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Piero Ostellino che deliri in prima pagina!!
#1
Incredibile articolo di Piero Ostellino sul corriere del Ticino. Uno spettacolo da lustrarsi gli occhi per le cazzate che spara questo "autorevole" giornalista.

dal corriere del ticino per abbonati
CdT.ch - Commenti CdT - Nell'Italia dei pesci in barile
di PIERO OSTELLINO - Tempo fa ero stato convocato da un ufficio giudiziario come «persona a conoscenza dei fatti». Non avevo la minima idea di quali fatti fossi a conoscenza, che avevano suscitato tale curiosità; né immaginavo che si volesse sapere da me qualcosa di cui ero eventualmente a conoscenza e che avevo taciuto nell’articolo sul «Corriere della Sera» che l’aveva suscitata. Poiché almeno di una cosa ero certo – di non aver commesso alcuna infrazione passibile di sanzione – ero andato all’appuntamento fiducioso che la questione si sarebbe risolta pacificamente. Come, poi, era puntualmente e ragionevolmente accaduto. Ero stato ricevuto da un signore gentile e disponibile, forse un funzionario della polizia giudiziaria, che, chiamandomi direttore – il titolo (semel director, semper director) che è attribuito a ogni direttore, in segno di rispetto per la storica e prestigiosa direzione del Corsera, anche dopo che l’ha lasciata – mi aveva chiesto cosa sapessi, oltre a ciò che avevo scritto. Avevo risposto che non c’era nulla di più, perché, altrimenti, se ci fosse stato, lo avrei scritto, e che, in ogni caso, le notizie che avevo riferito le avevo avute da amici dell’ambiente nel quale era nata l’occasione dell’articolo e nel quale circolavano apertamente. Il funzionario mi aveva congedato mostrandosi soddisfatto. Diversa, e opposta, era stata, invece – all’annuncio della convocazione e fino a quando non mi aveva visto tornare a casa – la reazione della mia famiglia. Era rimasta terrorizzata all’idea che, dietro la frase «persona a conoscenza dei fatti», ci fosse l’intenzione, di una parte della magistratura, di incriminarmi per qualcosa che avevo scritto sulla giustizia nel mio Paese.

Ho citato l’episodio che mi ha riguardato personalmente e dopo aver letto che la Procura di Milano ha deciso di indagare 45 persone – fra avvocati difensori, testimoni a discarico, ragazze delle cene di Arcore – in vari modi coinvolte in uno dei processi a Berlusconi, per due ragioni. La prima, prendendo a testimone la reazione della mia famiglia, per chiedermi, e chiedere, che razza di Paese sia mai l’Italia e sia diventata, agli occhi di molti italiani onesti e di comune buon senso, la sua amministrazione della giustizia, se è possibile che una semplice convocazione come «persona a conoscenza dei fatti» susciti il sospetto si tratti di un modo per incastrare un giornalista – con qualche accusa inventata alla bisogna – che ha scritto articoli critici sulla magistratura.(agli occhi di molti italiani onesti danno fastidio le prescrizioni, non le indagini e non credono che la magistratura possa inventarsi accuse alla bisogna. Piero sei egocentrico, la tua famiglia non rappresenta gli italiani onesti ma i figli e la moglie dell'Ostellino che saranno ossessionati dalla magistratura. A proposito Piero, per parlare così conosci qualche precedente di accuse inventate alla bisogna?) La seconda, perché – pur non conoscendone che parzialmente le motivazioni – la decisione della Procura di Milano di indagare tanta gente in qualche modo riconducibile a un suo inquisito a me è suonata maliziosamente così: «Guardate che a difendere il Cavaliere, a testimoniare in suo favore, o a partecipare alle sue cene, si corre il rischio di finire in seri guai giudiziari. Si diano, perciò, tutti una regolata». Insomma, una sorta di avvertimento vagamente intimidatorio, neppure troppo mascherato e non propriamente elegante (per la riforma della giustizia prossima ventura propongo di mettere il tetto massimo di indagati per inchiesta, così Piero non ti preoccupi più), da parte di chi è chiamato ad amministrare la giustizia, non a «farsi giustizia in causa propria». Dopo tale avvertimento c’è, però, da domandarsi se ci sarà ancora in giro un avvocato che voglia sobbarcarsi, ancorché per deontologia professionale, l’incarico di difendere Berlusconi; qualcuno disposto a testimoniare a discarico di eventuali accuse nei suoi confronti; qualcun altro che andrà ancora a cena ad Arcore. (non preoccuparti Piero che gli avvocati faranno a gara per salvare il silvio, il profumo dei soldi é irresistibile. Difendere B é un attrazione fatale, pensa che alcuni giornalisti dimenticano la deontologia professionale del loro mestiere e si improvvisano avvocati di B, con scarso successo però. B rimane l'imputato con il maggior numero di giornalisti che si vestono d'avvocati)Dove, per dovere di cronaca, dichiaro di non esserci mai andato e che non ci andrei, non avendo alcuna familiarità col padrone di casa e, tanto meno, con qualcuna delle sue commensali.

