Valutazione discussione:
  • 0 voto(i) - 0 media
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
L’ultima sfida di Anonymous Italia: finiscono online i dati della polizia
#1
Mail interne e documenti riservati su manifestazioni e cortei No Tav: gli «hacker» ritornano all’attacco

FEDERICO GUERRINI

Circolari interne, materiale riservato di schedatura di tutti i gruppi antagonisti, di destra e sinistra, che ruotano attorno al Movimento No Tav, manuali destinati ai funzionari di polizia, lettere. C’è un po’ di tutto nel materiale trafugato dagli attivisti di Anonymous nei server della polizia di Stato italiana e messo online questa notte. Un’operazione clamorosa, perché clamoroso è il target. “Il livello di sicurezza dei sistemi ai quali abbiamo avuto accesso – dichiarano gli attivisti in un comunicato - al contrario di quanto pensassimo, è davvero scadente, e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta”.

Il movente ideologico dell’operazione sembra infatti essere la richiesta di maggiore trasparenza da parte delle forze dell’ordine; nel mirino degli anonimi soprattutto il comportamento, giudicato “repressivo” nei confronti del movimento No Tav e il monitoraggio di social network e profili sul Web per ricavare informazioni utili a incasellare i manifestanti dal punto di vista delle opinioni politiche. Viene chiesta inoltre l’introduzione del reato di tortura (la cui assenza ha pesato in modo rilevante sugli esiti dei processi per le violenze del G8 di Genova).

Tutti file sottratti sono stati pubblicati sia sul sito di Anonymous Italia che su altri siti di leak, come quelli del network Paranoia. Più di un gigabyte di materiale, 3.500 documenti, suddivisi in vari “pacchetti” e di cui è disponibile anche un sample, un campione contenente una parte del materiale giudicato più interessante dagli hacker. Fra i documenti ce n’è uno, datato 29 febbraio 2012 e indirizzato alla Digos e alla Questura di Torino in cui un dirigente della polizia riferisce su un episodio particolarmente delicato nella vicenda delle lotte contro il passaggio della Tav in Val di Susa: la caduta del manifestante Luca Abbà da un traliccio dove si era arrampicato. In esso si racconta come un altro poliziotto abbia provato a inseguire l’uomo, per indurlo a desistere, ma senza successo. Chi scrive precisa comunque che l’assistente non si trovava più sul traliccio al momento della caduta. Un lungo e ponderoso file è dedicato al “monitoraggio dei movimenti della sinistra e della destra antagonista” e proviene dalla Questura di Torino. Fra i movimenti segnalati e tenuti sotto controllo non solo centri sociali dichiaratamente anarchici come i torinesi Askatasuna, Murazzi o il Gabrio ma anche organizzazioni come Greenpeace e la Lega Antivivisezione.

E poi memorandum in vista della visita del presidente dell’Interpol a Venezia (un intenditore di vini, a quanto pare), lo sfogo dei poliziotti del Sindacato italiano appartenenti polizia per il problema della gestione dell’ordine pubblico nel campeggio abusivo piemontese di Chiomonte, la richiesta, a un esperto di armi, di come classificare e trattare la pistola rinvenuta nel corso di una perquisizione, foto e mail personali. Manuali che trattano dal punto di vista pratico e normativo l’azione sotto copertura e l’infiltrazione di agenti provocatori. Nomi e numeri telefonici degli appartenenti all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso della Questura di Mantova e molto materiale concernente l’utilizzo di apparecchiature elettroniche, codici di condotta per rispondere a radio e i telefoni per gli addetti alle sale operative. Buste paga e stampati che riportano i dettagli di una “traduzione”, ossia il trasferimento di un prigioniero da un carcere all’altro.
Una quantità di informazioni impressionante, di cui l’esame del “campione” messo insieme dagli anonimi costituisce solo la punta dell’iceberg. E c’è chi giura che, dopo un’operazione di questo genere, non potrà non scattare una repressione altrettanto formidabile.

«Durante la recente protesta degli studenti - scrive Anonymous Italia in un messaggio on-line - avete confermato per l’ennesima volta il vostro ruolo di specialisti della mattanza travestita da Democrazia. Quando avete manganellato, strattonato, spaventato e trascinato quei ragazzi, quando li avete calpestati con i vostri anfibi, o li avete impietriti di paura soffocandoli nella morsa del vostro armamentario, avete vilipeso ogni valore democratico. Tutte le volte in cui vi scagliate ’in difesa dell’Umanità’ contro chi vuole rompere il muro della sottomissione, vi disumanizzate. I vergognosi crimini che avete perpetrato continuano a rimanere impuniti e, paradossalmente, i vostri capi che al G8 ordinavano di svilire i Diritti Umani sono gli stessi che ora si trovano ai vertici e vanno a braccetto con i ceppi del potere».

«Nel materiale sottrattovi è possibile rintracciare molti dei vostri comportamenti deprecabili: a titolo di esempio, in un documento inerente i fatti di Chiomonte stigmatizzate i NoTav per l’ennesima volta, tacciandoli come una schiera di facinorosi costituenti pericolo per l’ordine pubblico; spiate i cittadini sui social network per estorcere informazioni utili a legittimare la repressione del dissenso (è il caso, ad esempio, dell’attivista che avete schedato: ’Ideologicamente finora sconosciuto, attraverso il suo profilo postato sul social network Facebook è emerso il suo particolare interesse per i movimenti ed associazioni animaliste/antivivisezioniste[...]’Wink. Si potrebbero citare anche le numerose foto scattate dalla Digos ai frequentatori dei centri sociali o il documento attestante che la rottura di uno sfollagente si è verificata «durante un intervento della Squadra mobile seguito dall’arresto del soggetto». I file che abbiamo rilasciato sono eloquenti e tutti possono trarre le proprie considerazioni personali».

«Rivendichiamo a gran voce - continua Anonymous - l’introduzione del reato di tortura che prevenga il ripetersi di carneficine già note e attribuisca una pena a chi, nascosto dietro una divisa, si accanisce sulla dignità umana; la telesorveglianza continua di ogni luogo in cui le Forze dell’ordine svolgono il proprio ruolo, al fine di prevenire abusi e documentarli nel caso si verifichino. Le immagini dovranno essere disponibili pubblicamente e in tempo reale per facilitare la denuncia di torture e maltrattamenti; l’apposizione di un codice ben visibile sulle divise, al fine di identificare facilmente un agente in tenuta antisommossa; che le forze dell’ordine, almeno durante il servizio di sorveglianza dei cortei, siano disarmate».

«Con la nostra azione vogliamo inoltre mandare un forte messaggio di solidarietà alle famiglie delle vittime. Siamo vicini a chi continua a lottare senza mai arrendersi. Tutti i caduti per mano dei vessatori in divisa sono nostri fratelli e riteniamo necessario commemorare coloro che son stati assassinati due volte: per mano di una divisa, e per mano di uno Stato che insabbia la verità», concludono gli hacker.


La Stampa - L’ultima sfida di Anonymous Italia finiscono online i dati della polizia



[Immagine: xzCrUL7.gif]
Mike:"You know what happened. The question is, can you live with it?”

"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
Cita messaggio


Vai al forum:


Utenti che stanno guardando questa discussione: 1 Ospite(i)