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Ecco cosa intendeva Gesù quando parlava di povertà
#1
La povertà materiale è davvero la condizione per essere perfetti agli occhi di Dio? Ecco il testo evangelico dell’incontro tra Gesù e il giovane ricco:

“Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze. Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. Mt 19, 16-30

Gesù sapeva che il denaro era per quel ricco la cosa più importante della sua vita, più importante di Dio, quindi la prova di essere un vero discepolo era costituita per lui nel rinunciare alla sua ricchezza. Non era una prova universale e Gesù non ha fatto la stessa richiesta ad altri, neanche se erano ricchi. Infatti Gesù e i suoi discepoli erano anche sostenuti da alcune delle donne benestanti che li accompagnavano:

“In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.” Lc 8, 1-3

Gesù non aveva chiesto a queste donne di distribuire tutta la loro ricchezza ai poveri. La povertà non viene imposta da Gesù per essere un suo seguace.

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.” Mt 5, 3

La parola ebraica adoperata da Gesù per indicare i poveri era anawîm: questi ultimi sono i “poveri di Dio”, nel senso di persone con una particolare spiritualità, le persone che si fidano di Dio e si affidano a lui. Il concetto di anawîm, tipicamente semitico, non è assolutamente reso bene in greco con ptochòs (povero); si tratterebbe di una traduzione “a calco”, una parola che ne rende un’altra meccanicamente; ma cambiando cultura non si può fare questo passaggio meccanico. Ecco allora che il redattore greco di Matteo, proprio per essere fedele all’originale, deve aggiungere qualcosa e decide di aggiungere un dativo di relazione: poveri to pneumati. Quello “spirito” è inteso proprio in senso greco: “poveri in spirito” indica una ben precisa specie di povertà, dove lo spirito determina la condizione, l’ambiente, il pensiero. Non è un discorso di tipo economico o sociale, non è una povertà determinata dal conto in banca o dalla condizione sociale, dal mestiere o da altre situazioni del genere: è una povertà “in spirito”, cioè il riconoscimento della propria povertà personale. Il concetto di anawîm dunque è quello di colui che, riconoscendo la propria povertà e debolezza, riconosce di dipendere da Dio. don Claudio Doglio

Il benessere economico e l’istruzione impediscono la costituzione di una società organizzata gerarchicamente che basa il suo potere sulla povertà e sull’ignoranza della popolazione.



Ecco cosa intendeva Gesù quando parlava di povertà « La Verità vi farà liberi
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#2
Io la povertà non so neanche cosa sia.

Sono pieno di soldi già dalla famiglia di origine, ho un lavoro che mi riempie di soldi, ho svariati milioni di euro in banca...quindi....
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#3
Belle parole queste di Gesù, uno degli uomini che stimo di più come etica e pensiero.

Non avevo capito perché credeva che il ricco non potesse far parte del regno dei cieli, solo dopo avevo capito...
Perché il ricco NON era felice di lasciare le sue ricchezze perché dava più importanza al denaro, di ogni altra cosa, nonostante rispettasse i 10 comandamenti.

La mia frase preferita è "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te"

Ma c'è un punto in particolare che non condivido assolutamente ed è la frase finale sull'istruzione.
Sono convinto che, al contrario, l'istruzione NON impedisce la costituzione di una società organizzata gerarchicamente che basa il suo potere sulla povertà e sull’ignoranza della popolazione, bensì la conoscenza (ovviamente dipende di quale conoscenza parliamo) rende le persone più umili, portando a una maggiore consapevolezza su come funziona la vita e il mondo.
[Immagine: 102935.jpg]

Non sono tornato in F.1 né per soldi né per divertimento, ma per amore dello sport e per il piacere di lottare con altri piloti. Da questo punto di vista nessuno sport è come la F.1. Iceman
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#4
saturnus93 Ha scritto:Belle parole queste di Gesù, uno degli uomini che stimo di più come etica e pensiero.

Non avevo capito perché credeva che il ricco non potesse far parte del regno dei cieli, solo dopo avevo capito...
Perché il ricco NON era felice di lasciare le sue ricchezze perché dava più importanza al denaro, di ogni altra cosa, nonostante rispettasse i 10 comandamenti.

La mia frase preferita è "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te"

Ma c'è un punto in particolare che non condivido assolutamente ed è la frase finale sull'istruzione.
Sono convinto che, al contrario, l'istruzione NON impedisce la costituzione di una società organizzata gerarchicamente che basa il suo potere sulla povertà e sull’ignoranza della popolazione, bensì la conoscenza (ovviamente dipende di quale conoscenza parliamo) rende le persone più umili, portando a una maggiore consapevolezza su come funziona la vita e il mondo.


Ciao Saturnus93

sì istruzione si intende in effetti come conoscenza, perché è proprio la conoscenza che rende liberi ;-)
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#5
novaragiacomo Ha scritto:Ciao Saturnus93

sì istruzione si intende in effetti come conoscenza, perché è proprio la conoscenza che rende liberi ;-)
Soprattutto liberi dalla religione, spero...
Sia detto con tutto il rispetto per l'UOMO di nome Gesù...
"Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (Enrico Letta, 8 aprile 2013). :buah:

La mia stazioncina meteo online (versione "quasi" definitiva)... Smile
http://rieticentrometeo.altervista.org

Terminillo.ORG Smile
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#6
Gennaio1985 Ha scritto:Soprattutto liberi dalla religione, spero...
Sia detto con tutto il rispetto per l'UOMO di nome Gesù...


Sì infatti è vero anche perché la religione cattolica ha travisato di proposito il messaggio di Gesù
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#7
novaragiacomo Ha scritto:Ciao Saturnus93

sì istruzione si intende in effetti come conoscenza, perché è proprio la conoscenza che rende liberi ;-)
Bella questa frase, mi piace Smile
[Immagine: 102935.jpg]

Non sono tornato in F.1 né per soldi né per divertimento, ma per amore dello sport e per il piacere di lottare con altri piloti. Da questo punto di vista nessuno sport è come la F.1. Iceman
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#8
saturnus93 Ha scritto:Bella questa frase, mi piace Smile

Smile
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