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Il paese dei veleni.
#1
BENVENUTI IN ITALIA.
Un'inchiesta svela un numero impressionante di siti contaminati.


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In Italia i siti potenzialmente contaminati sono circa 15 mila. Fra questi oltre 3.400 sono stati dichiarati già contaminati. Si tratta di un numero impressionante destinato a crescere ogni anno.

A tale numero vanno aggiunti gli oltre 1.500 siti minerari abbandonati censiti e le aree comprese nei siti di interesse nazionale che corrispondono, tutti insieme, a circa il 3% dell’intero territorio italiano e a oltre 330 mila ettari di aree a mare1.

Non è un caso che le aree su cui si sono consumati i principali disastri ambientali siano quelle dove sorgevano distretti industriali. Con l’eccezione della Campania, dove le zone certificate come gravemente inquinate sono principalmente frutto dello sversamento abusivo di rifiuti industriali, lo sviluppo del sistema produttivo italiano ha visto il nostro Paese ammalarsi gravemente. La cura sarebbero le bonifiche. Mai condizionale fu più d’obbligo.

La Legge Ronchi, la n°22 del 1997, istituisce 57 "Sin", ovvero i siti di interesse strategico nazionale, aree gravemente inquinate per cui lo Stato italiano ritiene indispensabile la bonifica. Diversi decreti e diverse leggi hanno allungato l’elenco dei siti. I primi sono stati istituiti con la Legge 426 del 1998, poi il Decreto Ministeriale 468 del 2001, poi la Legge 179 del 2002, e gli ultimi con la Legge 266 del 2005 e con decreti ministeriali nel 2008. Tra i Sin le aree industriali di Porto Marghera, Taranto, Piombino, Massa Carrara, La Spezia, Mantova, Milano, Napoli est, le discariche di Pianura a Napoli e di Pioltello e Ròdano in Lombardia, l’area lagunare di Marano e Grado in Friuli e la Valle del Basento in Basilicata. Zone in cui l’inquinamento ha portato anche ad un peggioramento delle condizioni di vita. In molte di queste aree, infatti, il nesso tra aumento delle malattie tumorali, delle malformazioni neonatali e le intense ed inquinanti attività industriali è certificato ed evidente.

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Grazie alla vicenda delle bonifiche dei 57 siti di interesse strategico nazionale è possibile comprendere come anche questo settore, finanziato largamente dallo Stato, sia stato in realtà un ulteriore strumento di businness e di spreco di denaro pubblico. Per i siti contaminati entrare nell’elenco dei Sin voleva dire poter contare su finanziamenti sicuri, una cabina di regia direttamente nelle mani del ministero ed una buona speranza di vedere realizzata la bonifica: per questo a diverse ondate, nel 1998, nel 2001, nel 2002, nel 2005 e nel 2008 la lista si è allungata sempre di più.
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Diciamolo subito: dei 57 "Sin" solo due, quello di Bolzano e di Fidenza, sono stati bonificati da quando, la bellezza di sedici anni fa, furono inquadrati all’interno della Legge Ronchi. Il “sistema delle bonifiche” ha avuto come scopo l’indirizzo di ingenti quantità di finanziamenti pubblici utilizzati principalmente per studi e consulenze di cui hanno beneficiato alcuni funzionari pubblici.

Prima si commissionava uno studio su come bonificare, poi si passava ad un approfondimento, poi ancora una perizia tecnica e così via. Parcelle da capogiro per consulenti esterni che si limitavano a studiare “il malato”. Ma di bonifica nemmeno l’ombra.
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Un settore, quello delle bonifiche, che non è mai stato sotto i riflettori dei media negli anni Novanta e negli anni zero e che solo recentemente è salito alla ribalta delle cronache per le inchieste della magistratura che hanno scoperto truffe e danni erariali per lo Stato, ma soprattutto la mancata bonifica dei territori. Il relativo anonimato con cui il settore delle bonifiche è stato percepito dall’opinione pubblica ha garantito il consolidarsi di un vero e proprio sistema. Per capirlo dobbiamo cominciare dall’inizio, dalla storia di un uomo che ha rappresentato la memoria storica del ministero dell’Ambiente italiano: Gianfranco Mascazzini.

* Andreina Baccaro e Antonio Musella sono gli autori di "Il Paese dei veleni" (ed. Round Robin)
http://www.today.it/cronaca/rifiuti-toss...talia.html
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