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Difende test su animali. Giovane malata riceve auguri di morte su Facebook
#1
Difende test su animali. Giovane malata riceve auguri di morte su Facebook - Il Fatto Quotidiano

Ha postato su Facebook una foto che la ritrae con in mano un cartello a favore della ricerca scientifica sugli animali, e un respiratore che le copre la bocca. Perché lei, Caterina Simonsen studentessa di Veterinaria all’Università di Bologna di 25 anni, è colpita da 4 malattie generiche rare. E se è ancora in vita – dice – è grazie alla “vera ricerca, che include la sperimentazione animale”, “altrimenti sarei morta a 9 anni”. Ma questo ringraziamento ha scatenato la rabbia di alcuni animalisti in rete. La foto, pubblicata sul profilo personale della ragazza e su quello del gruppo “A favore della sperimentazione animale”, è stata bersagliata da “30 auguri di morte e 500 offese”. “Per me puoi pure morire domani. Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per un’egoista come te”, scrive Giovanna. “Se crepavi anche a 9 anni non fregava nulla a nessuno, causare sofferenza ad esseri innocenti non lo trovo giusto”, è il messaggio di Valentina. Si associa Mauro: “Per me potevi pure morire a 9 anni, non si fanno esperimenti su nessun animale, razza di bestie schifose”.

Ma la posizione di Caterina riceve anche più di 13mila “mi piace” e quasi 3mila condivisioni. La ragazza con due video ha spiegato le sue ragioni a chi la ha attaccata. E ha lanciato un appello alPartito animalista europeo, alla Lega antivivisezione (Lav) e all’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, affinché si dissocino dagli auguri di morte e prendano provvedimenti. La 25enne ha raccolto le frasi offensive e ha consegnato tutto il materiale alla polizia postale, con nomi e cognomi degli autori dei post. “Non capisco il perché di tanta cattiveria”, replica la giovane. “Loro non sanno chi sia io, cosa faccia io, e probabilmente sono così ingenui da non sapere che tutti i farmaci che prendono, che danno ai loro figli e che danno ai loro animali sono stati testati sugli animali”. Perché è questo che prevede la legge in attesa di metodi alternativi altrettanto validi, precisa la ragazza prima di raccontare come si convive con le patologie di cui soffre.

Ma la vicenda riapre il dibattito tra chi è a favore e chi è contro le sperimentazioni scientifiche su cavie animali (leggi). “E’ una vergogna quello che sta succedendo a Caterina. Non è ammissibile che persone disinformate e prepotenti si permettano di minacciare e augurare la morte a una persona gravemente malata”. Dario Padovan, presidente di Pro-Test Italia, interviene a difesa della ragazza. “Caterina, inoltre – continua Padovan – è un esempio di grande rispetto e amore per gli animali: è vegetariana e studia Veterinaria. Nonostante questo, è perfettamente conscia della necessità della sperimentazione animale nell’ambito della ricerca biomedica. Chiediamo pertanto – conclude il numero uno di Pro-Test Italia, unendosi all’appello della giovane – che le associazioni animaliste prendano pubblicamente le distanze da questi comportamenti vergognosi e incivili di chi si professa sostenitore della loro stessa causa”.
[Immagine: xzCrUL7.gif]
Mike:"You know what happened. The question is, can you live with it?”

"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#2
Sarmatico Ha scritto:Difende test su animali. Giovane malata riceve auguri di morte su Facebook - Il Fatto Quotidiano

Ha postato su Facebook una foto che la ritrae con in mano un cartello a favore della ricerca scientifica sugli animali, e un respiratore che le copre la bocca. Perché lei, Caterina Simonsen studentessa di Veterinaria all’Università di Bologna di 25 anni, è colpita da 4 malattie generiche rare. E se è ancora in vita – dice – è grazie alla “vera ricerca, che include la sperimentazione animale”, “altrimenti sarei morta a 9 anni”. Ma questo ringraziamento ha scatenato la rabbia di alcuni animalisti in rete. La foto, pubblicata sul profilo personale della ragazza e su quello del gruppo “A favore della sperimentazione animale”, è stata bersagliata da “30 auguri di morte e 500 offese”. “Per me puoi pure morire domani. Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per un’egoista come te”, scrive Giovanna. “Se crepavi anche a 9 anni non fregava nulla a nessuno, causare sofferenza ad esseri innocenti non lo trovo giusto”, è il messaggio di Valentina. Si associa Mauro: “Per me potevi pure morire a 9 anni, non si fanno esperimenti su nessun animale, razza di bestie schifose”.

