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Paleoclimatologia
#1
Ciao a tutti, anch'io come altri utenti provengo da altri lidi (qualcuno mi conoscerà) e sono stato invitato su questo forum per condividere certi argomenti. Riporto qui un mio tread; spero possa uscirne qualcosa di costruttivo.

Fare il confronto tra il clima attuale e il clima passato risulta sempre molto complicato, in primis per un fattore: la registrazione sperimentale dei dati avviene solamente da circa 160 anni (ca 1850); tutte le informazioni antecedenti sono dedotte da record storici, record geologici, biologici e astronomici : in questo caso parliamo di proxy ovvero di grandezze misurate che ne approssimano un’altra.
[Immagine: figura1n.png]
Come si può notare, le temperature della superficie sono aumentate maggiormente nell’emisfero nord e soprattutto nelle aree continentali, questo perché nell’emisfero Boreale le aree continentali sono in volume maggiore rispetto all’emisfero Australe e purtroppo la rete di rilevamento dei dati non è omogenea, al contrario è troppo concentrate in certe zone. Inequivocabile è comunque il trend di riscaldamento con un’accelerazione repentina negli ultimi 30 anni.
Ora entra in gioco il parametro più importante quando si effettuano studi di un certo tipo: la scala. Parlare di milioni di anni è differente dal parlare di 20 anni, ma questo verrà approfondito più avanti. E’ evidente come nel generale trend di crescita ci siano fluttuazioni dell’ordine dei 30 anni circa fra periodi caldi e freschi.
Un altro punto sul quale i sostenitori del GW si soffermano molto è la CO2:
[Immagine: figura2h.png]
La figura mostra l’andamento della curva di Keeling (lo studioso che nel 1958 iniziò il rilevamento della CO2 alle Hawaii) alle varie latitudini. Le fluttuazioni registrate sono più evidenti nell’emisfero nord e questo si collega a quanto detto in precedenza: maggior quantità di terre emerse si trovano nell’emisfero nord, maggior vegetazione e quindi un maggior interscambio di anidride carbonica nei cicli stagionali delle piante. Detto questo, il valore di CO2 di quasi 400ppm dei giorni nostri non era mai stato raggiunto e qui sorge spontanea la domanda chiave che tutti i climatologi al mondo si fanno: è nato prima l’uovo o la gallina? Se si osserva la curva della CO2, del CH4 e del riscaldamento (dedotto dal δ18O) vediamo che le curve sono praticamente sovrapponibili, quindi chi è la causa e chi è l’effetto?
[Immagine: figura3k.png]
Questi sono i problemi attuali, ma spesso per capire i problemi attuali e futuri vengono fatti studi sul passato.
Poco sopra è stato citato il parametro δ18O, il quale è un proxy importantissimo per ricavare le paleotemperature.
Nella maniera più semplice: il δ18O, ricavato da analisi su campioni, non stabilisce una misura diretta della paleotemperatura, ma semplicemente un’approssimazione data dal rapporto isotopico di 18O e 16O(isotopi stabili dell’ossigeno).
[Immagine: isotopi.jpg]

Nella formula è indicato “Sam” come abbreviazione di “Sample”, ovvero il rapporto isotopico misurato nel campione dell’esperimento; mentre SMOW (Standard Mean Ocean Water) è il valore di riferimento.
L’isotopo 16O è il più leggero, quindi il primo ad evaporare ed il primo a venir catturato nelle nevi e nei ghiacci. Il 18O al contrario è più pesante e quindi è il primo ad essere scaricato dalle nuvole durante le precipitazioni. Com’è quindi possibile ricavare indicazioni di paleotemperatura da questo rapporto isotopico?.
Nel caso in cui dall’equazione risulti un δ18O molto positivo vorrà dire che ci sarà una maggioranza di 18O (perché è al numeratore) quindi la maggior parte dell’ 16O (essendo il più abbondante sul pianeta) dovrà essere intrappolato da qualche parte, ovvero nelle calotte glaciali, e non presente nel normale ciclo dell’acqua (periodo climatico “freddo”).
Al contrario un rapporto negativo mi indica un periodo climatico “caldo”.
