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Il fisico Mario Giuliacci spiega perchè non si può fare a meno del nucleare...
#1
... E non solo perchè secondo molti la CO2 potrebbe causare il GW...

Cambiamenti climatici e scelte energetiche - Mario Giuliacci

Cambiamenti climatici e scelte energetiche
Il tema dei cambiamenti climatici in atto è oggigiorno quello che più suscita accesi dibattiti e discussioni nell’ambito dei Fisici dell’atmosfera. Nessuno mette in dubbio ormai che il pianeta abbia subito un surriscaldamento record (Global Warming) negli ultimi 20-30 anni perché così evidenziano le misure termometriche; né si mettono in dubbio le ovvie conseguenze - per altro anch’esse documentate - del Global Warming: fusione dei ghiacci polari e dei ghiacciai alpini, innalzamento del livello degli oceani, aumento in intensità e frequenza dei cicloni tropicali ed extra-tropicali, alterazione della circolazione atmosferica e degli annessi grandi centri barici permanenti (come, ad esempio, l’anticiclone delle Azzorre). La causa viene individuata dai più nell’incremento dei gas serra causato dal consumo crescente di combustibili fossili. Ma oltre ad essere la principale causa dell’attuale sconquasso climatico, il petrolio, come fonte primaria di energia, ha altri gravi difetti: è una fonte esauribile (riserve per non più 40-60 anni); è la principale causa delle tensioni internazionali, essendo un’energia localizzata in limitate – ma appetibili - aree del pianeta; l’esplosivo sviluppo economico dei paesi asiatici ha spinto il suo costo su livelli che rischiano di mettere in ginocchio l’economia mondiale.
Ma se le cose stanno così, allora vi sono soltanto due strade per raffreddare il pianeta: la riduzione del consumo di petrolio e combustibili affini o, meglio ancora, la sua sostituzione con altre fonti.
Siccome la moderna civiltà è imperniata sull’uso del petrolio, è poco credibile che tale fonte energetica possa essere totalmente abbandonata nell’arco di appena 20-30 anni Quindi, oggi come oggi, per migliorare il clima del pianeta l’unica via praticabile è quella della riduzione dei consumi di petrolio mediante tre vie:
* Ottemperanza al Protocollo di Kyoto;
* Riduzione degli sprechi
* L’impiego di energie alternative.
Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale sull'ambiente. È stato negoziato nella città giapponese nel dicembre 1982 da oltre 160 paesi durante la Conferenza Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ed il riscaldamento globale. L'accordo, con gli ultimi ritocchi da parte dell’UE di un anno fa prevede, per i paesi industrializzati europei una riduzione delle emissioni inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra) del 20% rispetto a quelle del 1990 (considerato come anno base), entro il 2020. Tale obiettivo, è, però, utopico perché entro 10 anni i Paesi in via di sviluppo (PVS) del sudest asiatico, che sono riluttanti ad aderire in toto al protocollo di Kyoto, nel loro impressionante ritmo di sviluppo, consumeranno così tanto petrolio da far aumentare la concentrazione di CO2 almeno del 30-40%, di fronte al quale la riduzione del 20% autoimpostasi dall’Europa, risulta ininfluente sulle vicende del clima del pianeta. Già oggi i PVS interessano 4,5 miliardi di persone, cioè l'85% della popolazione mondiale e ben il 95% della relativa crescita.
La riduzione degli sprechi energetici si può ottenere mirando al risparmio nel riscaldamento, nuovo metodi (ma costosi nella fase di impianto) di ’illuminazione pubblica, isolamento termico, maggiore efficienza degli elettrodomestici. E’ una via senz’altro utile, ma pur sempre un palliativo (5% di minori consumi) perché chiaramente insufficiente a far fronte alla crescente domanda di energia. Per di più è una politica insostenibile dal punto di vista dei costi ( la coibentazione termica di tutte le case di 20 milioni di famiglie costerebbe circa 400 mila miliardi delle vecchie lire; l’acquisto di un frigo di classe A da parte di tutte le famiglie costerebbe 20 mila miliardi delle vecchie lire) miliardi Per di più si stima che il fabbisogno energetico europeo, attualmente di 1.370 MTEP (MTEP = milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) aumenterà nel 2020 a 1.637 Mtep (+20%).
E veniamo alle energie alternative. Per essere tali non debbono avere i difetti del petrolio e quindi debbono avere 3 irrinunciabili virtù: rinnovabili, presenti su quasi tutto il pianeta, non inquinanti. Quali fonti di energia oggi soddisfano tali requisiti? A priori, molte: solare, eolica, idrica, geotermica, da biomasse.
