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Scandalo PD o P3 ?
#1
Silenzio. La P3 del Pd non esiste. Censura. Nessun Travaglio a parlare di malaffare di Bersani e soci nè Repubblica a dedicare titoli a caratteri cubitali per il super scandalo piddino. Brevissimi e poco incisivi articoli dedicati alle novità sull’inchiesta Enac-Pronzato. Cosa sarebbe successo se il pizzino con la lista di politici “corrotti” fosse stato legato al Pdl? Come mai la governatrice piddina dell’Umbria coinvolta in pieno nell’inchiesta non viene bastonata mediaticamente? Come mai non si azzanna la dirigenza democratica a proposito di un’evidente questione morale nel partito? Solo articoletti nella cronaca, il più delle volte nascosti per non scontentare Bersani e D’Alema, nominati più volte nelle carte. Ecco il metodo dell’occultamento delle magagne della sinistra da parte dei media.
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#2
Mente si allarga lo scandaloso fronte del “sistema P4”, con due alti ufficiali della Guardia di Finanza che avrebbero fatto sapere al faccendiere Luigi Bisignani, fulcro delle indagini della Procura di Napoli, di avere il telefono sotto controllo e si incrementa il numero di deputati pronti a votare il via libera per l’arresto dell’ex magistrato, oggi senatore Pdl, Alfonso Papa, che a Bisignani forniva notizie sui processi, con il vicepresidente della Giunta e relatore del caso, Francesco Paolo Sisto, che oggi svolgerà il suo intervento, cui farà seguito il dibattito e quindi il voto, esplode, a sinistra, uno scandalo analogo, con Vincenzo Morichini, amico e comproprietario della barca a vela di Massimo D’Alema, che ieri ha avuto la Finanza nella sede romana della sua società Soluzioni di Business srl. Secondo Il Giornale e Mentana su il Tg di La7, il pm romano Paolo Ielo, che da tempo sta indagando sugli appalti vinti da alcune società in affari con la Sdb, è particolarmente interessato all’attività di lobby svolta da Morichini, soprattutto dopo che il manager Pio Piccini ha svelato il sistema con cui l’imprenditore amico di D’Alema lo introduceva negli ambienti giusti, nel caso in cui la sua impresa fosse stata effettivamente favorita.
Il nuovo filone di indagine deriva da quello su presunte irregolarità negli appalti assegnati dall’Enav a Selex Sistemi Integrati, del gruppo Finmeccanica, tramite l’affidamento diretto, senza ricorrere ad una gara pubblica (anche se sia l’Enav che Finmeccanica sarebbero estranee a questi nuovi accertamenti). Non è la prima volta che il nome di D’Alema è coinvolto in uno scandalo. Oltre alle “case d’oro” romane, di alcuni anni fa, si ricorderà, a settembre 2010, l’arresto di Flavio Fasano, suo fedelissimo, avvocato, ex sindaco Pd di Gallipoli (Le) ed ex assessore provinciale ai lavori pubblici, per episodi di corruzione avvenuti nel 2008 e nel 2009. E, sempre D’Alema, è stato coinvolto nella questione P4 con Verdini, Letta e gli altri, sicchè il suo “possibilismo” circa il controllo delle intercettazioni, riportato in auge da Angiolino Alfano, segretario in pectore del Pdl e ministro della giustizia, con la riproposta della ripresa dell’iter parlamentare per la legge che sollevò la ribellione di Fini e accelerò la spaccatura in seno al partito di maggioranza, appare per lo meno sospetto.