Avendo appena discusso il funzionamento del rapporto isotopico dell’ossigeno si può passare all’analisi del prossimo diagramma.
[Immagine: figura4.png]
In ascissa è rappresentato il tempo mentre in ordinata si trova il δ18O: si nota come a valori negativi corrisponda un generale riscaldamento mentre a valori positivi corrisponda un raffreddamento. La scala è delle centinaia di milioni di anni, tutto il fanerozoico.
Si ottiene quindi un sistema dinamico che alterna periodi caldi a periodi freddi, i periodi glaciali sono:
limite Ordoviciano – Siluriano;
limite Carbonifero – Permiano;
Paleogene – Quaternario
L’era glaciale indicata al limite Jurassico – Cretaceo è argomento di dubbi e perciò non viene inserita come certa.
A questa scala il trend generale è di raffreddamento dopo l’ultimo “greenhouse event” nel cretaceo (80 mln di anni fa), quindi la temperatura odierna è ben inferiore a quella del cretaceo superiore oppure del successivo PETM (Paleocene – Eocene Thermal Maximum).
Si giunge quindi ad un punto cruciale di tutto il discorso: perché dal cretaceo in poi si nota questo continuo trend di discesa? La risposta, sta nella tettonica a placche.
Questo era il nostro pianeta alla fine del cretaceo.
[Immagine: 65moll.jpg]
Osservando la disposizione dei continenti, la circolazione oceanica era ben diversa da quella attuale e si può notare come quasi tutte le masse d’acqua erano ben connesse fra di loro: questa situazione cambierà drasticamente. La chiusura di molti passaggi con la formazione di un esteso orogene (sistema Alpi-Himalaya) muterà radicalmente la circolazione oceanica. Il fattore più importante è forse il ruolo che gioca l’Antartide, questo continente rimane un punto fisso mentre le altre masse continentali si sono scollate da esso e hanno preso strade diverse. Questo è molto importante perché l’apertura dello stretto di Drake e dello Stretto di Tasmania porteranno prima alla formazione della ACC (Antarctic Circumpolar Current) e poi di conseguenza al passaggio Eocene – Oligocene (33.7 mln di anni fa) alla formazione della prima calotta di ghiaccio nell’emisfero Sud.
Per la calotta dell’emisfero nord invece, bisogna attendere circa 30 mln di anni, ovvero la chiusura dello stretto di Panama (4-5 mln di anni fa). L’ipotesi è che la chiusura dello stretto di Panama abbia portato alla creazione della corrente del Golfo, la quale è stata in grado di trasferire grandi masse di umidità ad alte latitudini generando copiose precipitazioni e quindi la formazione embrionale della calotta; questa ipotesi è tutt’ora molto discussa. Dati certi sono invece le età delle calotte.
Il sistema climatico è quindi dal Paleogene in costante raffreddamento, ma cambiando la scala temporale si può notare che questa affermazione non è del tutto corretta.
Si prenda come esempio il quaternario dove fasi glaciali e interglaciali si alternano fra di loro. Noi esseri umani ci troviamo al giorno d’oggi in un interglaciale con un max di caldo e per ritrovare una situazione simile bisogna andare indietro allo stadio isotopico 5 (ricavati sempre dalla curva del δ18O), ovvero a circa 125.000 anni fa.
[Immagine: Variazioni_Milankovitch.png]
Queste curve denotano una ciclicità, la quale viene ricondotta ai cicli di Milankovitch e quindi ai fenomeni di eccentricità dell’orbita, obliquità dell’asse e precessione degli equinozi.
Nell’ultimo milione di anni le variazioni climatiche hanno seguito il ciclo dell’eccentricità, il quale ha un periodo di 100.000 anni, mentre prima (da 1 a 3 mln di anni fa) i cambiamenti seguivano il ciclo dell’obliquità, cioè 41.000 anni. Il motivo di questa variazione tutt’ora non è chiaro, quindi stabilirne una fine lo è ancora meno.
Le quattro curve del grafico, relative a precessione, obliquità, eccentricità e radiazione solare sono curve sinusoidali, praticamente simmetriche.