Ma la posizione di Caterina riceve anche più di 13mila “mi piace” e quasi 3mila condivisioni. La ragazza con due video ha spiegato le sue ragioni a chi la ha attaccata. E ha lanciato un appello alPartito animalista europeo, alla Lega antivivisezione (Lav) e all’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, affinché si dissocino dagli auguri di morte e prendano provvedimenti. La 25enne ha raccolto le frasi offensive e ha consegnato tutto il materiale alla polizia postale, con nomi e cognomi degli autori dei post. “Non capisco il perché di tanta cattiveria”, replica la giovane. “Loro non sanno chi sia io, cosa faccia io, e probabilmente sono così ingenui da non sapere che tutti i farmaci che prendono, che danno ai loro figli e che danno ai loro animali sono stati testati sugli animali”. Perché è questo che prevede la legge in attesa di metodi alternativi altrettanto validi, precisa la ragazza prima di raccontare come si convive con le patologie di cui soffre.

Ma la vicenda riapre il dibattito tra chi è a favore e chi è contro le sperimentazioni scientifiche su cavie animali (leggi). “E’ una vergogna quello che sta succedendo a Caterina. Non è ammissibile che persone disinformate e prepotenti si permettano di minacciare e augurare la morte a una persona gravemente malata”. Dario Padovan, presidente di Pro-Test Italia, interviene a difesa della ragazza. “Caterina, inoltre – continua Padovan – è un esempio di grande rispetto e amore per gli animali: è vegetariana e studia Veterinaria. Nonostante questo, è perfettamente conscia della necessità della sperimentazione animale nell’ambito della ricerca biomedica. Chiediamo pertanto – conclude il numero uno di Pro-Test Italia, unendosi all’appello della giovane – che le associazioni animaliste prendano pubblicamente le distanze da questi comportamenti vergognosi e incivili di chi si professa sostenitore della loro stessa causa”.
Io mi dissocio dalle vergognose frasi offensive e di una cattiveria indicibile nei confronti di questa sfortunata ragazza, frasi che non solo non andrebbero MAI scritte, ma NEMMENO pensate. Sull'argomento in questione, esperimenti su animali, vivisezione, io ho le mie idee a favore degli animali. Ritengo che la questione vada rivista e discussa, non sono contro le sperimentazioni, ma sono contro gli ORRORI e crudeltà di certe sperimentazioni a danno di esseri viventi che hanno le nostre stesse "sensazioni". Lo dico da persona che grazie ad un animale, un gatto, ha ritrovato la forza di uscire da una situazione psicologica difficile, e qui mi fermo anch'io per non andare troppo sul personale, io amo troppo gli animali. Come provocazione io gli esperimenti li farei su certi galeotti, omicidi seriali, scarti della società e feccia umana. Ora mi sono tirato dietro gli strali dei benpensanti, dei buonisti, degli ipocriti, ma non me ne importa nulla. Sperimentate su quelle merde umane, almeno la loro vita dopo il tanto male che hanno fatto al prossimo, potrà essere rivalutata, forse.:mad:
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#3
Ok, l'argomento va ridiscusso e rivisto con calma, per fermare gli eccessi perpetrati negli anni. Ma senza la sperimentazione animale oggi la medicina sarebbe ferma all'età della pietra.
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#4
Sarmatico Ha scritto:Ok, l'argomento va ridiscusso e rivisto con calma, per fermare gli eccessi perpetrati negli anni. Ma senza la sperimentazione animale oggi la medicina sarebbe ferma all'età della pietra.
Io contesto certi metodi di crudeltà, del resto basta informarsi da come vengono condotti certi esperimenti, e non sempre questi metodi sono necessari, ma dal momento che sono "ANIMALI".......
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#5
Odio questi individui che animalisti o meno, non conoscendo la vita di questa ragazza, le augurano la morte, ma stiamo scherzando?

