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"La mafia non esiste" (cit.)
#1
Di Marco Travaglio:

La Cassazione che annulla una condanna con rinvio ad altro processo d’appello rientra nella fisiologia del sistema giudiziario italiano. Non comporta affatto una bocciatura delle accuse,ma solo della sentenza d’appello, che qui presentava più di un’incongruenza. Del resto, chiunque lo conosca un po’ sa bene che il processo Dell’Utri è il più solido fra tutti quelli celebrati per concorso esterno in associazione mafiosa. Il meno dipendente dai mafiosi pentiti. Il più ricco di prove autonome,documentali e testimoniali, di intercettazioni,addirittura di ammissioni dell’imputato: insomma il meno legato alle parole e il più ancorato ai fatti. Se nel nuovo appello Dell’Utri fosse assolto, significherebbe che non si potrà mai più condannare nessuno per aver servito la mafia dall’esterno, cioè senza farne parte. Una jattura dalle proporzioni incalcolabili, in un paese infestato dalle mafie proprio grazie ai loro rapporti esterni con politici, pubblici funzionari, finanzieri,professionisti,magistrati, avvocati. Eppure ieri il Pg della Cassazione Francesco Iacoviello, ex pm a Ravenna, già celebre per aver chiesto e ottenuto l’annullamento delle condanne di Squillante per Imi-Sire di De Gennaro per il G8, e la conferma dell’assoluzione di Mannino e della prescrizione per Berlusconi nel caso Mondadori, non si è limitato a criticare la criticabilissima sentenza d’appello che condannava Dell’Utri fino al 1993 e lo assolveva per il periodo politico. Ha preso in contropiede persino i difensori e ha liquidato 15 anni di lavoro di investigatori, pm, periti e giudici come cosa da niente,lanciandosi in una sprezzante lezione di diritto ai pm che hanno indagato Dell’Utri, al gup che l’ha rinviato a giudizio, ai tre giudici del tribunale che l’han condannato a 9 anni e ai tre giudici d’appello che l’han condannato a 7 anni. Già che c’era, ha aggiunto che il concorso esterno non esiste, “è un reato a cui non crede più nessuno”. In realtà al concorso esterno non credono i mafiosi e i loro amici. Ci credono le sezioni unite della Cassazione (9 giudici), che nelle sentenze Carnevale e Mannino hanno confermato che il concorso esterno esiste eccome, delimitandone i confini. Ci credono decine di giudici della Suprema Corte, che hanno confermato condanne per concorso esterno di politici (Gorgone e Cito), imprenditori (Cavallari) e funzionari infedeli (Contrada e D’Antone). Devono averci creduto anche quelli del processo Dell’Utri, altrimenti ieri avrebbero annullato senza rinvio. Ma soprattutto ci credevano Falcone e Borsellino che, non avendo avuto la fortuna di lavorare a Ravenna, configurarono per primi quel reato nella sentenza-ordinanza del processo maxi-ter a Cosa Nostra e poi la mafia li ammazzò anche perché al concorso esterno ci credevano. Il processo Dell’Utri non si basa su “frequentazioni e conoscenze con mafiosi”, come sostiene Iacoviello paragonandolo al caso Mannino. Di Mannino i giudici ritennero provate le conoscenze e le frequentazioni mafiose, ma non i favori alla mafia. Su Dell’Utri, invece, ci sono montagne di prove sui favori alla e dalla mafia. Anche limitandosi alla carriera pre-politica di manager berlusconiano, è stranoto che B. fosse succube dei mafiosi (al punto di pagarli o di dirsi pronto a pagarli) proprio perché Dell’Utri gli aveva infilato Mangano in casa e mediò per riportare la pace dopo ogni minaccia e attentato. Dire che questo non è concorso esterno e soprattutto che il concorso non esiste è un salto indietro, culturale prima che giuridico, agli anni bui in cui per certi giudici Cosa Nostra era solo un coacervo di bande disomogenee e disorganizzate. Insommala Cupolaera un’invenzione di Falcone, il “teorema Falcone” che “non capisce niente” e vuole solo “fregare qualche mafioso”, come diceva nel 1994 Corrado Carnevale al collega Aldo Grassi, che non faceva una piega e ieri presiedeva il collegio che ha annullato la condanna di Dell’Utri. Anni fa Dell’Utri disse che “la mafia non esiste” e un’altra volta concesse: “Se esiste l’antimafia, esisterà anche la mafia”. Non immaginava che un giorno, in Cassazione, avrebbe dovuto chiedere il copyright.