La curva degli stadi di glaciazione invece non è simmetrica, è la classica a “denti di sega”. Si può benissimo vedere come il passaggio da un “caldo” ad un “freddo” sia molto più lento rispetto ad un passaggio “freddo-caldo”. La conclusione appare immediata: le curve sono sovrapponibili, tutti i massimi coincidono quindi il clima è influenzato da questi parametri, ma non è così.
Questi forzanti climatici sono molto importanti ma bisogna immettere nel motore dei feedback (sia positivi che negativi) che aiutino il sistema nei cambiamenti.
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#2
La circolazione oceanica attuale è uno dei motori principali delle evoluzioni climatiche sul nostro pianeta, studiarla e capirla è importantissimo per capire dinamiche passate e future.
Spesso si sente nominare il termine termoalina, per spiegarne il significato prima di tutto è opportuno introdurre il significato di alcuni termini utilizzati:
Termoclino: livello dove la temperatura dell’acqua diminuisce drasticamente;
Aloclino: livello dove la salinità dell’acqua aumenta drasticamente;
Picnoclino: livello dove la densità dell’acqua aumenta drasticamente, fortemente influenzato da termoclino e aloclino.
Ora risulta più facile comprendere il termine termoalina, ovvero una circolazione guidata dalla temperatura e salinità dell’acqua. Per comprendere bene il meccanismo si fissino dei punti chiave:
l’acqua calda è più leggera quindi si stratifica al di sopra dell’acqua fredda la quale sprofonda;
l’acqua salata è molto più densa ed è quindi più facilitato il fenomeno dello sprofondamento di grande masse d’acque salate;
nelle zone polari, la formazione di ghiaccio tende a lasciare il sale nell’acqua perchè chimicamente il ghiaccio non può assorbire il sale e quindi grandi masse di acqua salata sprofondano.
il ghiaccio galleggia sull’acqua, ma perchè? Il ghiaccio è meno denso e questo si dimostra analizzando il legame covalente che lega i due atomi di idrogeno con l’atomo di ossigeno. Nell’acqua allo stato liquido, l’angolo che intercorre tra i due atomi di idrogeno e l’ossigeno è di 104.5° mentre nel ghiaccio questo angolo aumenta di circa 5° permettendone l’intrusione dell’aria, causando una diminuzione di densità e quindi permettere il galleggiamento.
Definite queste proprietà chimico-fisiche dell’acqua si possono stabilire le condizioni che scatenano l’odierna circolazione oceanica. Spesso si sentono nominare i tre oceani, ma da un punto di vista oceanografico è scorretto; gli oceani sul nostro pianeta sono cinque: Pacifico, Atlantico, Indiano, Antartico e Artico. Dal punto di vista oceanografico i più importanti sono l’Atlantico, Antartico e Artico, dei quali ora verranno discusse le principali caratteristiche.
L’oceano Atlantico è l’unico sul pianeta Terra ad avere interconnessioni importanti sia a Nord che a Sud; il settore Nord è attraversato in direzione Sud dalla NADW (North Atlantic Deep Water) la quale ha origine nell’oceano Artico. Il termine Deep (in inglese: profondo) identifica una corrente profonda, ma non di fondo. Il settore meridionale dell’Atlantico è caratterizzato dalla ABW (Antarctic Bottom Water), una corrente di fondo che scorre in direzione Nord che si spinge fino a latitudini 40°N.
L’oceano Pacifico invece non ha interconnessioni a Nord (arcipelago Aleutine e Stretto di Bering), quindi la circolazione oceanica profonda è dominata solo dalla ABW e lo stesso avviene nell’oceano Indiano.
I due oceani polari sono quindi i motori di questa circolazione: l’oceano Artico è caratterizzato da un elevato apporto di acque pluviali, quindi dolci, soprattutto dal continente euroasiatico e questo, insieme alla presenza della calotta artica crea le condizioni perfette per lo sprofondamento di grandi masse di acqua salata che si dirigono verso Sud (NADW).
