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La Grecia potrebbe uscire dall'Euro
#1
Citazione:IL magazine tedesco Spiegel
«La Grecia valuta l'uscita dall'euro» Atene smentisce: «Notizie infondate»
I ministri delle finanze dell'euro zona dovrebbero incontrarsi per discutere della crisi

BERLINO - La Grecia starebbe prendendo in esame l'uscita dall' euro-zona. Lo afferma il settimanale tedesco Der Spiegel che ha diffuso un'anticipazione sul proprio sito Internet dell'edizione in edicola lunedì 9 maggio. L'ipotesi, resa nota a mercati europei chiusi, che la Grecia possa lasciare la zona euro e reintrodurre la dracma è stata smentita da più parti, a partire dal governo di Atene che ha negato «categoricamente». Il settimanale ha anche aggiunto che una riunione urgente fra i ministri finanziari dell'area della moneta unica e la Commissione Europea è stata fissata per venerdì sera, a Lussemburgo.

L'EUROGRUPPO NEGA - La riunione straordinaria dei ministri europei per discutere dei problemi della Grecia è stata peraltro smentita dal portavoce dello stesso presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Anche il governo di Atene ha smentito le notizie sull'incontro segreto a Lussemburgo: sono «notizie completamente infondate che fanno il gioco degli speculatori», ha detto un rappresentante dell'ufficio del premier greco George Papandreou.

BERLINO E WASHINGTON - Steffen Seibert, il portavoce del cancelliere Angela Merkel ha negato che il tema dell'uscita della Grecia sia sul tavolo il governo tedesco, «né è un argomento a livello europeo». Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) si trincerato invece dietro un «no comment».

«USCIRE DALL'EURO? NON HA SENSO» - Uscire dall'euro? «Non ha senso, è impossibile». Così il ministro greco delle finanze, Giorgos Papakonstantinou, ha risposto alle indiscrezioni di un possibile addio di Atene alla moneta unica. «È impossibile. Anzitutto, perché non esiste il meccanismo per far uscire un paese dall'euro», spiega Papakonstantinou. «E comunque le conseguenze sarebbero catastrofiche: il debito pubblico raddoppierebbe, il potere d'acquisto crollerebbe, le banche collasserebbero e precipiteremmo in una recessione da guerra. Non ha senso politicamente, socialmente, economicamente. Sarebbe un disastro che nessuno vuole davvero, neanche chi si esercita su quest'ipotesi nei paesi nordici». Il ministro esclude anche una ristrutturazione del debito pubblico greco.

Redazione online
06 maggio 2011 RIPRODUZIONE RISERVATA

«La Grecia valuta l'uscita dall'euro» Atene smentisce: «Notizie infondate» - Corriere della Sera

Citazione:Perché la Grecia uscirà dall’euro (non subito)

Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire adesso prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure quando in cassa non ci sarà più niente. Dall'Europa un piano di aiuti pasticciato. Germania, Francia e Olanda non hanno salvato il popolo greco: hanno salvato i propri banchieri dall'insolvenza greca
Di fronte al diniego tedesco, finlandese ed olandese di allargare i cordoni della Borsa e accettare di farsi carico in toto del debito pubblico greco, Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire dall’euro subito prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure uscire dall’euro quando non ci sarà più niente in cassa. Quando il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha raccontato, venerdì, che i negoziati sull’uscita dall’euro sarebbero già in atto, è scoppiato un comprensibile panico, nonostante le smentite del governo di Atene. Il Pil greco, sceso del 4,2 per cento lo scorso anno, nel 2011 si contrarrà di un ulteriore 3 per cento, mentre l’inflazione salirà di almeno 2 punti. La Banca centrale greca ha detto che l’inflazione risultante dall’aumento dell’Iva e dall’aumento del prezzo della benzina ha ridotto i salari reali del 9 per cento lo scorso anno e nel 2011 si aggiungerà una contrazione del 5 per cento.