Da Il Fatto Quotidiano del 10/03/2012.
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Mike:"You know what happened. The question is, can you live with it?”

"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#2
che roba.....
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#3
Mah... Non ho parole Confusedhock:
Osservatorio Meteorologico Professionale di Basilicanova (Parma) .



http://www.temp.digiteco.com/default.asp...&view=Real
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#4
Da qualcha anno la strada davanti a casa mia si chiama Via Borsellino, adesso potrebbero intitolarla a dell'Utri, o a Iacovielllo, o a Totò Riina... Sad
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

La mia stazioncina meteo online (versione "quasi" definitiva)... Smile
http://rieticentrometeo.altervista.org

Terminillo.ORG Smile
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#5
Un vecchio articolo dalle pagine di repubblica:
Quando il boss Tanino Cinà telefonava a Marcello Dell'Utri | Palermo la Repubblica.it
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#6
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Dichiarazioni, interviste, intercettazioni, sfoghi, deposizioni, ecco "il meglio" di Marcello Dell'Utri, tutte parole sue. 25 anni che non ci si crede.

31 dicembre 1987:
Tanti auguri Gaetano (Cinà)! No, non l'ho ancora vista la cassata ...

21 marzo 1994:
Mangano l'ho conosciuto nella Palermo anni '60: ero allenatore della Bacigalupo, squadra di calcio giovanile. Mangano era una specie di tifoso. Commerciava cavalli. Me ne ricordai nel 1975. Berlusconi mi aveva incaricato di cercare una persona esperta di conduzione agricola. Così chiamai Mangano ... Rimase ad Arcore due anni. E si comportò benissimo. Trattava con i contadini, si occupava dei cavalli. Ma la notte di Sant'Ambrogio del 1975, dopo aver cenato con noi, il principe di Sant'Agata fu sequestrato vicino ad Arcore. C'era una nebbia terribile. L'auto dei rapitori andò a sbattere. E il principe riuscì a fuggire. Le indagini lanciarono sospetti su Mangano, svelarono che non aveva un passato immacolato ...

28 dicembre 1994:
Silvio Berlusconi è entrato in politica per difendere le sue aziende.

1 luglio 1996:
Io non sapevo che Cinà e Mangano fossero uomini d'onore. Anzi, per quanto riguarda Cinà non sono a tutt'oggi convinto che egli possa essere un uomo d'onore. Sono molto legato da grande amicizia a Cinà, pertanto non ho difficoltà ad ammettere che l'ho frequentato fino a tempi recentissimi, potrei dire che lo frequento ancora oggi.

26 giugno 1996, a verbale:
Mangano continuò comunque a frequentare Arcore e più precisamente la scuderia, dove teneva a pensione il suo cavallo, di nome "Epoca".

1996:
C'erano molte persone che andavano a trovarlo (Mangano) ... A volte mi presentava delle persone dicendo che erano dei suoi amici, ma non mi faceva nessun nome. Non si fanno mai nomi quando si presenta una persona nel modo di Mangano.
1996, sul matrimonio del pluripregiudicato Jimmy Fauci, ricco di uomini di Cosa Nostra:
Mi portò Cinà, non sapevo chi fosse lo sposo: mi trovavo a Londra casualmente per una mostra sui vichinghi.

1996:
Se nella telefonata ho adoperato un tono amichevole, ciò è stato solo perché in quel periodo Mangano faceva paura, ero cosciente della sua personalità criminale.