[Immagine: Thermohaline%20Circulation.files%5CNADW.jpg]
L’oceano Antartico è caratterizzato invece dalla corrente ACC (Antarctic Circumpolar Current) la quale scorre con un moto circolare attorno al continente Antartico. Anche in questo caso enormi quantità di acqua salata sprofondano e si muovono verso Nord (ABW).
Esistono poi correnti molto importanti non profonde che sono un punto cardine della moderna climatologia, una su tutte la corrente del Golfo. Questa corrente non ha una genesi profonda, bensì superficiale: di seguito ne viene chiarito il funzionamento.
Sul nostro pianeta si vengono a formare dei venti, detti alisei che soffiano nell’emisfero Boreale verso Sud, mentre nell’emisfero Australe verso Nord. La formazione di questi venti è da ricercarsi nella radiazione solare che colpisce la Terra. All’equatore ad esempio questa radiazione è ai massimi livelli, creando una grande evaporazione e una bassa pressione al suolo. Queste masse umide sono quindi trasportate a livelli tropicali dove scaricano precipitazioni e arrivano esaurite alle latitudini 30°N e 30°S (zone desertiche).
Così dicendo però questi venti dovrebbero soffiare in direzione perpendicolare all’equatore mentre vengono deviati verso SW (emisfero Boreale) e NW (emisfero australe) a causa della forza di Coriolis in relazione alla rotazione terrestre.
[Immagine: Trade_Winds_fig03.jpg]
Le correnti superficiali però subiscono anche l’effetto della Spirale di Ekman, ovvero l’interazione che avviene tra i venti e le correnti andando in profondità, fino ad una profondità media di 150m. In pratica le correnti vengono deviate nel primo strato di acqua di 45° rispetto alla direzione del vento, più in profondità di 90° fino ad arrivare a 180°, ma man mano che la profondità aumenta la velocità della corrente diminuisce.
[Immagine: ocean-in-motion_clip_image001.jpg]
Ecco quindi spiegato il movimento della corrente del Golfo: all’equatore è presente una convergenza tra i venti meridionali e quelli settentrionali che spingono la corrente verso Ovest. Quando la corrente giunge in zona caraibica viene deviata verso NE e corre verso il Nord Europa dove viene deviata di nuovo (prendendo il nome di corrente delle Canarie) e si dirige nuovamente verso le zone equatoriali.
[Immagine: gulf-stream.jpg]
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#3
l'ultimo riscaldamento importante che ha interessato il nostro pianeta : il PETM (Paleocene - Eocene Thermal Maximum).
Un primo grafico con inquadramento temporale:
[Immagine: 16120481.png]
Il PETM è datato a 55.8 mln di anni fa e come si può subito notare dalla curva isotopica del δ18O il riscaldamento è stato notevole e molto repentino.
Cerchiamo innanzitutto di capire come è stato identificato questo evento nei record geologici e per farlo bisogna introdurre un altro rapporto isotopico importantissimo nella paleoclimatologia: il δ13C. Allo stessa maniera del rapporto isotopico dell’ossigeno, il quale è un proxy indicatore della paleotemperatura, il rapporto isotopico del carbonio è un proxy indicatore della paleoproduttività. Cosa si intende con quest’ultimo termine? La produttività biologica (ad es. fotosintesi) operata da organismi quali foraminiferi, nannoplancton calcareo i quali assorbono C per la produzione dei loro gusci in CaCO3.
Anche in questo caso è il rapporto è fra due isotopi stabili del carbonio: 13C, il più pesante e 12C, il più leggero. Gli organismi durante la fotosintesi preferiscono l’assimilazione del 12C rispetto al 13C. Vediamo quindi di spiegare semplicemente il funzionamento con l’aiuto della formula:
[Immagine: 60421744.png]
“Sam” sta per sample, ovvero il campione misurato nell’esperimento, PDB è il valore di riferimento “Pee Dee Belemnite” (un fossile del cretaceo).
Un risultato negativo indica aumento 12C ai danni del 13C quindi una scarsa fotosintesi. Nelle fasi glaciali è dimostrato un rapporto negativo, causa di un'elevata produttività e conseguente sottrazione di CO2 dal sistema.