Tutte le banche sono virtualmente in solventi e sono mantenute in vita solo dalla generosa liquidità erogata dalla Bce, unica istituzione finanziaria del mondo che continua ad accettare i titoli di Stato greci a garanzia dei prestiti erogati. Il sistema finanziario interno è bloccato, i crediti erogati sono inevitabilmente in rapido deterioramento. La desertificazione economica è stata accelerata dalle misure draconiane imposte dall’Europa nel maggio 2010 quando è stato erogato un prestito di 110 miliardi di euro per “salvare” la Grecia. La salvezza di Atene sarebbe stata quella di non essere entrata nell’euro, di non aver avuto accesso a prestiti facili con bassi tassi d’interesse che hanno fatto raggiungere al paese l’apogeo della bolla finanziaria con le spese faraoniche fatte per le Olimpiadi del 2004. Grazie alla bolla olimpica i cittadini greci hanno conosciuto una crescita economica del 4 per cento annuo dal 2003 al 2007. I governi alla ricerca di facile consenso hanno aumentato la spesa e il numero di dipendenti pubblici fino a far diventare il settore statale responsabile per il 40 per cento del Pil, cioè su ogni euro che circola in Grecia 40 centesimi provengono dalle casse statali. L’Europa ha tentato di mascherare questi dati con un piano di aiuti pasticciato, fatto di un prestito emergenziale che è servito solo a ripagare le banche straniere dei crediti verso Atene: la maggior parte dei 110 miliardi sono finiti nelle casse delle banche di quei Paesi che avevano erogato il prestito. Germania, Francia ed Olanda non hanno salvato il popolo greco hanno salvato i propri banchieri da perdite miliardarie in caso di insolvenza greca.

E lo hanno fatto con il concorso di tutti anche di chi, come l’Italia, non aveva una esposizione considerevole al rischio greco. La stessa cosa è stata fatta con l’Irlanda e sarà fatta con il Portogallo. Ma quanto può durare? Sempre più investitori ed economisti pensano che le istituzioni europee abbiano messo in piedi un gigantesco schema Ponzi: come nella vicenda Madoff i primi a tirare fuori i soldi (le banche private europee ed americane) riporteranno a casa i capitali con dignitosi profitti, gli ultimi rimarranno con il cerino in mano e subiranno le conseguenze di perdite disastrose.

Nella piramide messa in piedi dall’Ecofin e dalla Banca centrale europea alla base ci sono i cittadini dell’Unione e ai vertici i banchieri. Le finanze pubbliche sostengono il pagamento dei debiti dei paesi in difficoltà, le banche creditrici incassano e poi non erogano più credito e il gioco è fatto gli unici creditori rimangono gli stessi Stati europei che hanno la scelta o di trasferire i costi tramite la fiscalità generale o di non pagare a loro volta i propri debiti. Tutti sanno che lo schema non regge che prima o poi crollerà, ma i politici non pensano a lungo termine, come tanti Madoff spostano in avanti il problema. Si troverà un compromesso sulla Grecia, si erogherà un prestito ponte al Portogallo e si consentirà all’Irlanda di pagare meno interessi sul prestito europeo, fino a quando i mercati consentiranno alla Catena di San’Antonio europea di stare in piedi poi ognuno per sé e Dio per tutti.

SUPERBONUS

da Il Fatto Quotidiano dell’8 maggio 2011

Perché la Grecia uscirà dall?euro (non subito) | Superbonus | Il Fatto Quotidiano
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé


Johann Wolfgang von Goethe
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#2
è un bel casino, preoccupante soprattutto la situazione di portogallo e Irlanda (non dimentichiamo anche la Spagna traballante)
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#3
Jackone Ha scritto:è un bel casino, preoccupante soprattutto la situazione di portogallo e Irlanda (non dimentichiamo anche la Spagna traballante)

Beh se pensiamo all'evoluzione dell'economia della Grecia la più simile è proprio la Spagna, tuttavia, la Spagna non ha avuto la "statalizzazione" della Grecia. Irlanda e Portogallo ormai sono situazioni consolidate.
In quanto all'Italia...la situazione è migliore, ma non di certo rosea...
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

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#4
Se vent'anni fa non fossimo stati un popolo di risparmiatori adesso saremo nella merda fino al collo, anzi forse anche più in su....
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#5
wise Ha scritto:Se vent'anni fa non fossimo stati un popolo di risparmiatori adesso saremo nella merda fino al collo, anzi forse anche più in su....

Per fortuna che il modello americano ha tardato a diffondersi, verissimo...
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

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#6
Intanto l’agenzia Standard and Poor’s taglia il rating sovrano sul debito a lungo termine della Grecia da ‘BB’ a ‘B’e lo lascia in Creditwatch negativo. Il rating che era già sceso a livello spazzatura è ulteriormente ribassato per il timore di una ristrutturazione del debito. “Dal nostro punto di vista – spiega Standard and Poor’s – c’è un rischio crescente che la Grecia si muova verso una ristrutturazione del debito commerciale, inclusi i titoli rilasciati da governo”.

