Sondaggio: Preferite il discorso del Re o quello del comico?
Meglio il comico
30.00%
3 30.00%
Meglio Napolitano
0%
0 0%
Nessuno dei 2
70.00%
7 70.00%
Totale 10 voto(i) 100%
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Napolitano vs Grillo
#1
2 discorsi a confronto

[video=youtube;QMIq1yaVfPo]http://www.youtube.com/watch?v=QMIq1yaVfPo[/video].


[video=youtube;Y-rFTs_U34s]http://www.youtube.com/watch?v=Y-rFTs_U34s[/video]
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#2
Ho votato nessuno dei 2 :lolA:
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#3
che tristezza
l'ultimo giorno del 2014,Mola di Bari
[Immagine: 10906232_639007202875745_502266010614440...2ff0fe85b2]
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#4
nessuno dei due, ho fatto la scelta giusta
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#5
Trionfante laRepubblica annuncia il fallimento dell'invito di boicottaggio del discorso del Re orchestrato da M5S e Lega

Napolitano, ascolti in crescita del 12,2% per il discorso di fine anno. Fallito boicottaggio - Repubblica.it
All'indomani di un discorso preceduto e accompagnato da attesa e polemiche, sono i numeri a fornire una prima 'risposta'. Risultano in crescita, infatti, gli ascolti per il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il tradizionale intervento del capo dello Stato è stato seguito sui canali Rai da 7.149.000 spettatori, con un aumento del 12,2% rispetto al messaggio pronunciato l'anno precedente. Nel 2012, invece, gli ascolti si erano fermati a 6.373.000, vale a dire 776.000 in meno rispetto a ieri. Cifre alla mano, pare fallito il tentativo di 'boicottaggio' messo in atto dalle forze politiche anti-Colle (da M5S a Forza Italia alla Lega), che alla vigilia di San Silvestro avevano invitato gli italiani a non ascoltare il messaggio di auguri del presidente. E mentre Napolitano parlava, un altro discorso di fine anno faceva da 'controcanto': quello di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, che al capo dello Stato ha chiesto nuovamente di dimettersi.

Ma Napolitano il suo messaggio l'ha voluto incentrare su temi precisi: giovani, lavoro, coraggio e riforme, nuova legge elettorale compresa. Perché senza le riforme "la democrazia è a rischio destabilizzazione". Ma Napolitano ha parlato anche sacrifici. Che devono coinvolgere "pure i politici". Un discorso tutt'altro che 'dimesso' quello di Napolitano, che sulla natura del suo secondo mandato al Quirinale non lascia nulla in sospeso. Il capo dello Stato replica alle accuse e fa sapere che "ingiurie, minacce e calunnie" non riusciranno a condizionarlo. Ma sulla durata del settennato non fa alcun passo indietro rispetto a quel che disse già lo scorso aprile, quando fu rieletto: il suo, lo ripete, resta un incarico a termine.
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#6
Figuriamoci secondo repubblica ,,, fonte attendibilissima..... ed imparziale ,,,,,,,, ,mi chiedo se ancora ce gente che legge questo giornale, secondo me no, visto i debiti che si ritrova.. ma tranquilli pagheremo noi come al solito ,,,,,,, pessimo giornale ,...... fazioso ,e squallido ,,,m
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Contro un fatto non c'è argomento che tenga.
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#7
Non posso votare, ovviamente non ho visto "il discorso del re" (non parlo solo del film) e non voglio vederlo neanche registrato... :lolA:

Posso però dire che l'altro mi è piaciuto moltissimo... a maggio i partiti di governo, che accolgono a braccia aperte QUESTA Europa, prenderanno una inevitabile e colossale batosta, ovviamente per il M5S quella è un'occasione decisiva, come ben evidenziato da Beppe...

Per quanto riguarda gli ascolti, mi fa piacere notare che subito DOPO la fine del discorso dell'arzillo vecchietto partenopeo DUE MILIONI di italiani si sono sintonizzati su RaiUno per guardare Carlo Conti, e dico CARLO CONTI... :lolA:

Peratro l'accostamento fra i due video mi ha spinto a dare un'occhiata al numero delle visualizzaioni su YouTube...