Detto questo, e sperando di essere stato chiaro, analizziamo seguente diagramma:
[Immagine: 94985886.jpg]
se notate, appena prima del PETM siamo in corrispondenza di un picco negativo del 13C, quindi sembrerebbe essere la prerogativa di una raffreddamento e quindi un dato discordante con max termico del PETM.
La risposta invece sta in una causa che spiega allo stesso tempo sia la diminuzione di produttività che l’immediato surriscaldamento, cioè l’emissione in atmosfera di ingenti quantitativi di gas serra.
E’ questa la teoria dei clatrati, ovvero degli idrocarburi solidi, molecole di CH4 racchiuse in una “scatola” di ghiaccio. Se per caso vi siete imbattuti in una foto di ghiaccio che brucia non è una fesseria ma sono questi clatrati. Il nostro pianeta è ricchissimo di reservoir di questi elementi e si pensa che l’enorme emissione di clatrati abbia portato al surriscaldamento del PETM e allo stesso tempo all’annientamento della pompa biologica (acidificazione degli oceani). Dai calcoli si pensa che la massa totale di idrocarburi emessa durante il PETM sia di 5 x 10^15 Kg.
Tuttavia il riscaldamento non è stato così veloce come si potrebbe pensare dal grafico, dagli studi è emerso che il tasso di crescita era circa 0.025 C° per 100 anni ed in totale il riscaldamento è stato di 6°C in 20.000 anni.
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#4
Continuando il tread, vorrei parlarvi di un altro sistema utilizzato dai paleoclimatologi: le carote d ghiaccio. Con questo sistema si riesce a ricoprire un lasso temporale di circa 800.000 anni; il principio è molto semplice: con un carotiere si perforano le calotte glaciali e si estraggono delle sezioni di ghiaccio.
I due luoghi tipo sono l’Antartide e la Groenlandia e lo scopo di questa ricerca è l’analisi delle bolle d’aria fossilizzate all’interno delle carote.
[Immagine: ice_core_1.jpg]
[Immagine: carota.png]
Nella seconda immagine potete vedere uno spaccato di una carota, suddiviso in livelletti chiari e livelletti scuri. Il colore scuro è indice della stagione invernale, ovvero più impurità nell’atmosfera trasportate da perturbazioni, il colore chiaro al contrario rappresenta la stagione estiva. A questo punto si potrebbe fare come nella dendrocronologia, ovvero contare gli anelli di accrescimento di un albero e stabilirne l’età.
Purtroppo non è così, il carotaggio in ghiaccio presenta numerose problematiche, vediamo di andare con ordine. Innanzitutto ci sono problemi tecnici, se è vero che “non tutte le ciambelle vengono col buco” non tutte le carote verranno perfette e integre. Esiste poi un problema di assenza di “sedimentazione”, quello che in geologia si chiama “iatus”, ovvero che un certo periodo non viene registrato nei vari straterelli di ghiaccio. Infine il problema più grande: man mano che si va in profondità il ghiaccio si trasforma, fino a sciogliersi perchè il peso della calotta sovrastante (4km di ghiaccio) crea comunque un gradiente termico in profondità.
Avrete ora capito che la datazione di queste carote non è semplice ed immediata. Ecco quindi che giungono in nostro aiuto i vulcani, le enormi eruzioni vulcaniche passate hanno sparso nell’aria quantitativi giganteschi di cenere i quali si sono andati a depositare anche sulle calotte creando i tipici “ash layer” (livelli cineritici).
[Immagine: waiscpl_ash_third.jpg]
In base agli studi geochimici sulle ceneri si può risalire al vulcano che ha prodotto tali prodotti quindi sapendo da altri studi l’età dell’eruzione, possiamo tarare la nostra carota.
Nella foto sopra è presente un ash layer in carota.
Anche lo studio delle bolle d’aria fossile presenta qualche problema: l’aria ha bisogno di una certa pressione per essere intrappolata, se andiamo sul ghiaccio e facciamo una carota profonda 20 m non troveremo mai bolle fossili, perchè a quella profondità l’aria è libera di interagire con la superficie. E’ stato calcolato che l’aria viene confinata nel ghiaccio ad una profondità di circa 100m, detto questo è opportuno immettere una correzione. 100 m di ghiaccio corrispondono a 2500 anni quindi quando io sono davanti ad una bolla fossile l’aria contenuta al suo interno è più giovane di circa 2500 del ghiaccio che la circonda. Questo perchè man mano che il ghiaccio si sedimentava tutta l’aria circolava libera fra profondità e superfcie, fino a quando non è stata intrappolata.
