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Esplodono i furti nelle abitazioni...
#1
in Svizzera. In 2 anni in alcune regioni raddoppiati i furti, l'effetto frontiere aperte di Schengen si sente sempre più. E dire che poco prima delle votazioni le autorità rassicuravano ed anzi sostenevano che con la collaborazione europea si sarebbe aumentata l'efficacia. Intanto si fanno strade le prime ronde armate di cittadini esasperati che vogliono sostituire la polizia!
http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/tele...tabEdition
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#2
Non so come sia in Svizzera mattiab, se pero' è come in italia, vedrai che continueranno ad aumentare esponenzialmente i furti.
Qui, anche se dovessero beccarli, non gli fanno nulla!!!
Grazie Amore....io ho 1unica grande certezza: TI AMO come non avevo mai amato
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#3
lettera pubblicata sul caffé della domenica, giornale di area socialista


Ticinonline - Ticino - I poliziotti si sfogano: "Noi, soli in strada a prendere coltellate"
BELLINZONA - Con una lettera pubblicata su "Il Caffe della domenica", un gruppo anonimo di poliziotti della Cantonale si sfoga denunciando i pericoli che quotidianamente gli agenti devono affrontare. La lettera fa riferimento sotanzialmente all'espisodio accaduto domenica 16 dicembre a Pollegio, quando un poliziotto della cantonale è stato ferito con un coltello butterfly nel corso di un inseguimento con un ladro il quale è stato fermato, denunciato e arrestato.

Per il gruppo anonimo di poliziotti l'aumento della malavita è da collegare alla presenza di richiedenti l'asilo o stranieri: "Quasi quotidianamente ci troviamo confrontati con casi del genere, con personaggi che girano indisturbati per locali, discoteche o manifestazioni internazionali come il Festival del film o Locarno OnIce. E stanamente quando ci sono loro ci sono sempre un sacco di furti e borseggi. Se non sono richiedenti l'asilo, sono comunque stranieri che entrano nel nostro territorio unicamente per delinquere. La percentuale è altissima: riguarda il 70-80% degli interventi".

Lo sfogo verte anche sul fatto che gli agenti hanno speso le mani legate di fronte a questi casi. "Quando vengono fermate queste persone - si legge nella lettera - noi agenti passiamo ore a riempire scartoffie. Sì perché il nuovo codice di procedura penale è qualcosa di inimmaginabile. E una volta terminata la procedura possiamo al massimo facendo le giuste preghiere sgridare verbalmente queste persone. Altrimenti i procuratori pubblici ec i superiori aprono un procedimento penale e amministrativo. Perché loro non sanno lo schifo che gira nelle città e nelle varie stazioni".

Le critiche vengono rivolte anche a chi ha preceduto Norman Gobbi alla direzione del Dipartimento delle Istituzioni, quindi a Luigi Pedrazzini. Ma se la prendono anche con l'ex comandante Romano Piazzini. "Possiamo solo mettere pezze ai disastri combinati da chi dirigeva il Dipartimento delle istituzioni prima di Norman Gobbi e dall'ex comandante Romano Piazzini. Non ci volevano degli scienziati per capire che chiudendo i posti di Gendarmeria ed aprendo i confini si sarebbe arrivati a questo".






Così invece parla il sindacato di polizia
il Caffè - News - Attualità
Insieme alla rabbia, al senso di impotenza, c'è la delusione. I poliziotti sono nuovamente in trincea, ancora una volta confrontati con casi di violenza, bersaglio dell'aggressività di alcuni richiedenti d'asilo e altri stranieri. Il loro sfogo, affidato a una lettera a Il Caffè, (che pubblichiamo integralmente a lato) parte dal ferimento di un agente e ritorna su situazioni già denunciate in passato. Episodi finiti anche sul tavolo del Ministero pubblico, e che dopo le denunce avevano provocato la reazione dei sindacati. Ma per gli uomini della polizia cantonale impegnati sul terreno i problemi non sono finiti. Tutt'altro. Non sanno più cosa fare per tener testa a gruppetti di stranieri sempre più aggressivi e pronti, però, come hanno ribadito spesso i poliziotti, ad accusare gli stessi agenti di usare violenza contro di loro durante fermi e controlli. Si sentono impotenti, ma anche poco tutelati nel loro lavoro.
"Ormai è diventata un'emergenza. Gli agenti non possono più lavorare con la paura di finire sotto inchiesta - osserva Max Hofmann, segretario generale della Federazione svizzera funzionari polizia -. Servono nuovi strumenti di tutela. Noi come sindacato stiamo spingendo affinché a disposizione di ogni agente ci sia uno scudo, venga stipulata un'adeguata protezione giuridica". Zurigo città ha questo strumento da tempo. "L'amministrazione - spiega ancora Hofmann - interviene subito in prima istanza ogni volta che un poliziotto della Comunale finisce nei guai durante il suo lavoro. La protezione copre sino a 25 mila franchi e ciascuno può scegliere il legale che vuole. Di questo abbiamo parlato anche con Hans-Jürg Käser, presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia e stiamo trattando".
Per gli agenti ticinesi la situazione è ormai insostenibile. Nei mesi scorsi, sempre dalle colonne del Caffè, avevano denunciato tanti episodi di violenza e di resistenza aggressiva di cui erano protagonisti giovani stranieri di colore. E nordafricano è anche il giovane con il quale s'erano incrociati gli agenti di una pattuglia durante un inseguimento a Olivone dopo un furto. Lo stesso asilante, piuttosto conosciuto, di cui parla la nuova lettera-denuncia degli agenti.
"Il Ministero pubblico - riprende Hofmann - deve fare il suo lavoro. Ma il datore di lavoro degli agenti, a tutti i livelli, sia comunale, cantonale o federale, deve stare vicino, intervenire a sostegno del poliziotto, che non si deve sentire abbandonato". Come invece sostengono i poliziotti nella lettera a Il Caffè. "Bisogna esserci in certi momenti, quando la tensione è alle stelle, quando devi bloccare una persona che sbraita, che ti aggredisce", sottolinea Hofmann, che è stato anche l'animatore di una campagna nazionale per dire basta alla violenza contro la polizia. Iniziativa che avuto "il pieno appoggio" di Karin Keller-Sutter, ex presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia. D'altronde i numeri dicono che le aggressioni hanno raggiunto un livello preoccupante: sono, in media, oltre duemila ogni anno.
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