Io adoro gli animali, ma sono anche un grande sostenitore della ricerca scientifica e quindi favorevole agli esperimenti su animali purché non causino sofferenza a quest'ultimi. Far soffire un essere vivente è la cosa più crudele che esista. Gli esperimenti per garantire il progresso devono essere compiuti nei limiti dell'accettabilità, senza causare dolore a nessuna cavia, ma purtroppo è molto difficile, e ci sono moltissimi esperimenti crudeli che vengono compiuti su animali senza saperlo oppure senza che a queste persone venga fatto niente.

Non conosciamo metodi altrettanto efficaci per fare esperimenti se non di testare sugli animali, però è anche vietato fare esperimenti su esseri umani perché noi "siamo più importanti"... e si ritorna punto e da capo.
[Immagine: 102935.jpg]

Non sono tornato in F.1 né per soldi né per divertimento, ma per amore dello sport e per il piacere di lottare con altri piloti. Da questo punto di vista nessuno sport è come la F.1. Iceman
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#6
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#7
usiamo gli animalisti(quelli che parlano da dietro uno schermo) per fare i test e il problema si risolve..ormai sono diventati peggio di una setta..
Inverno 2014/2015 stupiscimi Big Grin
[Immagine: sticker-forum]
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#8
Cris96 Ha scritto:usiamo gli animalisti(quelli che parlano da dietro uno schermo) per fare i test e il problema si risolve..ormai sono diventati peggio di una setta..
Anche questo è sbagliato, dai non enfatizziamo troppo l'episodio, non si risolve granchè...anzi Wink
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#9
Io direi a tutti questi fanatici accecati dall'ideologia che inizino a dare il buon esempio: quando (senza augurare niente a nessuno, ma capiterà, perchè siamo tutti mortali) capiterà una malattia grave a loro o ad un loro familiare stretto, RIFIUTINO ogni tipo di cura che sia stata sviluppata attraverso la sperimentazione sugli animale. Mi sono stancato di vedere tutti questi leoni da tastiera girare in internet e quest'ignoranza ed arroganza dilagante.
Vorrei poi sapere se tutti questi sedicenti difensori degli animali,quando si trovano la casa infestata da topi (su cui viene eseguita la maggior parte degli esperimenti) chiamano a disinfestare o danno loro del cibo in modo che possano riprodursi.

Consiglio la lettura di quest'intervista che spiega come procedono gli scienziati al giorno d'oggi, altro che vivisezione, la sperimentazione è regolamentatissima e gli studiosi non sono certo dei sadici come cerca di far passare certa pessima propaganda



Citazione:Riepilogo: il 21 febbraio scorso 104 macachi planano dalla Cina negli ambienti della ditta Harlan di Correzzana (provincia di Monza e della Brianza), che si occupa dell’allevamento e della custodia degli animali destinati alla sperimentazione scientifica. I media s’infiammano e, di rito, coinvolgono nell’arena le voci del “sì” e del “no”. Nel polverone, due griffe del panorama scientifico esprimono il personale punto di vista. L’uno: «Non c’è
nessuna ragione al mondo per cui si debbano sacrificare primati, che sono nostri fratelli e sorelle». L’altro: «La sperimentazione sulle scimmie è ancora oggi fondamentale, a meno che qualcuno non pensi che sia meglio agire direttamente sull’uomo». Fuori i nomi: scopriamo che le dichiarazioni provengono da due firme illustri del nostro giornale, rispettivamente Umberto Veronesi e Silvio Garattini (spesso destinatario, qui in redazione,
di accese e-mail firmate da animalisti e pure “antispecisti”, che sostengono cioè l’uguaglianza originaria di tutti gli esseri senzienti). E allora non ci abbiamo pensato su due volte: entrambi sono stati da noi invitati a rispondere alla stessa griglia di domande. Interrogativi che cercano di capire. Di scattare la fotografia di un tema che infiamma ogni volta gli animi. Ecco il loro pensiero. A voi le riflessioni.