Fatta questa precisazione si può procedere all’analisi dell’aria contenuta che ripeto è “un’istantanea” dell’atmosfera 2500 anni più giovane del ghiaccio che la circonda!
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#5
Per parlare di questa ipotesi bisogna fare una piccola introduzione che noi italiani conosciamo bene. La mummia del Similaun (Oetzli) conservata al museo di Bolzano, è uno splendido reperto per ipotesi paleoclimatiche. Il corpo risale a 5000 anni fa e, oltre a indizi che tra poco verranno discussi, si tratta lui stesso di una grande testimonianza di optimum climatico ed allo stesso tempo di discesa verso una nuova fase fredda.
Cerco di spiegarmi meglio: se 5000 anni fa questi uomini giravano sulle zone alpine a quote superiori a 3000 m s.l.m. vuol dire che le condizioni erano favorevoli, infatti se prendiamo una curva dell’innalzamento del livello marino notiamo che a fino a 5000 anni fa il mare è cresciuto molto rapidamente per poi giungere alla soglia indicata dai 5000 anni e crescere molto gradualmente. Questi dati fanno intendere che si sia raggiunto il cosiddetto optimum climatico, ma non solo, Oetzli fornisce un’altra informazione strabiliante.
Poco tempo fa è stata eseguita un’autopsia sul cadavere, la quale ha stabilito che l’uomo fu ucciso probabilmente da un altro essere umano sul finire dell’estate. Il fatto che poi il cadavere sia stato ricoperto dalle prime nevi autunnali e che sia stato scoperto solo 5000 anni dopo è un indice che periodi caldi posteriori a quello così intensi non ci sono stati, altrimenti il ghiaccio sciolto avrebbe trasportato il cadavere verso le aree di drenaggio.
[Immagine: seaay.png]
Il grafico mostra l’innalzamento marino: la linea retta MFS (maximum flooding surface), ovvero la massima ingressione marina si trova appunto attorno ai 5000 anni fa.
William Ruddiman è uno dei più grandi paleoclimatologi e paleoceanografi del mondo. Il suo libro “Plows, Plagues and Petroleum” (traduzione: aratri, peste e petrolio), pubblicato nel 2005 risultato della sua ipotesi del 2003 è qualcosa di eccezionale.
La sua ipotesi inizia con una frase molto dura: il GW per mano antropica non è iniziato da 2 secoli, bensì da 8000 anni fa!
Detta così sembra la follia di uno scemo del villaggio, ma andiamo a vedere nel dettaglio:
Ruddiman sostiene che da 8000 anni fa ad oggi c’è stato il vero sviluppo della civiltà umana il quale ha portato all’immissione sempre maggiore, ma graduale, di gas serra nell’atmosfera.
[Immagine: ruddiman.png]
Analizzando il grafico sopra delle analisi di Ruddiman si vede come la curva della CO2 segua il suo “trend naturale” fino circa a 8000 anni fa per poi discostarsi totalmente, Ruddiman riconduce questo all’effetto dell’espansione dei popoli e il conseguente disboscamento. La curva del CH4 si discosta completamente da 5000 anni fa ad oggi, questo è da ricondursi alle pratiche agricole (allevamento, irrigazione...) (sottolineo inoltre che i grafici si fermano all'inizio dell'era industriale settecentesca).
Perchè parla anche di peste? L’ipotesi sostiene che la grande peste del 1300 (circa 75/80 milioni di morti in Europa) abbia agito come riduttore dell’impatto antropico portando in Europa le condizioni per un deterioramento climatico, cioè la piccola era glaciale che inizia appunto nel 1400. Ruddiman conclude la sua teoria dicendo che l’impatto antropico sul GW è ben marcato e che, da misurazioni effettuate su ghiacciai in Canada, i ghiacciai vicino al circolo polare sarebbero già in espansione ma c’è qualcosa nel sistema che non lo permette (alti valori di CO2 e CH4).