Se è vero che, come scrive Peppino Caldarola, lo scontro sulle intercettazioni assomiglia alla polemica sui pentiti di un decennio fa, quando il centro-destra voleva eliminarli e la magistratura, pur riconoscendo l’esistenza di problemi, ne difendeva l’utilità, è anche vero che gli schizzi di scandali vari colpiscono e infangano ora e largamente la sinistra e lo fanno molto più gravemente che in passato. Il paradosso del dibattito di queste ore, sta nel fatto che non si discute su come correggere la rotta punendo coloro che si sono fatti etero-dirigere, ma cercando, in modo bi-partisan, di mettere la sordina allo scandalo con una legge-bavaglio, con un comportamento che sfiora il ridicolo (o il tragico), con il tentativo di un decreto del governo durato un solo pomeriggio.
Ieri Massimo D’Alema è stato investito da una bordata di fischi, alla Festa democratica di Bergamo, con slogan e sfottò che gli chiedevano, fra l’altro, di prendere posizione sugli scontri avvenuti in Val di Susa tra i manifestanti no-Tav e la polizia e l’immancabile “dicci qualcosa di sinistra”. E non basta. Nell’inchiesta che coinvolge l’uomo di D’Alema, spunta anche un uomo di Bersani: Franco Pronzato, arrestato ieri, sconosciuto (come Bisignani) ai più, ma molto noto nelle stanze che contano del Pd, ex braccio destro di Bersani e responsabile del settore trasporto aereo.
Bersani ora non è più l’uomo di paglia di D’Alema e, invece, guida davvero il partito e sogna, dopo che a Pontida Umberto Bossi ha difeso la sua decisione di non aprire la crisi di governo sostenendo che se si andasse a votare oggi vincerebbe la sinistra, di portare gli eredi del Pci, Pds e Ds, nella mitica stanza dei bottoni che tanto suggestionava Pietro Nenni. Ma il fatto è che la sinistra non ha meno problemi della destra, è divisa, lacera, infangata, macilenta, senza unità, credibilità ed idee. Se Bossi, anche dopo le dichiarazioni di ieri sulla tenuta del governo, ha innescato il sogno dell’accoppiata Bersani-D’Alema ai vertici dello stato, i fatti del doppio coinvolgimento di uomini-chiave in uno scandalo analogo a quello della P4 (si parlerà di unaP5?), raffredda e raggela fortemente gli animi. Per esempio, chi mai oggi, anche nell’elettorato di sinistra, direbbe sì all’ipotesi di un Bersani capo del governo e del mitico “baffino”, il giovane pioniere di Palmiro Togliatti, l’esponente del Pci iscritto fin da ragazzo alla direzione del partito, il liquidatore di Natta, Occhetto e Veltroni, il bombardatore di Belgrado in nome di Cossiga e per conto degli Usa, il Virgilio dello stesso Bersani, succedere a Giorgio Napolitano alla scadenza del settennato?
Oltre agli scandali l’Italia ha problemi di tenuta, di credibilità struttura. Il Financial Times di ieri, dice che il nostro sistema bancario, ad esempio, vacilla, il nostro debito pubblico è il quarto nel mondo, i titoli di stato debbono riconoscere interessi sempre crescenti e non si vedono speranze o idee di vera ripresa, con invece un aumento crescente di indigenza, disoccupazione e sfiducia disperante, soprattutto giovanile. Ma nonostante questo, la politica garantisce se stessa e Tremonti vara una manovrina edulcorata ed inefficace, di appena 1,5 miliardi, laddove ne boccerebbero più di 40 (rinviata a fra quattro anni), perché circolavano voci di una sua sostituzione ed ha deciso che più che salvare il Paese occorre, ora, salvare se stesso. L’Italia è in fibrillazione e stagnazione ed il rigorosissimo Tremonti, aggiusta le cose solo perché non ha alcun interesse a strappare ora che rischia di essere messo in disparte. Insomma, su un totale di 47 miliardi, solo 7 riguardano il biennio 2011-2012 e non si vede come e per quale miracolo, l’Italia, a un passo da Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda, possa spendere in soli due anni i 40 miliardi restanti. Oltre ad un giro di vite alle “pensioni d’oro”, la manovra illustrata da Tremonti al prevertice con i ministri, ha come obiettivo l’inizio di un ciclo di "spending review", mirata alla "definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato". Per incentivare i funzionari pubblici a un miglior utilizzo delle risorse disponibili, il decreto cancella dal 2012 tutte le norme che dispongono la conservazione dei residui passivi, cioé le somme stanziate ma non spese dalla pubblica amministrazione, che al momento possono essere utilizzate nell'esercizio successivo e valgono oltre 100 miliardi, secondo le stime della Corte dei Conti. E’ prevista, inoltre, una riduzione di 3,5 miliardi tra 2012 e 2020 della dotazione del fondo strategico a sostegno dell'economia reale, gestito da Palazzo Chigi e comunemente chiamato fondo Letta, mentre resta, per volontà della Lega, che dovrà vedersela con il suo elettorato circa l’ipotesi di aumento dell’età pensionabile, una modifica del patto di stabilità, con più possibilità di spesa, per i comuni virtuosi.
Dice Pier Luigi Bersani, mentre come un autentico leader si accende un mezzo toscano nel piazzale di Montecitorio, che il governo lascia a “chi è più capace” un regalino da 40 miliardi, ma non sembra affatto angosciato dal fatto che, se il centrosinistra vincesse al prossimo giro, dovrebbe farsi carico dello sforzo più grande, mentre si dice preoccupato, da vero statista, per la figura che possiamo fare in Europa. Sentenzia acuto e convintissimo, che per ridurre seriamente il debito bisogna far ripartire la crescita con una serie di misure ad hoc, ma, naturalmente, nulla precisa su quali e quante misure ha in mente, aspettando che nel 2013 si compia il miracolo di un aumento del Pil del 10%.
In carcere, ieri, oltre a Pronzato, sono finiti anche tre imprenditori: Giuseppe Smeriglio, Riccardo e Viscardo Paganelli, titolari questi ultimi della Rotkopf, secondo gli inquirenti agevolati dal componente del cda dell’Enac nell’ottenimento del Coa, il certificato di operatore aereo necessario per la partecipazione alla gara, e di un ulteriore certificato, il Cola. E Bersani si limita a dire dell’amico e collaboratore “spero che dimostri la sua estraneità”. Poca cosa davvero di fronte alla gravità della situazione, segno di una personalità che oltre che sperare non riesce a fare molto altro.