Le Borse europee hanno risposto alla notizia con un ribasso. Londra perde lo 0,78 per cento, Milano l’1,48 per cento, Francoforte l’1,2 per cento e Parigi l’1,3 per cento. Atene cede oltre il 3 per cento.

La decisione dell’agenzia di rating manda su tutte le furie il governo di Atene. “Dopo l’ultima azione da parte dell’agenzia poco più di un mese fa, quest’ultima non è giustificata”, si legge in una nota diffusa dal ministero delle Finanze. Secondo il dicastero le decisioni “dovrebbero essere basate su dati oggettivi, su annunci dei politici e su valutazioni realistiche delle condizioni dell’economia e non su ‘rumor’ di mercato e articoli di stampa. Quando tali decisioni si basano semplicemente su ‘rumor’, la loro validità è fortemente messa in dubbio”.

Ocse, Italia in ripresa ma servono riformeS&P boccia il debito pubblico della Grecia | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
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#7
Crisi in Grecia: obbligazioni a lungo termine declassate ulteriormente - Corriere della Sera

Dall'agenzia Fitch: da BB+ a B+
Crisi in Grecia: obbligazioni a lungo termine declassate ulteriormente
La decisione «riflette le sfide che Atene deve fronteggiare nell'attuazione di un programma di riforme radicale»

MILANO - L'agenzia di rating Fitch ha declassato il giudizio sulle emissioni a lungo termine del debito della Grecia, che passano da BB+ a B+. Resta la B per quelle a breve. L'agenzia ha disposto anche un rating watch con implicazioni negative. Già una decina di giorni fa erano circolate voci sul nuovo declassamento del rating della Grecia da parte dell'agenzia. Fitch ha spiegato la decisione affermando che «il calo riflette le sfide di fronte alla Grecia nell'attuazione di un programma di riforme radicale a livello fiscale e strutturale necessario per garantire la solvibilità dello Stato e le basi di una ripresa sostenuta».

RISCHIO DEFAULT - Il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde in una intervista al quotidiano austriaco Der Standard citata dall'agenzia Bloomberg ha lanciato l'allarme: «La Grecia è a rischio default»

Redazione online
20 maggio 2011 RIPRODUZIONE RISERVATA
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#8
Jackone Ha scritto:è un bel casino, preoccupante soprattutto la situazione di portogallo e Irlanda (non dimentichiamo anche la Spagna traballante)

La Spagna per fortuna è difficile che cada. La crisi qui è partita da una bolla immobiliaria spaventosa ed ha avuto l'epicentro nell'edilizia che è la maggior responsabile dell'altissimo tasso di disoccupazione. Mentre in grecia ad essere insolvente è stato lo Stato, qui il problema più grave è stato lo scoppio della bolla, e la restrizione del credito operata dalle banche, a causa di un indebitamento privato troppo elevato. I conti pubblici tuttavia sono sostanzialmente in ordine e sono già state fatte riduzioni di spesa imponenti e riforme impopolari senza creare tensioni esagerate.
E poi è un'economia sostanzialmente "too big to fall", se cadesse sarebbe un disastro mondiale, non lo possono permettere.

Certo, sarà difficile e lungo uscirne perchè il 20% di disoccupazione è un dato apocalittico, ma io incrocio le dita che il peggio sia passato.
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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#9
Il peggio in Italia verrà quando la marea di precari e disoccupati non sarà più "sostenuta" dalle pensioni e dai risparmi dei genitori... Diciamo fra una decina d'anni al massimo... "FORSE" si potrebbe ancora evitarlo, ma il nostro "governo" è impegnato a risolvere i problemi giudiziari di un pedofilo piduista settantacinquenne...
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

La mia stazioncina meteo online (versione "quasi" definitiva)... Smile
http://rieticentrometeo.altervista.org

Terminillo.ORG Smile
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#10
Gennaio1985 Ha scritto:Il peggio in Italia verrà quando la marea di precari e disoccupati non sarà più "sostenuta" dalle pensioni e dai risparmi dei genitori... Diciamo fra una decina d'anni al massimo... "FORSE" si potrebbe ancora evitarlo, ma il nostro "governo" è impegnato a risolvere i problemi giudiziari di un pedofilo piduista settantacinquenne...

Esatto. Purtroppo gran parte dei precari non avrà pensione e lì saranno guai seri.
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
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