Napolitano = 8.560
Grillo = 276.561

Buon Anno a tutti !!!
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

La mia stazioncina meteo online (versione "quasi" definitiva)... Smile
http://rieticentrometeo.altervista.org

Terminillo.ORG Smile
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#8
Gennaio1985 Ha scritto:Non posso votare, ovviamente non ho visto "il discorso del re" (non parlo solo del film) e non voglio vederlo neanche registrato... :lolA:

Posso però dire che l'altro mi è piaciuto moltissimo... a maggio i partiti di governo, che accolgono a braccia aperte QUESTA Europa, prenderanno una inevitabile e colossale batosta, ovviamente per il M5S quella è un'occasione decisiva, come ben evidenziato da Beppe...

Per quanto riguarda gli ascolti, mi fa piacere notare che subito DOPO la fine del discorso dell'arzillo vecchietto partenopeo DUE MILIONI di italiani si sono sintonizzati su RaiUno per guardare Carlo Conti, e dico CARLO CONTI... :lolA:

Peratro l'accostamento fra i due video mi ha spinto a dare un'occhiata al numero delle visualizzaioni su YouTube...

Napolitano = 8.560
Grillo = 276.561

Buon Anno a tutti !!!

l'accostamento é logico premi grillo visto che grillo é nato e vive nel web.
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#9
Per LaRepubblica il Re ha schiaffeggiato il comico con il suo notevole discorso
Giannini: ''Lo schiaffo di Napolitano a Grillo'' - Repubblica Tv - la Repubblica.it
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#10
mattiab Ha scritto:Per LaRepubblica il Re ha schiaffeggiato il comico con il suo notevole discorso
Giannini: ''Lo schiaffo di Napolitano a Grillo'' - Repubblica Tv - la Repubblica.it
Per Travaglio è andata un po' diversamente... Mi tocca fidarmi, non ascolto Napolitano e non leggo Repubblica... :lolA:

Citazione:Colle 22

Metteva tristezza, molta tristezza, l’ottavo monito di Capodanno del Presidente Monarca. Triste il tentativo disperato di recuperare uno straccio di rapporto con la gente comune dopo il crollo di popolarità nei sondaggi (dall’84% di due anni fa al 47-49 di oggi) inaugurando la rubrica “La posta del cuore”: Sua Maestà ha declamato alcune lettere di sudditi in difficoltà per la crisi, omettendo quelle critiche e senza rispondere a nessuna. Triste l’evocazione del dramma degli esodati e il silenzio su chi li ha condannati alla miseria: il governo Monti e la ministra Fornero, creati in laboratorio da lui stesso.Triste l’appello al cambiamento e al rinnovamento della classe politica lanciato da un veterano della Casta entrato in Parlamento nel lontano 1953 per non uscirne mai più. Triste l’encomio al governo Letta jr. per le “misure recenti all’esame del Parlamento in materia di province e di finanziamento pubblico dei partiti”, due maquillage gattopardeschi che non faranno risparmiare un solo euro alla collettività. Triste il successivo atteggiarsi ad arbitro imparziale: “Non tocca a me esprimere giudizi di merito sulle scelte compiute dall’attuale governo… il solo giudice è il Parlamento”, come se non avesse appena elogiato due scelte compiute dall’attuale governo. Triste la citazione con nomi e cognomi dei due marò imputati in India per aver accoppato due innocenti pescatori indiani e spacciati per eroi nazionali martirizzati per la guerra alla pirateria; e, al contempo, il silenzio sul pm Nino Di Matteo condannato a morte da Totò Riina e sui suoi colleghi palermitani minacciati dalla mafia. Tristemente beffardo l’accenno alla Terra dei Fuochi come un “disastro” contro l’“ambiente”, senza una sola parola sulle 150 mila cartoline con le foto dei bambini morti di cancro per un crimine perpetrato dalla camorra e insabbiato per quasi vent’anni dallo Stato, fin da quando lui, Napolitano, era ministro dell’Interno. Tristemente imbarazzante l’autoelogio per lo scrupoloso rispetto delle prerogative presidenziali: “Nessuno può credere alla ridicola storia delle mie pretese di strapotere personale”. Lo dice lui, dunque c’è da credergli: come all’oste che assicura che il vino è buono.