Pd, Inguaiati fino al collo tra scandali e arresti - di Carlo Di Stanislao
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#3
BOBVIC Ha scritto:Silenzio. La P3 del Pd non esiste. Censura. Nessun Travaglio
cazzata, "il Fatto" di Travaglio ne parla ampiamente
Caldarola:

Furbetti e faccendieri di rito dalemianoGli amici del leader poi finiti nei guai | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il F
atto Quotidiano


Caduta massoni, Valori & C.E D’Alema è gran cerimoniere | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/...9D/136050/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/...ni/141410/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/...-2/125134/
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#4
BOBVIC Ha scritto:Silenzio. La P3 del Pd non esiste. Censura. Nessun Travaglio a parlare di malaffare di Bersani e soci nè Repubblica a dedicare titoli a caratteri cubitali per il super scandalo piddino. Brevissimi e poco incisivi articoli dedicati alle novità sull’inchiesta Enac-Pronzato. Cosa sarebbe successo se il pizzino con la lista di politici “corrotti” fosse stato legato al Pdl? Come mai la governatrice piddina dell’Umbria coinvolta in pieno nell’inchiesta non viene bastonata mediaticamente? Come mai non si azzanna la dirigenza democratica a proposito di un’evidente questione morale nel partito? Solo articoletti nella cronaca, il più delle volte nascosti per non scontentare Bersani e D’Alema, nominati più volte nelle carte. Ecco il metodo dell’occultamento delle magagne della sinistra da parte dei media.
citiamo le fonti :
Lo scandalo della corruzione nel Pd che i giornali censurano

http://www.ilfazioso.com/
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#5
Il patron della compagnia aerea Rotkopf ha risposto alle domande dei pm su Pronzato e Morichini. Dopo l'annotazione su "K. Marini" (il cognome è quello della presidente Regione Umbria), coinvolto anche il parlamentare europeo Gualtieri che smentisce: "Mai conosciuto"

Quattro ore di interrogatorio nel carcere di Regina Coeli a Roma per l’imprenditore Viscardo Paganelli, arrestato per le mazzette al consigliere dell’Enac di area Pd, Franco Pronzato. Il pm Paolo Ielo ha secretato le sue risposte perché Paganelli ha messo a verbale nomi nuovi e raccontato fatti inediti sui suoi rapporti con la politica e con il Pd in particolare. Il patron della compagnia aerea Rotkopf Aviation, dopo avere raccontato al Gip, la scorsa settimana, di avere pagato mazzette per vincere la gara dell’Enac per il collegamento con l’isola d’Elba, dopo avere confermato i 5 passaggi aerei a Massimo D’Alema nel 2010, ha risposto a tutte le domande di Ielo.
Il pm stavolta non si è limitato a chiedergli conto dei 40 mila euro consegnati al lobbista amico di Massimo D’Alema, Vincenzo Morichini, perché li desse a Pronzato. Al centro dell’interrogatorio stavolta è finito il celebre “pizzino” sequestrato nei suoi uffici. L’imprenditore romano accanto agli 89 mila e 900 euro pagati e regolarmente registrati con tanto di contratto di lobby ufficiale, alla Sdb di Vincenzo Morichini, aveva infatti una contabilità parallela nella quale aveva annotato sette pagamenti, talvolta in nero e talvolta regolari, a politici ed enti per un importo totale di circa 200 mila euro.