Vivisezione: che cosa contesta a questa parola?
Umberto Veronesi – «Trovo che sia un termine anacronistico. Obsoleto. Perché la pratica a cui si riferisce letteralmente non esiste più nel mondo della sperimentazione scientifica».
Silvio Garattini – «Contesto l’impiego sbagliato e strumentale del termine, che ha il solo scopo di suscitare orrore. Nessuno seziona esseri viventi, i ricercatori non sono dei torturatori. Non ci divertiamo. Cerchiamo solo di fare cose utili per gli ammalati. Si deve utilizzare il termine «sperimentazione animale», se si vuole stabilire un minimo dialogo».

Quali animali vengono scelti per i test?
UV – «Quelli provvisti di apparati (circolatorio, riproduttivo, immunitario e così via) che funzionano in maniera analoga a quelli umani. In ogni caso i test vengono poi ripetuti sull’uomo».
SG – «Più del 95 per cento degli esperimenti viene effettuato su topi e ratti».

E le scimmie?
UV – «Per le sperimentazioni sull’uomo oggi esistono regole ferree: a) non dev’esserci alcun danno letale alla persona, né sofferenza; b) ciò che si sperimenta dev’essere ritenuto di assoluta necessità per il progresso della medicina; c) è necessario acquisire il consenso della persona; d) ogni sperimentazione dev’essere approvata da un Comitato Etico. Per gli animali devono valere le stesse regole. Ovviamente, non possiamo chiedere il consenso a un topo o a un coniglio, ma gli altri capisaldi vanno rispettati. Personalmente, ho molte difficoltà ad accettare che vengano utilizzati i primati, perché dal punto di vista biologico noi siamo molto vicini a loro: il nostro Dna è uguale a quello di uno scimpanzé per il 99 per cento. Purtroppo anche per loro non possiamo ottenere il consenso, quindi la valutazione della necessità di un test dev’essere molto, molto severa».
SG – «Il ricorso ad altre specie animali è spesso richiesto dalle leggi che regolano la presentazione degli studi tossicologici. In altri casi la scelta dipende dalle necessità della ricerca: dal moscerino per gli studi genetici alla scimmia per le analisi comportamentali. Gli animali s’impiegano solo quando non se ne può fare a meno. E comunque solo dietro il parere di un Comitato Etico e l’autorizzazione del ministero della Salute».

Perché questo caparbio accanimento degli “animalisti”?
UV – «Io sono contrario anche al termine “animalista” e francamente mi dispiace quando io stesso vengo etichettato così, come se avessi qualcosa di diverso rispetto al resto della popolazione. Se essere animalista significa amare e rispettare gli animali, non vedo alcuna ragione di essere in qualche modo “bollati”, visto che la maggioranza della gente dichiara di amarli. C’è una tendenza pericolosa a fare di ogni posizione un’ideologia o una bandiera, e a trasformare il confronto delle idee in polemica. È un gioco a cui non trovo giusto prestarsi.
Ciò che percepisco non è “accanimento”, ma semmai una forma di oscurantismo scientifico, per cui la scienza viene condannata senza processi e senza appelli».
SG – «Spesso si tratta di disinformazione che genera reazioni emotive ingiustificate. Tutti costoro hanno certamente il diritto di difendere le proprie convinzioni, ma spesso hanno inaccettabili reazioni violente. Non hanno il diritto d’imporre la personale visione etica a chi può averne una diversa e porta avanti, con impegno e dedizione, la missione della ricerca scientifica, che resta alla base del progresso e dell’avanzamento delle conoscenze. E se fossero coerenti, dovrebbero rivolgersi alla medicina alternativa e non alla medicina basata sull’evidenza, che deriva dalla sperimentazione. Anche quella sull’animale».

