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Morte senza contratto, a 14 ore al giorno
#1
I parenti: pagate 3,95 euro l'ora. Il sindaco: non criminalizzare


BARLETTA - «Mia nipote, di 33 anni, prendeva 3,95 euro l'ora. Altre 4. E mica lavoravano poco. A seconda di quello che c'era da fare potevano lavorare 8 ore, certi giorni anche 14». È troppa la rabbia di chi ha perso una persona cara. Troppa per essere valutata in euro. Ma la rabbia dei parenti delle donne uccise dal crollo del laboratorio di confezioni Barletta, davanti all'obitorio del Policlinico di Bari dove giacciono in attesa di autopsia i corpi delle quattro lavoranti, non può non esplodere. Si inginocchia silenziosa di fronte al dolore di chi, come il titolare dell'impresa Cinquepalmi, ha pagato in anticipo ogni responsabilità, con il prezzo più alto: la morte di una figlia di 14 anni.
Il sindaco pd Nicola Maffei, contestato dalla popolazione per quegli allarmi inascoltati sulla palazzina pericolante, cavalca questo sentimento di umana pietà che unisce la città: «Non mi sento di criminalizzare chi, in un momento di crisi come questo viola la legge assicurando, però, lavoro, a patto che non si speculi sulla vita delle persone». Sarebbe un «paradosso» se i titolari della maglieria che si trovava nel palazzo crollato, «dopo avere perso una figlia e il lavoro, venissero anche denunciati».

Ma gli accertamenti su quel laboratorio a conduzione familiare e, a quanto pare, clandestino, non possono fermarsi. Lo spiega, in mattinata, il procuratore Carlo Maria Capristo che assieme al pm Giuseppe Maralfa ha delegato alla Guardia di Finanza l'attività di indagine: «Abbiamo voluto dividere in due l'inchiesta proprio perché ci sta molto a cuore la condizione del lavoro delle persone». «Abbiamo solo un'amarezza - conclude il procuratore -: quella di non essere riusciti a tirare fuori in tempo tutte le donne che erano in quel laboratorio. Dei due contatti telefonici che abbiamo avuto con quelle lavoranti, una sola è stata tratta dalle macerie ancora viva. L'altra, nonostante gli sforzi encomiabili dei vigili del fuoco, non ce l'ha fatta».


Ora la Finanza sta accertando se l'impresa fosse in regola. Al sindacato non risulta: «Non sappiamo in quante lavorassero lì, né cosa facessero. Noi sospettiamo che fosse una delle tante aziende sommerse che pullulano in questo territorio» spiega Franco Corcella segretario della Camera del lavoro della Cgil di Barletta. E Luigi Antonucci, segretario generale della Cgil-Bat, più tardi conferma: «Dalle nostre ricerche risulta che le donne lavorassero in nero e l'azienda fosse completamente sconosciuta all'Inps. Purtroppo sono molte le lavoratrici che accettano situazioni analoghe perché anche pochi euro al giorno servono per mandare avanti la famiglia e i figli». In questa zona sono centinaia le aziende in nero che prendono piccole commesse dalle molte imprese tessili. Un sistema irregolare che offre alle lavoratrici, in massima parte donne, uno stipendio mensile di 400-600 euro al mese.


Andava così anche nel laboratorio di via Muro Spirito Santo. Raccontano i parenti: «Non era un maglificio vero e proprio. Confezionavano magliette, tute da ginnastica, cose così. A seconda delle commesse che il proprietario riusciva ad ottenere lavoravano. Una volta erano quattro, una volta cinque. Una volta stavano lì dalla mattina alla sera, altre volte di meno». Ma la rabbia esplode contro chi contesta ai familiari delle vittime che nessuno avesse segnalato questa situazione illegale. «Ma queste erano donne normali! Lavoravano per bisogno, mica per divertimento. Avevano bisogno di pagare il mutuo, la benzina. Non avevano il contratto ma avevano la tredicesima pagata. Magari non erano proprio assunte, ma il lavoro da queste parti serve, mica ci si sputa sopra».


Senza contratto, 14 ore al giorno - Corriere della Sera
Virginia Piccolillo
05 ottobre 2011 08:12
[Immagine: xzCrUL7.gif]
Mike:"You know what happened. The question is, can you live with it?”

"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#2
Incredibile come ci sia gente che continua a giustificare di tutto... le norme e le regole esistono proprio per evitare tragedie come questa, non so quando si arriverà a capirlo.
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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#3
spritz82 Ha scritto:Incredibile come ci sia gente che continua a giustificare di tutto... le norme e le regole esistono proprio per evitare tragedie come questa, non so quando si arriverà a capirlo.
In teoria è così, ma per potersi permettere il rispetto di norme e regole, bisogna che esista un minimo di struttura sociale, bisogna che le persone abbiano la possibilità di dar da mangiare ai propri figli... Poi si può cominciare a parlare di lavorare in sicurezza, in un secondo momento si penserà alla regolarizzazione del lavoro, e in un futuro si potrà forse parlare anche di caschi e cinture di sicurezza e magari anche di raccolta differenziata...
Mi rendo conto che per chi vive al Nord o in altri paesi non sia facile immaginare che esistano in Europa realtà in cui si vive in queste condizioni, fino a qualche anno fa era difficile anche per me, poi qui hanno cominciato a chiudere le fabbriche...
E con il federalismo queste differenze non potranno che aumentare, diventando veri e propri abissi...
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

La mia stazioncina meteo online (versione "quasi" definitiva)... Smile
http://rieticentrometeo.altervista.org

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