Per chiarire il senso di quel foglietto sono volate domande come “ci spiega l’annotazione K. Marini 20.000? C’entra forse qualcosa il presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, che ha negato qualsiasi rapporto con lei?”. Oppure “Che vuol dire Gualtieri 15.000?, c’entra forse qualcosa l’omonimo europarlamentare del Pd?”. E poi: “I soldi regolarmente registrati sotto la voce Umbria jazz sono gli stessi annotati sotto la dicitura ‘K. Marini’?” E infine: “Chi ha pagato i voli di Massimo D’Alema nel 2010?”. Tra una domanda e l’altra i pm hanno fatto ascoltare a Paganelli le intercettazioni telefoniche e ambientali per rinfrescargli la memoria. “Il nostro assistito ha chiarito tutto e non si è tirato indietro di fronte a nessun nome”, spiegano i suoi avvocati Pasquale Bartolo e Severino D’Amore, senza aggiungere una parola di più. I voli di D’Alema, secondo la versione fornita al pm sarebbero stati in qualche modo annotati come crediti da pagare e dunque, formalmente dal punto di vista di Paganelli, non gratuiti.

Tra i nomi del pizzino, l’ultimo rivelato ieri dal Messaggero è quello di Roberto Gualtieri. “Io non conosco Paganelli” , replica Gualtieri, “e ovviamente non ho ricevuto un euro. Ho dato mandato ai miei legali per tutelarmi legalmente”. Paganelli, a suo dire, avrebbe consegnato i soldi a Morichini perché il lobbista gli avrebbe consigliato di fare questa sorta di investimento su alcuni politici emergenti nel Pd per il futuro. Ma Gualtieri replica: “Non ho ricevuto né denaro né aiuti per la mia campagna elettorale nemmeno da Morichini”.

Roberto Gualtieri fa parte del comitato di indirizzo di ItalianiEuropei. Il suo è l’ennesimo nome vicino a Massimo D’Alema e a ItalianiEuropei che appare negli atti dell’inchiesta. A partire dalla figura chiave del caso: Vincenzo Morichini, indagato per corruzione nei confronti di Franco Pronzato e raccoglitore ufficiale di fondi per la Fondazione Italianieuropei e prima ancora ex socio dell’Ikarus, la prima barca di D’Alema. L’amministratore della sua società, la Sdb che raccoglieva i fondi dagli imprenditori come Pio Piccini o Viscardo Paganelli (entrambi arrestati) che aspiravano a una corsia preferenziale per appalti e gare era Massimo Bologna, cugino per parte di madre di Massimo D’Alema. Per non parlare dei voli offerti dalla Rotkopf di Paganelli a D’Alema. La situazione imporrebbe uno sforzo di trasparenza al leader del Pd. Il Fatto Quotidiano da un mese ormai chiede alla Fondazione ItalianiEuropei di rendere pubblico l’elenco dei finanziatori. Persino l’europarlamentare Roberto Gualtieri, in linea di principio aderisce: “Sono per la trasparenza dei finanziamenti di tutte le fondazioni”, ma al momento i finanziatori restano segreti.

da Il Fatto Quotidiano del 5 luglio 2011
Mazzette-Enac: Paganelli parla, il Pd trema | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#6
[h=1]Appalti Enac: Paganelli conferma, a Pronzato 40mila euro[/h]
ANSA
http://www.ansa.it/web/notizie/collectio...26052.html
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#7
BOBVIC Ha scritto:[h=1]Appalti Enac: Paganelli conferma, a Pronzato 40mila euro[/h]
ANSA
Appalti Enac: Paganelli conferma, a Pronzato 40mila euro - Cronaca - ANSA.it
nessuna pietà verso i corrotti :furia:
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#8
Due fratelli, l'unico testimone morto e l'accusa di tre mazzette ai dalemiani, dalla privatizzazione Telecom a Tanzi. Dalle parole dell'imprenditore è nata l'inchiesta romana su appalti e contributi alla fondazione ItalianiEuropei

