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Morto Giuseppe D'Avanzo, grande giornalista de la Repubblica!
#1
Non sapevo che faccia avesse ma leggevo spesso i suoi articoli su Berlusconi e le sue malefatte.

E' morto Giuseppe D'Avanzo grande firma di Repubblica - Repubblica.it
ROMA - E' morto improvvisamente, oggi, Giuseppe D'Avanzo. Nato a Napoli nel 1953, era la firma principale di Repubblica. Le sue inchieste hanno fatto la storia del quotidiano. Dal Nigergate alla vicenda Abu Omar, dal caso delle escort legate a Giampaolo Tarantini fino alle dieci domande poste al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi rapporti con Noemi Letizia. Insieme a Carlo Bonini aveva scritto Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano, mentre con Attilio Bolzoni aveva pubblicato Il Capo dei capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina.

Fu proprio dall'inchiesta pubblicata su Repubblica - il primo articolo comparve sul quotidiano nell'ottobre del 2005 - che prese nome la vicenda del cosiddetto Nigergate. Ovvero la vicenda secondo lui l'allora Sismi - il servizio d'intelligence militare italiano - avrebbe consegnato alla Cia falsi documenti che avrebbero dovuto provare l'importazione di uranio dal Niger da parte dell'Iraq di Saddam Hussein. Secondo la ricostruzione dell'inchiesta, firmata da D'Avanzo insieme a Carlo Bonini, il materiale sarebbe stato usato dall'allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush per provare che il dittatore iracheno stava cercando di procurarsi armamenti nucleari, e giustificare così l'avvio della prima guerra del Golfo. All'epoca, il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi. Il 31 ottobre del 2005 incontrò il capo della Casa Bianca a Washington, e
riferì che Bush aveva negato di aver ricevuto alcuna informazione da Roma.

Un'altra vicenda alla quale D'Avanzo dedicò molto del suo impegno e della sua ostinazione è quella del rapimento e trasferimento in Egitto dell'imam di Milano Hassan Mustafa Osama Nasr, estremista islamico e fiancheggiatore del terrorismo, sequestrato da agenti della Cia nel capoluogo lombardo il 17 febbraio del 2003. L'operazione fermò di fatto le indagini che la Procura di Milano stava conducendo riguardo ai legami dell'imam con organizzazioni fondamentaliste islamiche. Un episodio che D'Avanzo collegò con insistenza a un'attività clandestina dfella Cia in Italia ma anche a un'operazione congiunta degli Stati Uniti con gli 007 italiani, anche in questo caso del Sismi.
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#2
ecco uno dei suoi ultimi articoli datato 10 luglio 2011


"Berlusconi è il corruttore" Illegalità per creare un impero - Repubblica.it
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#3
Quando la macchina del fango operava a pieno regime contro di lui

Repubblica, lo 007 in silenzio stampa: D'Avanzo è in rotta col suo giornale - Interni - ilGiornale.it del 26-05-2010
26 febbraio: sant’Alessandro, il patriarca che scalzò l’eretico Ario. Nel 1815 Napoleone fuggì dall’Elba, nel 1993 fu compiuto il primo attentato al World Trade Center di New York, nel 1802 nacque lo scrittore Victor Hugo, nel 1966 morì il pittore Gino Severini. E il 26 febbraio 2010 è stato consegnato alla storia l’ultimo scritto di Giuseppe D'Avanzo, vicedirettore di Repubblica che da tre mesi non dà segni di vitalità cronistica. Quel venerdì vergò l’ennesima articolessa contro Berlusconi: scelse il processo Mills. «Corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della “testa dei suoi figli”», sono state le ultime parole famose. Nei giorni precedenti si era occupato della procura di Roma «porto delle nebbie», del caso Fastweb, della cricca Anemone-Balducci accusando in due interminabili paginate la «triarchia dell’emergenza» (ovvero Berlusconi, Bertolaso e Gianni Letta). Da allora il sipario è calato sulla prestigiosa firma del commissario Davanzoni (copyright Dagospia).
Tre mesi senza D’Avanzo sono come una settimana senza Porta a porta, un mese senza superenalotto, un anno senza ferie: insostenibili. Un silenzio stampa più assordante di quello di Mourinho. Mancano forse gli argomenti per il D’Artagnan della cronaca giudiziaria? Macché. Nessuno meglio di lui inzupperebbe il mustacchione nelle liste di Anemone, nelle case dei ministri, nelle nuove intercettazioni di Moggi. Intrecci e intrighi, cricche e caste, appalti e affitti. Il segugio di Repubblica seguirebbe come nessun altro l’odore dei soldi lasciato da queste indagini che hanno già fatto dimettere un ministro.

