Valutazione discussione:
  • 0 voto(i) - 0 media
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
La Svizzera dice no all'immigrazione di massa grazie alle percentuali bulgare del canton Ticino!
#1
CdT.ch - Confederazione - La Svizzera dice sì all'iniziativa UDC
Così non si può andare avanti, l'afflusso di stranieri va limitato: sconfessando governo, parlamento, organizzazioni economiche, sindacati e la stragrande maggioranza dei partiti, il popolo svizzero ha oggi dato una brusca sterzata alla politica economica del paese, approvando una proposta UDC che chiede la reintroduzione dei contingenti.

Per conoscere il risultato finale è stato necessario attendere quasi fino all'ultimo, ma alle 17 tutto era ormai deciso: il sì è passato con il 50,3%, prevalendo per meno di 20.000 schede.

Complessivamente hanno approvato l'iniziativa contro l'immigrazione di massa 1.463.954 persone, mentre i contrari sono stati 1.444.428. Dalle urne esce un paese spaccato in due, con un classico Röstigraben che in una forma così chiara non si vedeva da tempo: Romandia e grandi città favorevoli all'apertura, resto del paese contrario.

È la fotocopia del voto sullo spazio economico europeo (SEE) del 1992, ha commentato alla televisione SRF il politologo Claude Longchamp dell'istituto demoscopico Gfs.berna. Anche il dato finale è identico: allora il SEE venne infatti respinto dal 50,3% del popolo. L'esperienza pratica della libera circolazione non ha quindi riavvicinato il paese all'Europa, tutt'altro.

Questo fine settimana gli argomenti dei referendisti hanno ampiamente sfondato in Ticino (68,2% di sì), che confrontato alla frontiera meridionale con l'enorme pressione di un'Italia pesantemente a corto d'ossigeno si conferma campione del rifiuto dell'Europa. La quota degli euroscettici è anzi ulteriormente aumentata rispetto a votazioni precedenti: era ancora al 61,5% contro il SEE. Seguono intorno al 63% Appenzello Interno e Svitto, mentre la gran parte degli altri cantoni svizzero tedeschi si inserisce fra il 51 e il 59%. Fra questi figurano i Grigioni (50,6%), che un po' a sorpresa ha approvato l'oggetto.

Sul fronte dei contrari l'opposizione maggiore è giunta da Basilea Città (solo il 39,0% di "sì"), cantone molto legato alla Germania e ai suoi lavoratori, nonché dalla Romanda, che si è schierata compatta nel suo rifiuto, anche se con percentuali via via più sfumate con più ci si avvicina alla Svizzera tedesca. A Ginevra, Vaud e Neuchâtel il consenso si è fermato al 39%, nel Giura al 44%, mentre Friburgo e Vallese -regioni bilingui - è arrivato al 48%. Molto tirato è stato il voto a Zugo, dove a fare la differenza alla fine sono state solo 50 schede (49,94% di sì).

L'affluenza alle urne è stata molto elevata: ha infatti votato il 56,5% degli iscritti in catalogo. Ticino (57,1%) e Grigioni (52,7%, hanno contribuito al buon risultato. La partecipazione è assai lontana dallo stratosferico 78,3% del SEE nel 1992, ma è chiaramente superiore alle media del 43% dall'introduzione del suffragio femminile nel 1971, risultando in linea con quella di altri temi molto dibattuti, quali i bilaterali II (57%), l'allargamento libera circolazione (54%) o l'iniziativa sui minareti (54%).

Contrariamente a quanto accade di solito con le iniziative, quella contro l'iniziativa contro l'immigrazione di massa è partita con consensi bassi nei sondaggi, per poi guadagnare sempre più favore. Hanno probabilmente contribuito a questo trend aspetti poco noti o su cui finora si era riflettuto poco: immigrazione netta di 80.000 persone all'anno, aumento dei disoccupati UE, dumping salariale (con i fenomeni dei falsi indipendenti e dei distaccati), possibilità in pratica per i lavoratori esteri di approfittare dello stato sociale elvetico senza essere veramente stati attivi in Svizzera.

Gli argomenti erano noti. Da una parte le élite economiche, politiche e sindacali erano contrarie a un sistema di contingentamenti che - così si teme - rischia di provocare eccessivi oneri burocratici e mettere il paese in difficoltà con l'Ue, con conseguenze per l'intera architettura dei bilaterali. Dall'altra UDC e pochi altri, che hanno fatto leva sul timore di un paese sempre più affollato e cementato, con pigioni e prezzi dei terreni alle stelle.