Due fratelli. Un incidente che uccide il testimone chiave. Accusatori che attribuiscono tre mazzette a politici e affaristi dalemiani. I nomi dei fratelli Sergio e Pio Piccini al Pd fanno venire la pelle d’oca. Dalle parole di Pio, il minore, è partita l’inchiesta dei pm romani Paolo Ielo e Giuseppe Cascini sulle mazzette ammesse da Vincenzo Morichini e Franco Pronzato, due amici di Massimo D’Alema. L’imprenditore toscano parla di un appalto da Finmeccanica di 8 milioni l’anno. Per ottenerlo (senza gara) ricorre a Morichini, amico di D’Alema, socio nello yacht Ikarus e procacciatore di finanziamenti per ItalianiEuropei. Pio spiega ai pm: “Se avessimo ottenuto l’appalto, avremmo versato il 5 per cento a Morichini e alla fondazione di D’Alema”. ItalianiEuropei smentisce. L’inchiesta chiarirà. I fratelli Piccini anni fa erano comparsi in altre due indagini accanto a esponenti del Pd. Inchieste finite con l’archiviazione. L’unico testimone d’accusa, Sergio Piccini (fratello maggiore), è morto in uno strano incidente.

Il primo incrocio tra i nomi di Sergio Piccini e D’Alema in un verbale risale al 2002, quando i carabinieri su delega del pm napoletano Marco Del Gaudio registrano la testimonianza di Giampiero Antonioli, esperto di telecomunicazioni. Il suo nome rispunterà nel 2005, sarà uno dei tre spiati (con Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo) dagli investigatori privati Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo del Lazio gate. Antonioli viene sentito in un’indagine sulle associazioni dei consumatori, ma parla di Parmalat e Telecom Italia, della leggendaria super-tangente che il centrosinistra avrebbe incassato per la privatizzazione Telecom avvenuta sotto il governo D’Alema. La storia non ha trovato riscontri giudiziari.

Gli investigatori valutano con cautela le affermazioni di Antonioli, che potrebbe covare risentimento verso i Piccini. Dopo il crac Parmalat, le sue dichiarazioni vengono rivalutate: questo signore nel 2002 aveva riferito circostanze confermate due anni dopo dall’indagine di Parma, come il ruolo di “ufficiale pagatore della politica” di Sergio Piccini o i suoi rapporti con Nicolò Pollari. “Piccini è una persona chiave che ha gestito rapporti finanziari del gruppo Telecom. Sergio diventò braccio destro di Tanzi. Ha gestito interessi colossali”. Antonioli parla del network di relazioni di Sergio Piccini (in parte, secondo Antonioli, ereditato da Pio), cita “Mastella, Cossiga, D’Alema”. Descrive “un rapporto di affari molto serio con D’Alema attraverso London Court”, di cui era alla guida Fabio De Santis (socio di Ikarus e amico del presidente pd). Antonioli aggiunge: “Sergio ha lasciato a Pio le chiavi dei conti riservati, cifrati e documentazione sui rapporti con politici. Pio tiene i rapporti che teneva Sergio”. Antonioli riferisce poi che Sergio incontrava il dirigente dei servizi Nicolò Pollari, cercava di scoprire se c’erano indagini sul suo ruolo in Telecom. “Pio Piccini tiene i rapporti con Pollari e so che due o tre mesi fa ha conosciuto Licio Gelli insieme con un amico di Sergio che dice: sono agente Cia in Italia”.