1 luglio 1996:
Mangano lo frequenterei ancora adesso.

2 ottobre 1997:
La mafia non esiste. Cosa c'è, un posto dove lei va a bussare, "Permette, qui c'è la mafia?".
31 edicembre 1998, a telefono con il boss Pino Chiofalo, appena uscito dal carcere:
Ah, io… sono a sua disposizione ... Lei decida quello che vuole, per me va bene.

11 marzo 1999:
Come disse giustamente Luciano Liggio, se esiste l'antimafia vorrà dire che esiste pure la mafia ... Io non sto né con la mafia, né con l'antimafia ... I miei guai dipendono dal fatto che sono mafioso ... ehm, cioè, che sono siciliano ...

6 dicembre 2000:
Anziché occuparsi di rapine e spaccio di droga, ci sono magistrati che preferiscono perseguitare Berlusconi e altre persone che danno loro visibilità ... E' ragionevole che tocchi al governo indicare le priorità da seguire nella tutela del cittadino, rivolgere le opportune raccomandazioni a chi ha il compito della repressione.

2000..:
Prescrizioni, amnistie, leggi ad personam? Sono vergognose per i colpevoli, agli innocenti vanno bene ugualmente.

20 marzo 2001:
Luttazzi è un cretino.

24 aprile 2001:
Sono perseguitato come lo sarebbe Giovanni Falcone.

12 novembre 2002:
Nei processi non patteggiate mai, non parlate mai e fate passare più tempo possibile: magari intanto muore il pm, o il giudice, o un testimone.

2003:
... la situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: "Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale" ... I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda.

12 dicembre 2004:
Se la mafia esiste? Lo chieda a sua sorella.

12 febbraio 2007:
Sono sicuro, i diari del Duce sono autentici.

23 febbraio 2007:
Voglio Silvio a braccetto con D'Alema.

8 aprile 2008:
I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione.

8 aprile 2008:
Moggi è una persona simpaticissima e sono convinto che le presunte manovre che gli vengono attribuite non siano vere.

8 aprile 2008:
Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo, è morto per causa mia. Era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E' un eroe, a modo suo.

4 maggio 2009:
Occupare la Rai? Perché no, ma naturalmente speriamo di non doverla occupare.

4 maggio 2009:
Mussolini? Ha perso la guerra perché era troppo buono ... era un uomo straordinario e di grande cultura.

31 maggio 2009:
A Villa Certosa ci sono le pizze, i gelati, i cactus e lo spettacolo del vulcano, ma non ho mai visto Silvio frequentare minorenni.

29 novembre 2009:
Lo ripeto, il comportamento di Mangano è stato eroico.

23 dicembre 2009:
D'Alema è il nostro principale referente.

10 febbraio 2010:
A me della politica non me ne frega niente ... mi sono candidato solo per non finire in Galera.

16 aprile 2010:
Se mi lasciano in pace, se mi assolvono sono disposto a lasciare tutte le cariche politiche, non mi interessa fare politica. Io faccio il Senatore solo per difendermi dal processo.

23 novembre 2010:
Lo ripeto, Mangano è sempre il mio eroe.

13 agosto 2011:
I 10 milioni di euro di prestito di Berlusconi? Scusi, ma che gliene frega dei miei affari? Che c'entrate voi del Corriere con questa rottura di coglioni?

9 marzo 2012, azzerato il processo Dell'Utri:
Finalmente un giudizio sereno.


...Non leggere questo Blog!: Marcello Dell'Utri, Senatore della Repubblica. Davvero.
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#7
Fate schifo!!