Paventando una sorta di "effetto minareti" il Consiglio federale - dopo aver troppo a lungo minimizzato i problemi, secondo i critici - aveva tentato di correre ai ripari, decidendo anche misure concrete, per esempio sul fronte dell'alloggio. L'immigrazione in Svizzera si indebolirà da sola, aveva detto ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann. Ma il popolo, che in passato in questo campo ha visto non avverarsi le previsioni dell'esecutivo, ha preferito pigiare sul pedale del freno.




Subito dopo il voto non si sono fatti attendere i commenti dei commissari dell'UE e sono partite le solite minacce al popolo svizzero che denotano scarsa considerazione del voto popolare e allergia alla democrazia...
CdT.ch - Confederazione - Bruxelles deplora l'esito del voto
La Commissione europea deplora il sì del popolo svizzero all'iniziativa sull'immigrazione di massa. Il testo viola il principio della libera circolazione fra Svizzera e Ue, afferma l'esecutivo comunitario in una presa di posizione ufficiale diffusa a Bruxelles.

"L'unione esaminerà le implicazioni che questa iniziativa ha sull'insieme delle relazione fra l'Ue e la Svizzera. In questo contesto sarà pure considerata la posizione del Consiglio federale", si legge nella nota.

La leader del Front National francese, Marine Le Pen, ironizza su Twitter sulla prevedibile reazione dell'Europa: "La Svizzera dice di no all'immigrazione di massa, bravi! L'Unione europea manderà i carri armati?"

Intanto, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, ha espresso questa sera "rammarico" per il sì degli svizzeri ai limiti sull'immigrazione: una decisione, ha detto, che "crea molte difficoltà" alla Confederazione.

Intervistato dalla tv pubblica Ard, Schauble - il ministro più europeista della squadra della cancelliera Angela Merkel - ha sottolineato: "La Svizzera non se la prenderà se dico che ci rammarichiamo di questa decisione". "Questo creerà molte difficoltà alla Svizzera in molte aree. Bisogna che i responsabili in Svizzera ne siano ben coscienti", ha proseguito. "Ciò dimostra un po', naturalmente, che in questo mondo della globalizzazione, le persone provano un malessere crescente nei confronti della libertà di stabilirsi in maniera durevole" in un Paese, ha osservato: "Credo che noi tutti dobbiamo prendere questo sul serio".

Il più contento al di fuori della Svizzera dell'esito dell'iniziativa UDC "Contro l'immigrazione di massa" è comunque il britannico Nigel Farage, leader del partito nazionalista ed euroscettico Ukip.

"Una fantastica notizia per la sovranità nazionale e per chi ama la libertà in Europa": così ha detto a Channel 4 News Farage. Che ha aggiunto: "Una saggia e forte Svizzera ha resistito al bullismo e alle minacce dei burocrati non eletti di Bruxelles. Se la Svizzera avesse fatto parte dell'Ue, una votazione di questo tipo non sarebbe stata possibile. Ma anche se lo fosse stata, la Commissione europea ne avrebbe probabilmente ignorato i risultati, come è successo con i referendum francesi e olandesi nel 2005".

Il leader dell'Ukip sostiene che "l'immigrazione di massa in Europa è un argomento serio che ha causato grandi disagi diminuendo gli stipendi, facendo pressione sui servizi sociali e facendo sentire stranieri la gente nel proprio paese. Non è una questione di razza ma di spazio, di numeri e di competenze".

A suo avviso, si è trattato di un voto "saggio" che incoraggia altri Paesi a seguire l'esempio della Confederazione elvetica, la quale si è difesa così dal "bullismo" di Bruxelles.

Per Farage, l'accesso regolamentato degli immigrati, il programma con cui si presenterà alle europee di maggio e grazie al quale è dato al secondo posto, "non è una questione di razza ma di spazio". Il risultato "è una notizia meravigliosa per la sovranità nazionale e per gli amanti della libertà in tutta l'Europa", ha concluso.