Poi Antonioli tira la bomba: “Loro (Piccini, ndr) affermavano di aver avuto una parte organizzativa nella ventilata mega tangente che Colaninno e i suoi finanziatori hanno pagato ai Ds, a D’Alema e Violante. Sergio era una persona serissima… non ha mai mentito su queste cose”. Prove? Nessuna. I carabinieri del Nucleo di Roma, dopo il crack Parmalat, si ritrovano in mano quelle dichiarazioni esplosive. Per riscontrarle chiedono di intercettare Antonioli, Pio Piccini e il suo socio Nicola Catelli. Scoprono i rapporti tra una società dei Piccini (usata da Tanzi come veicolo di finanziamenti) e Il manifesto. Tutto finisce nel calderone dell’inchiesta di Parma e poi in archivio. Come gli atti, richiesti dalla Procura di Parma, sulla morte di Sergio, avvenuta nel 2000 in un incidente d’auto (sei mesi prima era scampato a un incidente su un jet privato).

Ma c’è un terzo incrocio tra gli uomini del Ds-Pd e Sergio Piccini: ruota intorno al “canestro delle mazzette di Tanzi ai politici” e al dalemiano Claudio Burlando, l’uomo che ha portato a Roma Franco Pronzato (consigliere Enac e dirigente Pd arrestato). A parlarne, nel 2005, è Tanzi. I pm di Roma aprono un’inchiesta. Tanzi riferisce di tangenti legate alla joint-venture Ecp. Un’operazione che, secondo i pm di Parma, voleva scaricare sulle Ferrovie i debiti delle società turistiche dei Tanzi (gruppo Itc&P). Tanzi indica Piccini, allora presidente di Itc&P, come intermediario. Nemmeno Tanzi ricorda quali pagamenti furono effettuati. Comunque le Ferrovie varano la joint-venture con Tanzi, che tra il 12 marzo e il 28 giugno 1996 fa confluire nella società mista, per un valore di 108 miliardi di lire certificato dal perito Emanuele D’Innella, le sue aziende turistiche in passivo, secondo l’ accusa, per 692 miliardi. E qui entra in scena il centrosinistra. Cambia il governo e, racconta Tanzi, “Piccini mi disse di aver pagato anche il neoministro Burlando, mi parlò di un miliardo di lire… Mi recai al ministero per ringraziarlo del suo positivo interessamento. In quella visita di cortesia Burlando mi confermò di aver condiviso l’operazione”.

Burlando nega ogni accusa, annunciando denunce (non presentate). Oggi ricorda: “Le trattative si conclusero il 10 maggio ‘96, mentre io sono diventato ministro il 18 maggio ’96 e qualche giorno dopo abbiamo sciolto la joint venture”. L’inchiesta si concluse con un’archiviazione. Contro Burlando c’erano solo le parole di Tanzi. L’unico possibile testimone, Sergio Piccini, era morto con i suoi segreti.

di Marco Lillo e Ferruccio Sansa

da Il Fatto Quotidiano del 6 luglio 2011
Inchiesta sugli appalti aerei I Piccini che fanno paura al Pd | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
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#9
Sarmatico Ha scritto:cazzata, "il Fatto" di Travaglio ne parla ampiamente
Caldarola:

[URL="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/lui-esperto-navigatore-ne-e-sempre-uscito/131134/"]Furbetti e faccendieri di rito dalemianoGli amici del leader poi finiti nei guai | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il F
atto Quotidiano[/URL]

Caduta massoni, Valori & C.E D’Alema è gran cerimoniere | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/caso-pronzato-nel-pizzino-c’e-anche-una-“k-marini”/136050/

Mazzette-Enac: Paganelli parla, il Pd trema | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/26/cari-d’alema-e-vietti-rischiate-il-disgusto-2/125134/
Uno dei motivi per cui l'anno prossimo "Annozero" non ci sarà...
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

La mia stazioncina meteo online (versione "quasi" definitiva)... Smile
http://rieticentrometeo.altervista.org

Terminillo.ORG Smile
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#10
BOBVIC Ha scritto:Silenzio. La P3 del Pd non esiste. Censura. Nessun Travaglio

Travaglio contro D’Alema, catfight sul Fatto
Sul Fatto di ieri Marco Travaglio aveva attaccato Massimo D’Alema per lo scandalo Enac e il corollario di una serie di “questioni morali” che negli ultimi tempi hanno funestato il Pd. Oggi è arrivata la lunghissima replica di D’Alema e la controreplica ancora di Travaglio

Travaglio contro D’Alema, catfight sul Fatto

ilfazioso.com la smetta di scrivere cazzate ...
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