Non sono berlusconiano, come sanno tutti quelli che mi conoscono, e/o che leggono i miei articoli. Ciò non toglie, comunque, che mi considerino tale gli antiberlusconiani militanti che non si rassegnano all’incontrovertibile fatto che io, liberale, non sia anche antiberlusconiano, ma (solo) uno che scrive da liberale, e mi vorrebbero arruolare, a forza di insulti e di minacce, nell’antiberlusconismo militante(chiediti perchè se non sei Berlusconiano e nemmeno antiberlusconiano ad accusarti sono solo gli antiberlusconiani. Chi é che ti vuole arruolare Piero? Sarà mica Travaglio che vuole arruolare il soldato Piero!! ); che, oltre tutto, mi è del tutto estraneo quanto il berlusconismo. Ho già qualche difficoltà, anche come liberale, e non ho alcuna remora di bottega a dirlo pubblicamente ai lettori di un giornale svizzero, dato che me ne lamento, e anche piuttosto vivacemente, col direttore, se e quando capita, a vedere regolarmente pubblicati dal «Corriere della Sera» gli articoli che scrivo e puntualmente mando alla redazione. Probabilmente, accade perché le stesse accuse di berlusconismo e le stesse minacce che ricevo io sono inviate e pervengono anche al Corriere, che se ne preoccupa. Ma non è una buona scusante. Che accadrebbe, perciò, se finissi davvero indagato con la (falsa) accusa di proteggere, con i miei scritti, un delinquente, come, ormai, è consuetudinariamente definito il Cavaliere ? Sarei licenziato dal «Corriere della Sera» come «supposto berlusconiano»? Non lo credo. Il direttore non sarà un cuor di leone, ma non è neppure una carogna, o un irresponsabile, che si priverebbe di un giornalista seguito da alcune migliaia di lettori.(ahahhahahahahahahahhhhhhhhh!!!!!! ([I]Apprendiamo con piacere che per Piero Ostellino esiste il reato di "protezione giornalistica di Berlusconi". Per fortuna che come dici tu Piero, verresti giudicato innocente dalla suprema corte, per non aver commesso il fatto.) È, inoltre, un amico cui so costa, a volte, persino fatica, ma la fa, a difendermi, non dall’accusa di berlusconismo, bensì da quella di essere, diciamo così, troppo impegnativo con la mia costante professione di liberalismo e troppo diretto nelle mie critiche alle molte cose che non vanno in Italia, fra i tanti pesci in barile che navigano nelle acque, non sempre culturalmente e politicamente limpide, di certo conformista, per non dire ruffiano, giornalismo nazionale. Gli editori, se di qualcosa si curano, è che il Corriere che finanziano non sia scandalosamente da una parte o dall’altra del «caso Berlusconi» (troppo poco, direi) e vada bene, e di certo non sono influenzabili dalle chiacchiere messe in giro da certi esagitati «miliziani della politica».

E, allora, come concludere? Pur sapendo di correre il rischio di rifare professione di liberalismo integrale e intransigente, concludo con le parole scritte da un giovane liberale, dopo l’avvento al potere del fascismo e alla vigilia dell’aggressione che avrebbe subito da parte di una delle sue squadracce, Piero Gobetti: «Gli italiani sono fascisti od oppositori? La domanda è mal posta. Gli italiani possono fare la fronda oppositrice, senza essere oppositori. La maggioranza degli italiani è fascista solo in questo senso: che ha un’assoluta incompatibilità di carattere coi partiti moderni, coi regimi di autonomia democratica, con la lotta politica. Messi al bivio tra il governo attuale e un’ipotesi di governo futuro in cui i cittadini abbiano le loro responsabilità nella libera lotta politica, votano per Mussolini».(Piero mi spieghi la connessione tra l'articolo e questa conclusione? Non vedo il nesso...)
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