L'Ukip è la spina nel fianco dei conservatori del premier David Cameron i cui elettori, da sempre ostili a Bruxelles, sono stati sedotti dalle promesse di Farage, facendo scivolare al terzo posto (primi i laburisti) i Tory nei sondaggi. Cameron è stato costretto ad impegnarsi a tenere un referendum nel 2017 sulla permanenza di Londra nell'Ue.




il governo ticinese tremebondo teme la reazione stizzita dei frontalieri azzurri e degli antidemocratici leader europei...
CdT.ch - Confederazione - Beltraminelli: non saranno tempi facili
BERNA/BELLINZONA - Il verdetto del popolo svizzero di quest'oggi sullo stop all'immigrazione di massa proveniente dall'Unione europea, è stato chiaro; quello dei ticinesi - con il 68,17% dei sì all'iniziativa democentrista - lo è stato ancora di più. A poche ore dal risultato emerso dalle urne, cominciano però a sorgere i primi interrogativi, inesorabili e di spessore. Li ha posti "a caldo" anche il presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli. Quest'ultimo, tradendo l'entusiasmo di una parte del mondo politico cantonale, ha dichiarato senza concedere spazio alle emozioni, che "non saranno tempi facili". L'iniziativa UDC, che ha spaccato la Svizzera e che ha ancora una volta compattato il Ticino contro una libera circolazione delle persone sregolata, pone, come detto, una serie di interrogativi da risolvere quanto prima. "Gl italiani potrebbero irrigidirsi", afferma il consigliere di Stato. Mentre è scontato che il Ticino non abbia margini di manovra per decidere alcunché, "occorre attendere che Berna negozi con l'UE il prosieguo degli accordi". E questo, facendo leva su tutta la necessaria diplomazia a disposizione della delegazione confederale. "Non sarà facile", secondo Beltraminelli.

Se, in questo ambito, il popolo svizzero ha smentito la linea istituzionale del Consiglio federale mantenuta finora in materia di lavoro transnazionale, è fuori discussione che chi governa il Paese si trovi ora nella difficile condizione di indicare una rotta da seguire. Quest'ultima, però, allo stato attuale, non è chiara a nessuno. La tradizionalmente molto compassata NZZ, in questo ambito, nella sua versione Online di questo pomeriggio, ha rilevato che "per l'integrazione del mercato europeo, la libera circolazione della manodopera estera rappresenta una libertà essenziale ormai data per acquisita in tutti gli Stati dell'Unione". E ancora - e questo è il punto - "che cosa significhi questo verdetto sui rapporti tra la Confederazione e l'Unione europea è per ora un quesito cui non è possibile rispondere. Sicuramente (il verdetto delle urne, ndr.) non sarà salutare per l'economia nazionale e per il nostro welfare". È un'opinione, ma provenendo da Zurigo, è ragionevole che non sia sottovalutata.

Per alcuni dei maggiori organi informativi svizzerotedeschi, se ne è già discusso in lungo e in largo nel corso di questo storico 9 febbraio 2014, il dubbio maggiore pare riguardare le modalità di applicazione dei cambiamenti legislativi postulati dalla stessa iniziativa dell'UDC contro l'immigrazione di massa dall'UE. In particolare per quanto riguarda il contingentamento della manodopera straniera (tanto inviso agli ambienti economici quanto ai sindacati). Bruxelles ha già fatto sapere che (vd suggeriti), "il testo viola i principi della libera circolazione delle persone". Il Consiglio federale, cioè, si vede costretto a far rispettare la sacrosanta volontà del suo popolo sovrano e dovrà convincere Bruxelles che pur se la Svizzera si trova "fuori tempo" avendo votato un'iniziativa di segno contrario ad accordi ormai conclusi, occorre trovare una soluzione di vicendevole interesse.