Egli invece se ne resta in disparte col suo sigaro. Nemmeno una domandina a Scajola, le dieci di Noemi e Patrizia sono storia passata. Niente «scoop» investigativi. Niente lenzuolate come quelle dedicate ad Abu Omar, Telekom-Serbia, Mitrokhin, Riina, la D’Addario. Nessuna apparizione da Santoro, Floris, Annunziata, Gruber. Che gli è successo? Tanto per restare in tema, il mutismo regna anche a Largo Fochetti, dove ha sede la redazione di Repubblica e dove pare che il vicedirettore “ad personam” (dopo essere stato anche un numero 2 operativo) non metta piede da un pezzo. Viene? Non viene? Scrive? Resta, va in pensione anticipata? O diventa direttore dell’Espresso? Domande senza risposta.

Da tempo Davanzoni respirava un’aria diversa. Uno della vecchia guardia come lui soffriva l’avanzata delle nuove leve del quotidiano. La coppia con Carlo Bonini, il “pistarolo” che co-firmava le maggiori inchieste, si è infranta nel gennaio 2007 con l'ultimo articolo a doppia firma dedicato al caso Mitrokhin. La spaccatura si sarebbe acuita due mesi dopo, quando fu rapito in Afghanistan il collega Daniele Mastrogiacomo e un drammatico dibattito sull’opportunità di trattare per la sua liberazione lacerò Repubblica, un giornale sempre schierato sulla «linea dura» di cui D'Avanzo era un alfiere. Da allora, poco alla volta, l'editorialista ha preso sempre più le distanze dalla stanza dei bottoni. Non gradirebbe nemmeno l’acquiescenza del suo giornale verso i vertici del Pd, una critica che condivide con l’editore Carlo De Benedetti, suo vero grande sponsor. Una leggenda dice che il direttore Ezio Mauro si sarebbe stancato delle «dieci domande». Un’altra che D’Avanzo si sarebbe aspettato più considerazione nel momento dei prepensionamenti. Un’altra ancora che sarebbe stato incastrato nelle lotte interne tra generazioni....

Ma il grande fustigatore del caso Abu Omar non ha gradito scoprire che una collega del suo giornale è stata intercettata dai Ros mentre avvertiva il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro che era sotto inchiesta a Perugia per gli appalti dei grandi eventi. E ammetteva candidamente: «Mi chiama Bonini e mi fa... “Guarda, forse si deve verificare se Achille è raggiunto da qualcosa, avvertilo subito”». D’Avanzo bastonava il porto delle nebbie mentre la sua vecchia spalla faceva il doppio gioco. Lui che aveva fatto cacciare due colleghi al tempo di Pollari Pompa e Mancino, ora si ritrovava avvolto nell’omertà su uno scandalo analogo scoppiato in casa propria. Come a De Benedetti, nemmeno a Peppe Repubblica piace più, anche se sabato scorso al «Riccioli Caffè» di via delle Coppelle a Roma ha vinto l'imbarazzo e si è seduto a chiacchierare al tavolo dove Mauro aveva pranzato con la moglie. Ufficialmente però regnano «deserto e vuoto e tenebre sopra la faccia dell’abisso», come scrive Eliot. Perché, secondo il poeta inglese che D’Avanzo citava più spesso e cioè Shakespeare, «il silenzio è l'araldo più perfetto della gioia». E in questi mesi Davanzoni gode da matti.
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#4
Che peccato, era un grande giornalista. Sad

RIP
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé


Johann Wolfgang von Goethe
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#5
R.i.p
[Immagine: trepalle.jpg]
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#6
D’Avanzo e quei commenti su “Il Giornale”: “Una carogna, magari lo seguissero altri” – Foto | Lettera Viola – il magazine del popolo viola
[Immagine: xzCrUL7.gif]
Mike:"You know what happened. The question is, can you live with it?”

"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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