Triste l’excusatio non petita (accusatio manifesta) per la rielezione, sempre smentita e poi accettata dopo ben un quarto d’ora di tormento interiore: “Tutti sanno (a tutti è stato raccontato, ndr) – anche se qualcuno finge di non ricordare – che il 20 aprile, di fronte alla pressione esercitata su di me da diverse e opposte forze politiche perché dessi la mia disponibilità a una rielezione a Presidente, sentii di non potermi sottrarre a un’ulteriore assunzione di responsabilità verso la Nazione in un momento di allarmante paralisi istituzionale”. Peccato che il 20 aprile, dopo la quarta votazione a vuoto per il nuovo presidente, non ci fosse alcuna “paralisi istituzionale”: ben quattro presidenti non furono eletti nei primi quattro scrutini (Saragat passò al 21°, Leone al 23°; Pertini e Scalfaro al 16°), altri quattro passarono al quarto (Einaudi, Gronchi, Segni e Napolitano) e solo tre al primo colpo (De Nicola, Cossiga e Ciampi). E peccato che nessuno abbia ancora spiegato come fu che il mattino del 20 aprile, nel giro di due ore, Bersani, Berlusconi e Gianni Letta, Maroni, Monti e 17 governatori regionali su 20 abbiano avuto tutti insieme la stessa idea di salire in pellegrinaggio al Colle, sincronizzati disciplinatamente, per chiedergli di restare: furono colti tutti e 22 contemporaneamente da un attacco di telepatia o qualcuno suggerì loro quella scelta e dettò loro i tempi delle visite scaglionate? Triste, infine, la conferma del suo “mandato a tempo” e “a condizione”, espressamente vietato dalla Costituzione. Che, all’articolo 85, recita: “Il presidente della Repubblica è eletto per sette anni”. Non per la durata che decide lui, né tantomeno alle condizioni che impone lui.

Alla base di quella norma costituzionale tanto secca quanto perentoria c’è un motivo molto semplice: le istituzioni e i cittadini devono sapere quando scade il presidente e viene eletto il successore, affinché le elezioni presidenziali non condizionino permanentemente la normale vita democratica. Ma Napolitano se ne frega e conferma: “Resterò Presidente fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile… e dunque di certo solo per un tempo non lungo”. Cioè soltanto finché durerà il presunto stato di necessità, che però non dipende da fattori oggettivi e da tutti verificabili, ma esclusivamente dal suo insindacabile capriccio. Se ne andrà quando non sarà più necessario, ma il necessario lo decide lui. Dal Comma 22 al Colle 22. Così ogni giorno, ogni minuto, il Parlamento rimarrà ricattato da questa spada di Damocle, e ogni volta che deciderà qualcosa su qualunque materia, dalla legge elettorale in giù, ogni parlamentare si domanderà se stia facendo il meglio non per gli elettori, ma per il capo dello Stato. Che sarà dunque il padrone assoluto del Parlamento, e quindi del governo: perché ha annunciato che si dimetterà certamente prima del 2020, ma non ha precisato quando. Insomma resterà una mina vagante in grado di condizionare governi, maggioranze e opposizioni, ma anche l’elezione del successore (che, se Napolitano se ne andrà prima delle prossime elezioni, rispecchierà verosimilmente l’attuale asse Pd-Udc-Sc-Ncd; se invece sloggerà dopo, ne rifletterà un’altra ancora tutta da immaginare). E meno male che dice di conoscere bene “i limiti dei miei poteri e delle mie possibilità”: deve averglieli spiegati, in sogno, il Re Sole.

Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 02/01/2014
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

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