L’idrogeno invece non è una fonte di energia alternativa perché la sua produzione, tramite elettrolisi, richiede le energie tradizionali. Il suo impiego comunque nelle metropoli risolverebbe però il grave problema dell’inquinamento urbano causato dal petrolio e responsabile, in Italia, di circa 40.000 vittime all’anno. Purtroppo le energie rinnovabili hanno alcuni gravi difetti, che spiegano il loro modesto impiego a livello mondiale:
• Alcune richiedono tecnologie molto costose (es., il solare fotovoltaico ancora 3 volte del petrolio, 6 volte volte più del nucleare; il costo del solare per una utenza media di 3 KW è di euro 10.000; se 10 milioni di famiglie vlossero dotarsi del fotovoltaicoi il costo complessico sarebbe 200 mila miliardi delle vecchie lire)
• altre sono disponibili solo in aree limitate e costose (es, l’eolico);
• altre richiedono grandi superfici (es., le biomasse, centrali fotovoltaiche, solare termodinamico);
• altre non sono a costo zero e sono un po’ inquinanti (es., le biomasse)
• quasi tutte vengono rifiutate in ambito locale per motivi paesaggistici (eolico,centrali foto-voltaiche, mini-invasi idrici) o per timore di inquinamento locale (es., i termo-valorizzatori);
• Nell’ultimo anno in Italia le resistenze locali hanno bloccato il 56% dei progetti ambientali (fonte: Agenzia di ricerca ARIS)
• La quasi totalità delle rinnovabili debbono essere affiancate da energie tradizionali
• La sottrazione, per scopi energetici, di aree alla agricoltura alimentare sta già aggravando la fame nel mondo.
Ma supponiamo, da ottimisti, che nel 2020 le rinnovabili riescano ad assicurare in Europa il 20% del fabbisogno energetico Ma nel 2020 il fabbisogno energetico europeo si pensa che sarà nel frattempo cresciuto del 20% circa. Pertanto nel 2020 consumeremo ancora le stesse quantità odierne di combustibili fossili e quindi seguiteremo ad immettere nell’atmosfera la stessa quantità che immettiamo oggi. Ma allora sorge il dubbio che non è vero che le energie rinnovabili siano state introdotte per ridurre l’inquinamento atmosferico da gas serra. E comincia allora a serpeggiare il sospetto che dopo la lobby del business da petrolio adesso avanzi la lobby del business da energie rinnovabili
Ma sotto queste ipotesi, il petrolio nell’immediato futuro seguiterebbe ad essere ancora la principale fonte energetica e quindi non potremo che aspettarci un aggravamento di tutti quei cambiamenti climatici che già oggi destano serie preoccupazioni. A ciò si aggiunga che il petrolio ha oggi altri gravi difetti che ne consiglierebbero comunque la sua totale sostituzione in tempi più rapidi possibili:
• costo in vertiginosa ascesa per la forte domanda dei PVS
• è la causa principale delle attuali tensioni internazionali
• ha riserve per non più di 50-60 anni
Ma se, a questo punto, decidessimo, per le motivazioni appena esposte, di rinunciare completamente ad impiegare il petrolio come fonte energetica primaria, non sarebbe comunque possibile risolvere, almeno per i prossimi 10-20 anni, il problema energetico con il solo ricorso alle fonti rinnovabili, a meno che non si abbia di impiegare – anche se per un periodo transitorio limitato - l’energia nucleare. Sappiamo bene che l’aggettivo “nucleare” fa drizzare i capelli a molti, ma questa abnorme reazione di rifiuto è dovuta, più che ad effettivi pericoli, a molta ignoranza in materia – ignoranza per latro giustificata dalla complessità scientifica della materia, già ostica anche per i Fisici nucleari - nonché alla negativa risonanza mediatica che hanno avuto vicende come le devastanti bombe nucleari di Nagasaki e Hiroshima, il caso Cernobyl e, in tempi più recenti, il caso delle centrali giapponesi ( messe fuori uso però da un terremoto di intensità improbabile per l’Italia). E’ giusto comunque che sul nucleare il Governo attuale abbia imposto una “pausa di riflessione” dopo gli eventi giapponesi,k onde esaminare nel futuro il problema in maniera più serena senza l’eco degli eventi giapponesi. Ma, a dispetto di tutto ciò, l’energia nucleare è al momento l’unica energia veramente alternativa al petrolio almeno per i prossimi 40-50 anni per i seguenti motivi:
• le scorte di uranio possono soddisfare il fabbisogno di energia dell’umanità per almeno 200-400 anni
• è’ l’energia a più basso costo
• il problema dello smaltimento delle scorie è stato molto ridimensionate con le centrali nucleari di nuova generazione.
[Continua...]
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

