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Fiscal cliff, l'ultimatum di Obama: «Pronto a sfidare il congresso»
#1
NEW YORK - Se non si dovesse trovare un accordo bipartisan su come evitare il "fiscal cliff", il presidente degli Usa è pronto a sfidare il Congresso e chiedere un voto sul suo piano. È l’ultimatum lanciato da Barack Obama ai leader di Camera e Senato. Il presidente non ha intenzione di rivedere il suo piano che prevede un aumento della tassazione per le persone con un reddito superiore a 250.000 dollari (190.000 euro circa).

"Senza un accordo presenterò il mio piano alla Camera dei Rappresentanti e un pacchetto di misure per proteggere le famiglie della middle class" ha tuonato Obama in una dichiarazione rilasciata in diretta televisiva, in cui comunque ha professato di essere "ottimista" e ha definito l’incontro tutto sommato positivo".

"Un piano equilibrato che protegga la classe media, tagli le spese in maniera responsabile e chieda ai più ricchi di pagare un po' di più: questa è la cosa giusta per la nostra economia" ha continuato Obama, rivolgendosi alle famiglie americane. Sul fiscal cliff, dice, "possiamo ancora raggiungere un accordo bipartisan. Se così non sarà chiederò al Congresso di votare un pacchetto di misure per evitare un aumento delle tasse per la classe media". "Non possiamo permettere che la politica di Washington - aggiunge Obama - ostacoli il progresso del Paese". Nelle prossime 48 ore il Senato dovrebbe trovare in extremis un accordo.
(29 dicembre 2012)

Fiscal cliff, discorso di Obama alle famiglie: "Senza accordo difenderò io la classe media" - Repubblica.it


Che cos’è il fiscal cliff
Citazione:Negli ultimi tempi si è parlato molto del cosiddetto fiscal cliff, letteralmente baratro fiscale, e molto se ne parlerà ancora probabilmente nei prossimi giorni stando alle notizie che arrivano dagli Stati Uniti: sul Post se n’è parlato più di una volta, la prima a luglio, ma dato che si avvicina la scadenza centrale della questione può essere utile spiegarla dall’inizio.

1 gennaio 2013

A questa data è legato un bel pezzo della salute dell’economia americana del prossimo futuro. Con l’arrivo del nuovo anno, infatti, negli Stati Uniti entreranno in vigore automaticamente tagli alla spesa per un totale di 607 miliardi di dollari solo nel 2013, che andranno a colpire soprattutto i settori dei servizi sociali, della difesa e dell’istruzione. Inoltre, sempre il primo gennaio 2013 scadranno una serie di esenzioni e vantaggi fiscali in vigore da diversi anni. La famiglia media americana dall’oggi al domani si troverà a pagare oltre 3.000 dollari di tasse in più all’anno (alcuni collocano questa stima ancora più in alto). Come se non bastasse, il primo gennaio del 2013 scadrà anche il cosiddetto “tetto del debito” (ci arriviamo).

Perché si è arrivati a questa scadenza?

Parte delle esenzioni fiscali in scadenza sono quelle approvate da George W. Bush a favore delle fasce più ricche della popolazione. Contemporaneamente, però, scadranno una serie di esenzioni fiscali approvate dall’amministrazione Obama col pacchetto di stimolo all’economia approvato all’inizio del 2009, dirette soprattutto alla classe media e ai disoccupati.
Un’altra serie di tagli scatterà automaticamente in ragione dell’accordo raggiunto faticosamente durante l’estate del 2011 da democratici e repubblicani, quando si trattò di alzare il tetto fissato dalla legge per le dimensioni del debito pubblico americano, concedendo così al governo di continuare a prendere denaro in prestito. L’accordo prevedeva, tra le altre cose, che il Congresso avrebbe dovuto approvare tagli alla spesa per 98 miliardi entro la fine del 2012, altrimenti sarebbero entrati in vigore dei tagli automatici e lineari su due capitoli di spesa: servizi sociali e istruzione, cari ai democratici, e l’esercito, caro ai repubblicani. A tale scopo si insediò un cosiddetto “super comitato” – composto da 12 membri, 6 democratici e 6 repubblicani – che non riuscì a trovare un compromesso.