Gli accordi sulla libera circolazione delle persone entrati in vigore nel giugno 2002 - e pattutiti a tavolino tra le parti - cioè, prevedevano una serie di tappe intermedie, ormai, come detto, scadute dal profilo temporale e quindi pure "contrattuale". La Svizzera deve tornare al tavolo negoziale, in questo senso, violando quanto precedentemente stabilito, per ossequiare alla volontà del suo popolo. Ora, ributtare all'aria quel negoziato a tempo scaduto, potrebbe essere considerato inaccettabile (e pare proprio che sia così secondo la Commissione UE) o eccessivamente oneroso per la stessa Svizzera. Ed è su questo aspetto che la diplomazia elvetica dovrà quanto prima trovare una soluzione. Si tratta di una vertenza diplomatica per molti aspetti inedita e problematica, a prescindere dalle rivendicazioni regionali da leggere come una palese richiesta d'aiuto.
Cita messaggio
#2
ilfattoquotidiano fa disinformazione. In Ticino hanno vinto i Sì perchè i ticinesi ne hanno pieno le balle a venir sostituiti dagli italiani perchè accettano stipendi inferiori avendo un costo della vita inferiore e venendo da un paese in piena crisi alla canna del gas.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/...sa/875015/
Il no ha prevalso, con quote differenti, in tutti cantoni di lingua francese e nel canton Zurigo, in tutto il resto della Svizzera hanno vinto i sì. La regione dove l’iniziativa ha riscosso maggior successo è proprio il Canton Ticino, quello di lingua italiana, meta quotidiana 59310 lavoratori frontalieri italiani (nel terzo trimestre 2013, secondo dati Ufficio statistico federale) attirati da salari più alti e un mercato toccato in misura minore dalla crisi. Qui, dove i frontalieri italiani sono stati dipinti come dei ratti nelle campagne a sostegno del referendum, i Sì hanno letteralmente sbancato. Si sono fermati poco sotto al 70% (al 68,17%, con uno scarto di oltre 45mila preferenze sui no), un successo determinante anche per la vittoria in campo nazionale. È il segno del peso della campagna denigratoria messa in campo dai sostenitori del referendum, che non si sono fatti scrupolo di fare leva sugli istinti più bassi per portare a casa il risultato.
Cita messaggio
#3
Benissimo, e ora mi aspetto che la UE riveda tutti i trattati che consentono alla Svizzera l'accesso al mercato unico europeo. Non è che si possa godere di tutti i vantaggi senza accettare nessuno degli obblighi. E poi finalmente, che induriscano i controlli sull esportazione illegale di capitali, con sanzioni economiche neu confronti dei paesi che, come la Svizzera, non cooperano. E poi vedremo chi ci guadagna e chi ci perde.
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
Cita messaggio
#4
spritz82 Ha scritto:Benissimo, e ora mi aspetto che la UE riveda tutti i trattati che consentono alla Svizzera l'accesso al mercato unico europeo. Non è che si possa godere di tutti i vantaggi senza accettare nessuno degli obblighi. E poi finalmente, che induriscano i controlli sull esportazione illegale di capitali, con sanzioni economiche neu confronti dei paesi che, come la Svizzera, non cooperano. E poi vedremo chi ci guadagna e chi ci perde.
Se capitasse vorrebbe dire che la Svizzera ha soddisfatto il volere del popolo rimettendo i controlli alle frontiere e bloccando l'immigrazione continua come si faceva in Ticino prima dei bilaterali quando si stava meglio senza l'invasione frontaliera. Ritorsione UE? Possono fare solo solletico di fronte ai problemi generati da questi accordi con l'UE iniziati nel 2000. Vedere il PIL che cresce e la disoccupazione che non scende, la sicurezza e la criminalità che impennano, questo hanno portato gli accordi con l'UE.
Cita messaggio
#5
mattiab Ha scritto:ilfattoquotidiano fa disinformazione. In Ticino hanno vinto i Sì perchè i ticinesi ne hanno pieno le balle a venir sostituiti dagli italiani perchè accettano stipendi inferiori avendo un costo della vita inferiore e venendo da un paese in piena crisi alla canna del gas.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/...sa/875015/
Il no ha prevalso, con quote differenti, in tutti cantoni di lingua francese e nel canton Zurigo, in tutto il resto della Svizzera hanno vinto i sì. La regione dove l’iniziativa ha riscosso maggior successo è proprio il Canton Ticino, quello di lingua italiana, meta quotidiana 59310 lavoratori frontalieri italiani (nel terzo trimestre 2013, secondo dati Ufficio statistico federale) attirati da salari più alti e un mercato toccato in misura minore dalla crisi. Qui, dove i frontalieri italiani sono stati dipinti come dei ratti nelle campagne a sostegno del referendum, i Sì hanno letteralmente sbancato. Si sono fermati poco sotto al 70% (al 68,17%, con uno scarto di oltre 45mila preferenze sui no), un successo determinante anche per la vittoria in campo nazionale. È il segno del peso della campagna denigratoria messa in campo dai sostenitori del referendum, che non si sono fatti scrupolo di fare leva sugli istinti più bassi per portare a casa il risultato.

"a Zurigo si devono accumulare nove ore di lavoro per potersi permettere l'acquisto di un ipod-nano, lo stesso quantitativo di ore di cui necessita un cittadino di New York. Dallo studio risulta pure che a Ginevra e a Zurigo per beni e prestazioni di servizi si paga in media circa il 20% in più rispetto ad altri paesi dell'Europa occidentale. Sono soprattutto i generi alimentari a essere più cari in Svizzera, raggiungendo circa il 45% in più rispetto ai prezzi medi riscontrabili in Europa occidentale."