Di Marco Travaglio:
Ma interessa ancora a qualcuno sapere perché vent’anni fa è morto Paolo Borsellino con gli uomini di scorta? Sapere perché l’anno seguente sono morte 5 persone e 29 sono rimaste ferite nell’attentato di via dei Georgofili a Firenze, altre 5 sono morte e altre 10 sono rimaste ferite in via Palestro a Milano, altre 17 sono rimaste ferite a Roma davanti alle basiliche? Interessa a qualcuno tutto ciò, a parte un pugno di pm, giornalisti e cittadini irriducibili? Oppure la verità su quell’orrendo biennio è una questione privata fra la mafia e i parenti dei morti ammazzati?

È questa, al di là delle dotte e tartufesche disquisizioni sul concorso esterno in associazione mafiosa, la domanda che non trova risposta nel dibattito (si fa per dire) seguìto alla sentenza di Cassazione su Marcello Dell’Utri e alle parole a vanvera di un sostituto Pg. O meglio, una risposta la trova: non interessa a nessuno. A parte i soliti Di Pietro e Vendola, famigerati protagonisti della “foto di Vasto” che va cancellata o ritoccata come ai tempi di Stalin, magari col photoshop, non c’è leader politico che dica: “Voglio sapere”. Anzi, dalle dichiarazioni dei politici che danno aria alla bocca senza sapere neppure di cosa parlano, traspare un corale “non vogliamo sapere”.

Forse perché sanno bene quel che emergerebbe, a lasciar fare i magistrati che vogliono sapere: il segreto che accomuna pezzi di Prima e Seconda Repubblica, ministri e alti ufficiali bugiardi e smemorati, politici, istituzioni, apparati, forze dell’ordine, servizi di sicurezza. Quel segreto che viene violato solo quando proprio non se ne può fare a meno perché mafiosi e figli di mafiosi han cominciato a svelarlo. Quel segreto che ha garantito carriere ai depositari e ai loro complici. Già quel poco che si sa – che poi poco non è – è insopportabile per un sistema che si ostina a raccontarci la favoletta dello Stato da una parte e dell’Antistato dall’altra, l’un contro l’altro armati. La leggenda del “mai abbassare la guardia”, delle “centinaia di arresti e sequestri”, “della linea della fermezza”, del “tutti uniti contro la mafia”, mentre dietro le quinte si tresca con quella per venire a patti, avere voti, usarla come braccio armato e regolare i conti sporchi della politica, rimuovendo un ostacolo dopo l’altro: da Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa, giù giù fino a Falcone e Borsellino.

Ora, nel ventennale di Capaci e via D’Amelio, prepariamoci a un surplus di retorica, nastri tagliati, cippi, busti e monumenti equestri, moniti quirinalizi, lacrime tecniche e sobrie, corone di fiori delle alte cariche dello Stato (anche del presidente del Senato indagato per concorso esterno che spiega all’Annunziata la sua teoria di giurista super partes sul concorso esterno senza neppure arrossire). Sfileranno in corteo trasversale quelli che -come da papello – han chiuso Pianosa e Asinara, svuotato il 41-bis facendo finta di stabilizzarlo come da papello, abolito i pentiti per legge, tentato di abolire pure l’ergastolo, regalato ai riciclatori mafiosi tre scudi fiscali.

Quelli che han detto “con la mafia bisogna convivere” e ci sono riusciti benissimo. Casomai interessasse a qualcuno, i disturbatori della quiete pubblica riuniti nell’Associazione vittime di via dei Georgofili, guidata da una donna eccezionale, Giovanna Maggiani Chelli, hanno appena reso noto la sentenza con cui la Corte d’assise di Firenze ha mandato all’ergastolo l’ultimo boss stragista, Francesco Tagliavia. “Una trattativa – scrivono i giudici – indubbiamente ci fu e venne, quantomeno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia”. Dopo il concorso esterno, se ci fosse un po’ di giustizia, la Cassazione dovrebbe abolire anche la strage. Oppure unificare i due reati in uno solo, chiamato “schifo”.

Il Fatto Quotidiano, 13 Marzo 2012
Fate schifo | Marco Travaglio | Il Fatto Quotidiano
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#8
Ecco la requisitoria che ha salvato Dell’Utri | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano
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