Di nuovo il tetto del debito

Un’altra scadenza si è accavallata a quelle di cui sopra: il ministro del Tesoro Timothy Geithner ha diffuso ieri una lettera in cui ha spiegato che il tetto massimo del debito pubblico statunitense, stabilito per legge a 16.394 miliardi di dollari, sarà raggiunto il 31 dicembre 2012 e non nel 2013, come era stato previsto mesi fa.
Spiegata meglio, come avevamo fatto l’estate scorsa: ogni paese ha bisogno di soldi. Per pagare le proprie attività, gli stipendi ai propri dipendenti, i programmi di welfare, gli investimenti in infrastrutture, i programmi di assistenza sanitaria, eccetera. In teoria questi soldi dovrebbero arrivare dalle entrate: in primo luogo dalle tasse. In pratica, però, di questi tempi e per la maggior parte dei casi, i soldi in entrata sono meno dei soldi in uscita. A fronte di questa situazione, di norma i governi prendono del denaro in prestito – da banche, fondi e investitori, attraverso i titoli – e quindi si indebitano.

Anche gli Stati Uniti hanno un debito pubblico di proporzioni non indifferenti. Negli Stati Uniti, però, per prendere denaro in prestito e indebitarsi il governo ha bisogno dell’autorizzazione del Congresso. Fino al 1917, serviva un voto del Congresso per ogni prestito. Dal 1917 si è deciso per una pratica più agile: fissare un tetto massimo di indebitamento e permettere al governo di muoversi come meglio crede all’interno di quel tetto. Se non fosse che negli anni, un po’ per l’inflazione e un po’ per la situazione dell’economia, quel tetto è stato superato più volte: tutti i presidenti americani da Truman in poi hanno visto salire il tetto del debito statunitense. Il Congresso ha alzato il tetto del debito 18 volte durante la presidenza Reagan, 8 volte durante la presidenza Clinton, 7 volte durante gli anni di George W. Bush e 4 volte fino a ora con Barack Obama alla Casa Bianca.

La cosa importante da capire è che si tratta di un tetto politico, non economico: se dovesse essere raggiunto gli Stati Uniti non potrebbero prendere più denaro in prestito e risarcire i creditori non per decisione dei mercati finanziari ma per via della loro legislazione. Andrebbero tecnicamente in default - la condizione in cui il governo di un paese non è in grado (oppure, più raramente, si rifiuta) di pagare in tutto o in parte il proprio debito – ma per ragioni politiche.

Perché è complicato trovare un accordo?

La ragione è semplice: perché dal 2010 negli Stati Uniti il Senato è a maggioranza democratica e la Camera è a maggioranza repubblicana, e un accordo per entrare in vigore dev’essere votato nella stessa forma da entrambi i rami del Congresso. Democratici e repubblicani devono mettersi d’accordo, insomma. La trattativa fin qui è stata condotta da Barack Obama e dai leader di maggioranza: John Boehner, speaker e capo dei repubblicani alla Camera, e Harry Reid, capo dei democratici al Senato.

Le posizioni in campo

Democratici e repubblicani sono ancora molto distanti. Barack Obama ha vinto le elezioni presidenziali sulla base della promessa di aumentare le tasse sull’1 per cento più ricco della popolazione – la cosiddetta “Buffett rule” - e usare quei soldi per mantenere alcune esenzioni dirette alla classe media ed evitare tagli lineari (è disponibile però a concordare su una serie di taglia alla spesa pubblica). In particolare, Obama vuole tassare di più i redditi degli americani che guadagnano più di 250 mila dollari l’anno, ritornando ai livelli di imposizione fiscale degli anni Novanta, e lasciare scadere i tagli di Bush ai ricchi.

I repubblicani si dicono disponibili alla trattativa ma insistono perché si evitino nuove entrate provenienti dalle tasse e perché ci si concentri invece sui tagli alla spesa pubblica e per un minor ruolo del governo federale nell’economia e nelle politiche sociali. Teoricamente hanno detto di essere disposti a trattare per aumentare le tasse a chi guadagna più di un milione di dollari l’anno (lo 0,3 per cento circa della popolazione) ma la settimana scorsa hanno bocciato concretamente anche questa proposta. Il fatto che questa linea sia stata sconfitta alle elezioni non sembra aver modificato il loro atteggiamento rispetto all’estate del 2011, e va tenuto conto anche del fatto che il nuovo Congresso, quello eletto lo scorso novembre, entrerà in carica soltanto a inizio 2013.