La realtà è che nel canton Ticino siete poveri a casa vostra, ricchi se andate all'estero. Tutto questo odio deriva dalla riduzione del vostro potere d'acquisto.

Forse nella Svizzera francese hanno sentito meno il morso della crisi Smile
Cita messaggio
#6
e ancora

Tremila euro al mese: "La soglia per una vita dignitosa"
Centomila firme sostengono l'iniziativa dell'Unione sindacale che fissa un minimo di 4.000 franchi per gli stipendi. Obiettivo garantire un buon salario minimo a tutti i lavoratori

Svizzera - Tremila euro al mese: "La soglia per una vita dignitosa" | Lavoro | Varese News
Cita messaggio
#7
Jackone Ha scritto:"a Zurigo si devono accumulare nove ore di lavoro per potersi permettere l'acquisto di un ipod-nano, lo stesso quantitativo di ore di cui necessita un cittadino di New York. Dallo studio risulta pure che a Ginevra e a Zurigo per beni e prestazioni di servizi si paga in media circa il 20% in più rispetto ad altri paesi dell'Europa occidentale. Sono soprattutto i generi alimentari a essere più cari in Svizzera, raggiungendo circa il 45% in più rispetto ai prezzi medi riscontrabili in Europa occidentale."

La realtà è che nel canton Ticino siete poveri a casa vostra, ricchi se andate all'estero. Tutto questo odio deriva dalla riduzione del vostro potere d'acquisto.

Forse nella Svizzera francese hanno sentito meno il morso della crisi Smile
non hai capito, in svizzera il potere d'acquisto é elevato. la vita é cara e gli stipendi sono alti. Nelle zone di confine c'é pressione sui salari ma più che altro il problema é che non si assumono i residenti perchè gli azzurri sono più facili da gestire, accettano stipendi più bassi. Lo stipendio di un macellaio in ticino é uguale a quello di un medico oltre confine, ora capisci perchè gli azzurri vengono in Svizzera a lavorare. Da loro non c'é lavoro, in Ticino ce n'é di più e gli stipendi saranno il triplo. Il PIL sale ma a beneficiarne sono i frontalieri, i residenti invece sono disoccupati. Poi tocca subirsi la manfrina dai datori di lavoro che dicono falsamente che il ticinese non accetta certi lavori e gli elogi alla flessibilità azzurra. Sarei straflessibile pure io se potessi fare l'operaio in Italia prendendo lo stipendio che percepisce un medico in Svizzera.
Cita messaggio
#8
Se la vostra soglia di vita dignitosa è 4000 franchi svizzeri e il reddito lordo è 60000 dollari non vedo tutto questo benessere. La ricchezza non è un valore assoluto. Anche voi ticinesi fate volentieri la spesa in Italia, o sbaglio?
Cita messaggio
#9
Voi facendo gli operai venite in Italia a fare acquisti da medici Wink
Cita messaggio
#10
Jackone Ha scritto:Se la vostra soglia di vita dignitosa è 4000 franchi svizzeri e il reddito lordo è 60000 dollari non vedo tutto questo benessere. La ricchezza non è un valore assoluto. Anche voi ticinesi fate volentieri la spesa in Italia, o sbaglio?
I ticinesi che fanno la spesa in Italia sono tutti ticinesi di origine italiana, quelli di origine svizzera solitamente la fanno in Svizzera e solo raramente in Italia per motivi di principio. Non é indicativo del benessere fare la spesa in Italia o meno, tutti vogliono risparmiare.