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#2
Ma l’energia nucleare – è di qui la vera novità sul fronte energetico - non sarebbe “l’energia per
sempre” (anche in considerazione delle scorte comunque finite di uranio) ma va vista solo come una energia”provvisoria” per superare il tempo necessario ad abbandonare definitivamente il petrolio e quello necessario per accedere, in un futuro più o meno lontano, ad una fonte energetica quasi pulita, in quantità illimitata, altamente rinnovabile e reperibile ovunque a costi molto bassi. Questa energia c’è, è nota, si sa come sfruttarla ed ha come combustibili il deuterio e trizio ( isotopi
dell’idrogeno), elementi che, incredibile a dirsi, esistono in grandi quantità nell’acqua di fiumi, laghi, mari oceani, ovvero in tutto il mondo Una utopia? Ma no, nelle prospettive di medio-lungo termine (50-100 anni) l’energia sarà con elevata probabilità quella da fusione nucleare (la stessa che tiene accesa la fornace solare) con l’impiego, appunto, di deuterio e trizio. Rischi? Molto limitati perché, in caso di disfunzione, il reattore a deuterio e trizio tende a spegnersi in ambiente aperto e, per di più, i materiali radioattivi prodotti dalla reazione hanno una vita residua di appena 100 anni circa. Belle parole, direte, ma in concreto a che punto sono gli studi e le realizzazioni pratiche nel campo di una ipotetica “centrale a fusione nucleare” ? Ebbene, sono molto più avanzate di quanto non si creda. Infatti - e non si capisce perchè la notizia sia passi quasi in sordina - a Parigi nel novembre 2006 è stato firmato l’accordo dai ministri di Unione Europea, Stati Uniti d'America, Russia, Cina, India, Giappone e Corea per la costruzione del prototipo di reattore che impiegherà come che combustibili proprio deuterio e trizio. Il progetto è noto con l’acronimo di ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor ).La centrale è già in fase di costruzione dal 2008 a Cadarache nel Sud della Francia. Si pensa che potrà essere operativo nel 2020. Dopo di ché occorreranno 30-40 anni per passare dalla centrale “prototipo” a centrali “commerciali” .

Mario Giuliacci – 23.3.2011
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#3
Ehm... Con tutto il rispetto... Credo che giuliacci si intenda di nucleare e dei problemi annessi come io di metafisica hegeliana...
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#4
andrea85 Ha scritto:Ehm... Con tutto il rispetto... Credo che giuliacci si intenda di nucleare e dei problemi annessi come io di metafisica hegeliana...
Be', lui la laurea in fisica ce l'ha, anche se è un po' ottimista sulle scorte di uranio e purtroppo anche sul tempo necessario per arrivare alla fusione...
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#5
senza il nulla osta delle regioni in Italia non si costruirà mai una centrale...referendum escluso
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#6
Gennaio1985 Ha scritto:Be', lui la laurea in fisica ce l'ha, anche se è un po' ottimista sulle scorte di uranio e purtroppo anche sul tempo necessario per arrivare alla fusione...