A che punto siamo

La settimana scorsa una proposta di mediazione del capo dei repubblicani, John Boehner, è stata bocciata dagli stessi deputati repubblicani, che lo hanno messo in minoranza. La proposta prevedeva proprio l’aumento delle tasse sul reddito per chi guadagna oltre un milione di dollari l’anno. Ora la partita è nelle mani del Senato – e quindi principalmente dei democratici e del loro leader Harry Reid – e della Casa Bianca. Obama è tornato in anticipo dalle vacanze di Natale nel suo stato natale, le Hawaii, e ha dato appuntamento ai leader del Congresso alla Casa Bianca per oggi alle 15 ora locale.
Bisogna tenere conto del fatto che anche se si dovesse trovare un accordo, per renderlo effettivo bisognerebbe metterlo per iscritto in una legge e farlo approvare sia dalla Camera che dal Senato: operazione che ha dei tempi tecnici non indifferenti e che se portata avanti frettolosamente potrebbe generare altri guai, tra imprecisioni e norme scritte male. Anche per questa ragione Harry Reid ieri si è detto pessimista. Il personaggio al centro della crisi resta per il momento John Boehner, però, che tra le altre cose con l’insediamento del prossimo Congresso a gennaio si gioca la rielezione a speaker della Camera: i democratici lo accusano di non voler raggiungere un compromesso prima della riconferma per non compromettere il gradimento dei deputati repubblicani nei suoi confronti, specie dopo il fallimento della sua prima proposta.

Che cosa succede se non si raggiunge un accordo?

Entreranno in vigore i tagli di cui sopra, spariranno le esenzioni fiscali di cui sopra, con l’effetto di rallentare i consumi e la ripresa economica. Le borse ne risentirebbero quasi istantaneamente, le agenzie di rating hanno minacciato nuovi declassamenti del debito statunitense, con tutte le conseguenze del caso. Senza alzare il tetto del debito, poi, gli Stati Uniti esaurirebbero rapidamente le loro risorse e non riuscirebbero più a pagare stipendi, pensioni e sussidi, nonché a restituire denaro a chi ha acquistato titoli in scadenza. L’ufficio per il budget del Congresso ha calcolato che tutto ciò con ogni probabilità farebbe finire gli Stati Uniti nuovamente in recessione.
Che cos’è il fiscal cliff | Il Post
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#2
Fiscal cliff, raggiunto l'accordo nella notte
Il Senato ha approvato il testo


Tra Casa Bianca e repubblicani convergenza su aumento delle tasse ai ricchi e rinvio di due mesi dei tagli alla spesa pubblica

ILANO - Allo scoccare della mezzanotte, Washington ha brindato al nuovo anno e all'accordo raggiunto tra Casa Bianca e repubblicani al Senato per risparmiare all'America di cadere nel «fiscal cliff», il cosiddetto baratro fiscale dell'immediato aumento da oggi delle tasse per il 98% degli americani e dei tagli indiscriminati alla spesa pubblica in grado potenzialmente di assestare un duro colpo all'economia degli Stati Uniti. Il testo, finalizzato dal vicepresidente Joe Biden e dal leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell, prevede l'aumento delle tasse a chi guadagna oltre 450 mila dollari l'anno e rinvia di due mesi i tagli alla spesa pubblica: è stato preparato per essere sottoposto sul fil di lana al voto del Senato, arrivato durante la notte, e nel corso della giornata dovrebbe poi approdare anche alla Camera dei Rappresentanti, dove rischia però di incontrare ancora ostacoli.