CdT.ch - Commenti CdT - Ora non dite che la Svizzera è xenofoba
[B]E ora, per cortesia, non dite che gli svizzeri sono egoisti, xenofobi o addirittura razzisti. Non lo sono affatto. La Svizzera è e resta uno dei Paesi più democratici, tolleranti, altruisti al mondo. Solo che, in tempi di continua sottrazione di sovranità nazionale, continua a credere nelle virtù della democrazia e soprattutto della democrazia diretta, che permettere al popolo di esprimersi su qualunque argomento, anche quelli meno graditi al governo e all’istituzioni. Così questo fine settimana i cittadini svizzeri – anzi, il popolo elvetico – è andato alle urne e contro ogni previsione e, soprattutto, contro il volere dei principali partiti, del governo, delle associazioni economiche, dei sindacati, ha deciso di approvare l’iniziativa lanciata dell’Udc contro “l’immigrazione di massa” ovvero contro gli accordi con l’Unione europea che hanno di fatto liberalizzato il mercato del lavoro svizzero, aprendolo ai cittadini dell'Ue.[/B]
Questo significa che da domani la Svizzera chiuderà le frontiere e che gli oltre 60mila frontalieri italiani che lavorano nel Canton Ticino perderanno il posto di lavoro? Ovvio che no.
Il popolo svizzero ha dato mandato al Consiglio federale di rinegoziare i trattati esistenti e di introdurre leggi che fissino dei contingenti di manodopera in funzione “agli interessi globali dell’economia elvetica”. Tempo: tre anni. Poi si vedrà. Anzi, prima si vedrà. Non sarà necessario aspettare tre anni per capire la portata di questo voto e l’esito che verosimilmente non sarà in sintonia con il volere del popolo elvetico.
Mi spiego: questo voto è storico perché anticipa il sentimento che un numero crescente di popoli europei provano nei confronti dell’Unione europea e delle organizzazioni sovranazionali. Un sentimento che troverà piena espressione alle prossime elezioni europee. Gli svizzeri pur vivendo nel benessere, sentono di non essere più pienamente sovrani, di non controllare più il proprio destino. Vedono consuetudini e contratti sociali che sembravano incrollabili, erodersi continuamente, secondo modalità opache, anzi impalpabili. Una sensazione che è particolarmente evidente sul mercato del lavoro, soprattutto nelle zone di frontiera e alla guida di grandi società, che sono ancora nominalmente svizzere ma che in realtà sono condotte e controllate da stranieri. In Svizzera non c’è crisi, ma c’è, da tempo, un disagio fortissimo, un senso di smarrimento, un bisogno di affermazione di identità che oggi è emerso prepotentemente. Non è stato un voto razionale, ma emotivo. Non è stato un voto “contro” ma un voto “per”; sì difendere se stessi e la propria identità.
Verosimilmente, però, sarà un voto inutile; anzi, forse addirittura controproducente. Già, perché non è difficile immaginarsi il seguito.
Poche settimane fa il Commissario al mercato interno Ue, Vivane Reding, aveva avvertito il popolo elvetico che “la Svizzera non può scegliere ciò che le piace” con dichiarazioni di rara arroganza.
E ora l’Unione europea non potrà certo permettere che la strategia di imbrigliamento della Confederazione elvetica (considerata dal tedesco Schulz ormai “un membro passivo della Ue”Wink possa venir compromessa.
Già da domani inizierà il fuoco di fila dell’Unione europea a furia di pressioni, minacce, ricatti. Anche il mondo economico elvetico è contrario alla revisione degli accordi. Ecco perché alla fine verosimilmente tutto resterà come prima. E l’oligarchia europea si prodigherà per trasformare, ancora una volta, una sconfitta, in una vittoria. Ovvero per dimostrare di essere più forte della democrazia, di poter piegare alla propria volontà anche popoli – come quello francese, olandese e, in passato, quello svizzero – che si illudono di essere liberi e sovrani.



concordo pienamente con l'ultima frase. I vertici dell'UE sono antidemocratici, il loro volere é dittatoriale, cioé imporre ai popoli la loro visione del mondo. Sicuramente se la Reding avesse avuto il potere di decidere/imporre alla svizzera di fare la votazione o meno, la signorina Reding avrebbe vietato la consultazione. Questo é lo spirito dei vertici dell'UE. Non hanno nessun rispetto per la democrazia, sono dei piccoli dittatoruncoli che vanno contro il parere dei popoli che si nutrono di retorica e utilizzano a sproposito parole come "libertà" (vedere Mr. Schäuble). Se fossero democratici permetterebbero l'entrata nell'UE dei vari paesi solo tramite consultazione popolare. Invece la maggior parte delle nazioni vi aderiscono perchè sono le elite governative a volerlo e senza sottoporre la cosa in votazione. Ma gli amici dell'UE non dicono certo di no, anzi accolgono a braccia aperte l'adesione di nazioni senza che il popolo di quelle nazioni abbia potuto esprimersi. Ma poi giù di retorica quando un governo entra nell'UE o stipula con loro un accordo senza consultare il popolo, eccoli rallegrarsene, incensando il governo per il grande passo, parlando di nuova libertà per la nazione coinvolta, di esempio da seguire...
Cita messaggio


Vai al forum:


Utenti che stanno guardando questa discussione: 1 Ospite(i)