Questa è l’ipotesi di Ruddiman, volevo solamente raccontarvela e volevo però precisarvi che noi stiamo si andando verso un’era glaciale, già 5000 anni fa è iniziato questo trend, però il passaggio caldo- freddo non è mai drastico come molti sostengono, dai calcoli effettuati su tutte le glaciazioni precedenti è sempre risultato che la fase di raffreddamento occupa il 90% di un ciclo glaciale.
Come ultima cose vorrei mostrarvi le fluttuazioni tra periodi caldi e periodi freddi ricavati dalla dendrocronologia (spessore anelli albero maggiore ovvero periodo caldo - di crescita) degli ultimi 1500 anni.
[Immagine: alberi.png]
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#6
benvenuto giulio,è un piacerti averti tra noi Smile
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#7
Giulio Torri Ha scritto:Dai calcoli si pensa che la massa totale di idrocarburi emessa durante il PETM sia di 5 x 10^15 Kg.
Tuttavia il riscaldamento non è stato così veloce come si potrebbe pensare dal grafico, dagli studi è emerso che il tasso di crescita era circa 0.025 C° per 100 anni ed in totale il riscaldamento è stato di 6°C in 20.000 anni.

Si sono fatte ipotesi sulla causa di un'emissione così ingente di idrocarburi?

PS Interessante i motivi per cui la CDG ha quella direzione e l'ipotesi Ruddiman.
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé


Johann Wolfgang von Goethe
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#8
mesociclone Ha scritto:Si sono fatte ipotesi sulla causa di un'emissione così ingente di idrocarburi?

La tesi spiega questa emissione di idrocarburi, come ho detto sopra, con la venuta a giorno dei clatrati. So che questo è un argomento un po' complicato, ma speriamo che la prossima figura riesca a chiarire qualcosa!
[Immagine: senzatitolo2vx.png]
la figura mostra il ciclo che ha portato al surriscaldamento nel PETM. Il fattore importante è il deepwater warming, cioè queste acque profonde temperate hanno permesso il passaggio di stato dei clatrati da solidi a fluidi consentendone la loro ingente liberazione in atmosfera.
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#9
Giulio Torri Ha scritto:Il fattore importante è il deepwater warming, cioè queste acque profonde temperate hanno permesso il passaggio di stato dei clatrati da solidi a fluidi consentendone la loro ingente liberazione in atmosfera.

Era questo che volevo sapere Smile

Per certi versi ci sono delle similitudini con le "sacche" di CH4, presenti sotto le calotte, che vengono liberate allo sciogliersi delle calotte stesse...
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé


Johann Wolfgang von Goethe
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#10
mesociclone Ha scritto:Era questo che volevo sapere :)

Per certi versi ci sono delle similitudini con le "sacche" di CH4, presenti sotto le calotte, che vengono liberate allo sciogliersi delle calotte stesse...

Si esatto, secondo alcuni autori quelle sacche sono proprio clatrati.
infatti vi faccio vedere questa immagine:
[Immagine: bsri.jpg]
Questi clatrati si formano prevalentemente nei prismi d'accrezione, ovvero in quelle enormi e complicatissime strutture geologiche che vengono a formarsi nelle zone di subduzione.Nella sezione sismica sopra è rappresentato un prisma (a ovest del sud america), nel riquadro verde ho indicato il BSR (Bottom Simulating Reflectors): se aguzzate l'occhio vedete che questo riflettore simula perfettamente il fondo del mare sopra quel punto (ultima linea colorata in alto). Questi "disturbi" sismici detti "mulltiple" spesso sono dati dalla presenza di fluidi ed eccoli li i nostri amici clatrati! Più in basso sono allo stato solido, quando risalgono cambiano di stato e diventano fluidi ed ecco che tramite la sismica vengono individuati.
Linee sismiche molto simile tuttavia sono state rilevate in Antartide, e da qui la teoria che anche li siano presenti i clatrati...
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