I PUNTI DELL'INTESA - Il voto alla Camera è atteso per oggi o al massimo mercoledì. L'accordo approvato prevede:
1) Una estensione dei tagli alle tasse sul reddito per i singoli che guadagnano meno di 400mila dollari all'anno, e le coppie che ne guadagnano meno di 450mila. Per chi ha redditi maggiori l'aliquota fiscale passa dall'attuale 35% al 39,6%
2) Un aumento della tassa sulla successione dal 35% al 40% - Un aumento della tassa sulle plusvalenze e i dividenti, per i redditi superiori a 400mila dollari (450mila per le famiglie), dal 15% al 20%
3) Il mantenimento delle aliquote della minimum tax, il che permette a quasi 30 milioni di cittadini appartenenti alla classe media e alta un risparmio sulle tasse per una media di 3.000 dollari
4) L'estensione per cinque anni dei crediti di imposta per l'infanzia. L'estensione di un anno per gli investimenti commerciali in nuove proprietà e attrezzature, per il credito di imposta su ricerca e sviluppo, e sulle risorse rinnovabili come l'energia eolica
5) Estensione dei benefici legati all'indennità di disoccupazione per chi è senza lavoro da almeno un anno
6) Il blocco per un anno del possibile taglio del 27% dei rimborsi per i medici, previsti dal Medicare
7) Il decadimento di un taglio del 2% sulla payroll tax, che così torna al 6,2%
8) Un rinvio di due mesi dei tagli alle spesa pubblica
OBAMA - «Nè i Democratici nè i Repubblicani hanno ottenuto tutto quel che volevano: questo accordo è la cosa giusta per il nostro Paese». Così il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha salutato l'intesa sul «fiscal cliff». «C'è molto da fare per ridurre il nostro deficit - ha aggiunto il capo della Casa Bianca -, ma questa intesa assicura che, proseguendo su questa strada, continueremo a ridurre il deficit attraverso nuovi tagli alla spesa e nuove entrate dagli americani più ricchi».

Fiscal cliff, raggiunto l'accordo nella notte Il Senato ha approvato il testo - Corriere.it
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#3
Usa, i repubblicani ora fanno melina A rischio l'intesa sul «fiscal cliff» - Corriere.it
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#4
ma é praticamente scontato che si raggiungerà l'accordo, non c'é nessun rischio. Stanno solo cercando di mettere paura l'uno all'altro per giocare al rialzo. L'accordo é comunque scontato.
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#5
Ma si è capito che la notizia reale è rappresentata dall'ennesimo innalzamento del tetto del debito, sempre quel meccanismo del debito che sta riducendo l'umanità in schiavitù (anzi è già schiava, mi correggo)?

Vi state "rallegrando" per l'ulteriore iniezione di "morfina"? Qualcuno aveva dubbi sul raggiungimento di un accordo, o un accordino, ovvero un accorduccio? :lolA:
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#6
http://www.nytimes.com/2013/01/02/us/pol...ml?hp&_r=0
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#7
Fiscal Cliff, la vittoria di Obama - l’Espresso
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé


Johann Wolfgang von Goethe
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#8
L'obbiettivo di Obama era alzare le imposte ai redditi superiori ai 250 mila dollari ,alla fine sono riusciti a trovare un accordo partendo dai 400 mila dollari per i singoli, 450 mila per le famiglie. Una vittoria si (potrà dire di aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale) ,ma non completa.
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#9
Gli Stati Uniti evitano in extremis il precipizio fiscale. Con un voto bipartisan (che però ha visto i repubblicani spaccarsi attorno alla proposta di intesa), alle ore 5 e 20 ora italiana (le 23 e 20 ora locale) la Camera dei Rappresentanti ha dato il via libera al testo già approvato dal Senato sul fiscal cliff. Una vittoria politica per Barack Obama che nelle prossime ore firmerà il provvedimento. La legge prevede l'aumento delle tasse per gli individui che guadagnano oltre 400 mila dollari l'anno o per le coppie che ne incassano oltre 450 mila e rinvia di due mesi i tagli alla spesa pubblica. Il sì della Camera, dove i repubblicani detengono la maggioranza, era tutt'altro che scontato e ha tenuto il presidente Barack Obama con il fiato sospeso fino alla fine. La legge è passata alla Camera con 257 voti a favore e 167 contrari. I voti necessari erano 217. A votare «no» è stata una fronda di 85 repubblicani, fautori ad oltranza di un emendamento che prevedeva tagli alla spesa per 330 miliardi di dollari