Credo che per parlare di queste cose seriamente (intendo seriamente al punto da poter consigliare chi deve decidere) la laurea in fisica non sia sufficiente (nè necessaria in verità)... Bisogna avere esperienza in materia, sul campo. Per questo se certe cose le dice Rubbia (che di mestiere fa il fisico nucleare) gli credo, se le dice Giuliacci (che di mestiere fa il meteorologo) ci credo (molto) meno. Tanto per dire, trovo semplicemente folle che Veronesi sia stato messo a capo della commissione nucleare (quell'uomo dev'essere ammanicato fin sopra i capelli)...
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#7
Jackone Ha scritto:senza il nulla osta delle regioni in Italia non si costruirà mai una centrale...referendum escluso

peccato ne esistono già 4 complete e pronte per essere modernizzate..
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#8
Io si ho paura del nucleare ma relativamente, da uomo di scienza sarei tendenzialmente favorevole, ma IO HO PURA DEGLI ITALIANI : della sabbia, della mafia, della camorra e dell'incompetenza italiana, per questo votero' convinto SI, io una centrale che dopo 2 giorni mi scoppia perchè ci sono dentro incompetenti, o perchè ci sono pezzi o strutture fatte male per risparmiare, o avere le scorie nei nostri mari grazia alla mafia ( che per altro già ce ne buttano abbastanza di spazzatura tossica mi sembra ) NON LA VOGLIO !
Se ero in un'altro stato Europeo qualsiasi, ci avrei pensato su cosa votare realmente.
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Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo.-- Voltaire (François Marie Arouet)

:lolB:Neve inverno 2012 : 250 cm ca.
:lolB:
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« In Irlanda l'inevitabile non accade mai e l'inaspettato succede costantemente. »(<small>Sir John Pentland Mahaffy</small> )
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#9
andrea85 Ha scritto:

Credo che per parlare di queste cose seriamente (intendo seriamente al punto da poter consigliare chi deve decidere) la laurea in fisica non sia sufficiente (nè necessaria in verità)... Bisogna avere esperienza in materia, sul campo. Per questo se certe cose le dice Rubbia (che di mestiere fa il fisico nucleare) gli credo, se le dice Giuliacci (che di mestiere fa il meteorologo) ci credo (molto) meno. Tanto per dire, trovo semplicemente folle che Veronesi sia stato messo a capo della commissione nucleare (quell'uomo dev'essere ammanicato fin sopra i capelli)...

È effettivamente tutto da capire come il sia pur massimo oncologo italiano e di fama internazionale possa avere le conoscenze scientifiche e tecniche per essere il presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare che
...
svolge le funzioni e i compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza delle attività concernenti gli impieghi pacifici dell’energia nucleare, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari, comprese le loro infrastrutture e la logistica..

Perdippiù, non sembra che Veronesi possa vantare una posizione neutra su tali argomenti essendo egli sempre dichiaratosi totalmente a favore del nucleare.
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#10
andrea85 Ha scritto:Credo che per parlare di queste cose seriamente (intendo seriamente al punto da poter consigliare chi deve decidere) la laurea in fisica non sia sufficiente (nè necessaria in verità)... Bisogna avere esperienza in materia, sul campo. Per questo se certe cose le dice Rubbia (che di mestiere fa il fisico nucleare) gli credo, se le dice Giuliacci (che di mestiere fa il meteorologo) ci credo (molto) meno. Tanto per dire, trovo semplicemente folle che Veronesi sia stato messo a capo della commissione nucleare (quell'uomo dev'essere ammanicato fin sopra i capelli)...
Be', se il ragionamento è questo non ha neanche senso permettere a Giuliacci di votare al referendum, ma se non facciamo votare un laureato in fisica...
La verità è che su questi temi non dovrebbe essere possibile indire referendum, trattandosi di problemi strettamente tecnici e non politici...

P.S. Veronesi con le radiazioni ci lavora dalla mattina alla sera... ed ha in commissione due dei maggiori esperti italiani di energia nucleare...
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