione e finanziari) degli investimenti. Calcolando i tassi d'interesse, la percentuale sarebbe, più o meno, del 5 per tutti quegli impieghi, circa 16,5 milioni di euro, che la società ha messo in cantiere dal giorno dopo la chiusura dei seggi per i referendum. Per le opere precedenti alle consultazioni, oltre 10 milioni, continuerà la remunerazione al 7%. Fino a qui, gli effetti della vittoria dei sì.

Poi c’è la questione dell’indebitamento e dei consumi più bassi che hanno creato qualche problema ai conti di Hera. Per questo motivo l’Ato è intenzionata a un ulteriore aumento del 3,5% delle bollette dopo quello, della stessa entità, deciso lo scorso aprile. In tutto la crescita delle tariffe su base annua arriverà al 7%. Misure che l’Ato vorrebbe approvare nell’assemblea di mercoledì prossimo. e anticipate ieri ai sindacati dall’assessore provinciale all’ambiente, Emanuele Burgin, e dal sindaco di Minerbio, Lorenzo Minganti.

«Non è opportuna nessun aumento delle tariffe in questa fase - ha però attaccato Nadia Tolomelli della Cgil -. Non è possibile che chi consuma meno acqua sia costretto a pagare di più». Stessa musica dalla Cisl: «Siamo contrari a un aumento retroattivo che ignora il risultato politico del referendum», ha spiegato Fabrizio Ungarelli. «Bisogna correggere le tariffe per evitare che si accumulino sofferenze per Hera e per recepire l’esito del referendum», la spiegazione di Burgin.

Detto della posizione dei sindacati, resta da capire cosa ne penserà Hera che non pare molto propensa a stralciare le attuali condizioni della convenzione e la remunerazione al 7%. Perché, ripetono da settimane da viale Berti Pichat, i contratti stipulati si rispettano. Ma la cancellazione della remunerazione del capitale ha confuso le carte in tavola. In attesa che il parlamento approvi una nuova norma, gli enti locali pensano che passare al 5% sia l'unica soluzione possibile.
Stangata post referendum: l'acqua aumenta del 3,5 per cento - Corriere di Bologna
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