OBAMA: «INTESA IMPORTANTE» - «L'intesa è importante, eviterà aumenti delle tasse. Ma è solo un primo passo nella lotta al deficit. Serve ora un'intesa più ampia per rilanciare economia. Avevo promesso di alzare le tasse sui più ricchi e di salvaguardare la classe media. Stasera lo abbiamo fatto. Sono molto aperto al compromesso su tutte le questioni che riguardano il bilancio»:». Lo ha detto Barack Obama, commentando il voto sul Fiscal Cliff. Subito dopo, il presidente Usa è volato, a bordo dell'«Air Force 1», verso le Hawaii per un periodo di vacanza che aveva interrotto proprio per tornare alla Casa Bianca e seguire direttamente il negoziato sul fiscal cliff.
PIÙ TASSE SUI SUPER RICCHI - Ecco i contenuti dell'accordo sul 'fiscal cliff' votato in via definitiva dalla Camera dei Rappresentanti americana. Aumento al 39,6% dal 35% dell'aliquota per le persone che guadagnano più di 400 mila dollari l'anno e le famiglie i cui guadagni superano i 450 mila dollari l'anno.

RESTANO SGRAVI MIDDLE CLASS- Vengono confermati gli sgravi fiscali per le famiglie della classe media e si rendono permanenti le aliquote della minimum tax.

STRETTA SU DIVIDENDI E CAPITAL GAINS- Verranno tassati al 20% per le persone che guadagnano sopra i 400 mila dollari l'anno e le famiglie con più di 450 mila dollari l'anno.

AUMENTO TASSA SUCCESSIONE- L'aliquota viene innalzata dal 35% al 40% sulle proprietà che superano il valore di 10 milioni di dollari.

PROROGA INDENNITÀ DISOCCUPAZIONE -Le agevolazioni per i disoccupati di lungo periodo vengono estese fino alla fine del 2013.

AGEVOLAZIONI INFANZIA E STUDENTI- I crediti di imposta per chi ha figli e per gli studenti che devono pagare il college - sempre all'interno della classe media - vengono estesi per cinque anni.

SGRAVI A IMPRESE CHE INNOVANO- Vengono estesi fino alla fine del 2013 i crediti di imposta per le imprese che investono in ricerca e innovazione e per quelle del settore delle energie rinnovabili.

«DOC FIX»- Stop alla riduzione dei pagamenti ai medici del programma Medicare (quello per anziani e disabili). -

TAGLI SPESA- Vengono rinviati di due mesi e rimpiazzati con le nuove entrate e con tagli mirati in alcuni settori come quello della difesa.

Redazione Online
1 gennaio 2013 (modifica il 2 gennaio 2013)
Fiscal cliff, la Camera dà il via libera all'accordo Obama: «Primo passo nella lotta al deficit» - Corriere.it
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#10
Senmut Ha scritto:Ma si è capito che la notizia reale è rappresentata dall'ennesimo innalzamento del tetto del debito, sempre quel meccanismo del debito che sta riducendo l'umanità in schiavitù (anzi è già schiava, mi correggo)?

Vi state "rallegrando" per l'ulteriore iniezione di "morfina"? Qualcuno aveva dubbi sul raggiungimento di un accordo, o un accordino, ovvero un accorduccio? :lolA:

E come volevasi dimostrare (essendo stato detto tutto in tempi decisamente non sospetti), ecco che si pone di nuovo l'accento - tra l'indifferenza e lo scarso acume generale - sul vero problema che affligge l'umanità, rendendola schiava.

Un cancro, ingrassato da succulente metastasi incurabili, che tutti fanno finta di non vedere e conoscere (soprattutto i giovani ed i giovanissimi che dovrebbero ribellarsi a questo sistema, invece che fermarsi alle notizie di facciata "emozionandosi" per il calo dello spread):

Obama contro i repubblicani «irresponsabili»: il tetto del debito federale va alzato o sarà default - Il Sole 24 ORE

L'unica cosa che bisogna augurarsi è il non raggiungimento dell'accordo, con conseguente default e fine della finanza (e, insieme ad essa, la fine di questa economia basata sul profitto). Ma tutto ciò, come ovvio, non accadrà.

La fine verrà sempre rimandata con conseguente e potenziale incremento del sangue che si dovrà sprecare quando il problema, finalmente, verrà affrontato.
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