Le sperimentazioni sugli animali costituiscono davvero un passaggio obbligato per la ricerca medica?
UV – «Il progresso scientifico è legato alle sperimentazioni: infatti, perché un’“ipotesi” possa trasformarsi in “teoria” dev’essere sottoposta a una prova sperimentale. Per la ricerca medica è necessaria la sperimentazione sugli esseri viventi: innanzitutto uomini, ma anche animali. È così che sono stati tagliati i grandi traguardi della medicina, che hanno cambiato il destino dell’umanità e, allo stato attuale delle conoscenze, ritengo improbabile poter trovare uno strumento alternativo per il progresso della scienza medica».
SG – «L’impiego degli animali si è ridotto in questi ultimi decenni per merito degli sviluppi tecnologici, che consentono di seguire con metodi non invasivi l’andamento di una malattia e l’efficacia delle terapie. Oggi grazie alle tecniche d’ingegneria genetica possiamo ottenere nel topo modelli di malattie umane su cui studiare l’effetto dei farmaci, una tappa necessaria prima della sperimentazione clinica nell’uomo. Chiediamocelo una volta per tutte: chi avrebbe il coraggio di utilizzare un farmaco nell’ammalato senza averne prima osservato il
comportamento in un organismo vivente complesso e dotato di sistemi funzionali analoghi a quelli presenti nell’uomo? Per questo la sperimentazione animale è obbligatoria in tutti i Paesi sviluppati, in tutto il mondo».

Esiste una vasta letteratura sui cosiddetti metodi sostitutivi: sarebbero sufficienti per evitare di testare i prodotti sugli animali?
UV – «Si stanno studiando varie tecniche di simulazione, ma la verifica di ciò che succede nel passaggio da un evento o una reazione che avviene nelle colture cellulari in provetta a uno che ha luogo nell’essere vivente, è ancora spesso necessaria».
SG – «I metodi sostitutivi vengono utilizzati tutti i giorni nei laboratori, ma devono essere intesi come procedure complementari. Le leggi non ammettono test sostitutivi, come d’altra parte il buon senso. Se gli animali vengono reputati dagli animalisti inadatti a rappresentare l’uomo, com’è possibile che poche cellule in una provetta possano essere alternative alla sperimentazione animale? Come si fa a stabilire se le cellule hanno dolore, se hanno meno appetito, se hanno difficoltà di memoria, lesioni al miocardio o insufficienza renale?».

Dopo la ricerca in laboratorio e i test sugli animali, è comunque necessario il test sugli esseri umani?
UV – «Certamente. Potrei citare molti casi di farmaci che funzionano nell’animale, ma non nell’uomo».
SG – «La sperimentazione clinica costituisce la tappa successiva agli studi sulle cellule e negli animali per stabilire gli effetti benefici e tossici non soltanto dei farmaci ma anche dei componenti nutrizionali e dei dispositivi medici (etichetta che abbraccia pacemaker, defibrillatori, organi artificiali, stent e via discorrendo). Questo è il percorso che può garantire alla popolazione dei pazienti di ricevere un trattamento il più possibile sicuro, che quindi non sia causa di un peggioramento delle loro condizioni di salute. Ma capita che dalla sperimentazione clinica è spesso necessario ritornare a quella sull’animale per ottimizzare i trattamenti. Tutte le sostanze antitumorali sono state studiate nel topo. Ma dopo i primi studi clinici, può essere indispensabile ritornare ad analizzare l’organismo del roditore per stabilire, per esempio, quali siano le migliori associazioni tra i farmaci disponibili».

Ma è vero che ancor oggi alcuni farmaci vengono testati sugli esseri umani nelle aree più povere del pianeta?
UV – «Posso dire che i farmaci vengono testati sugli esseri umani ovunque nel mondo, soprattutto dove la ricerca medica è più avanzata, cioè nel mondo occidentale».
SG – «Spero proprio di no. Sarebbe una barbarie sperimentare farmaci direttamente nell’uomo. Bisogna, comunque, tenere sempre gli occhi aperti…».

Tra le mille argomentazioni degli “animalisti” c’è questa: due farmaci notoriamente pericolosi, la talidomide e il dietilstilbestrolo, furono testati in laboratorio sull’animale e ammessi per l’uso umano. La talidomide, dopo tre anni di prove sugli animali, era stata ritenuta così innocua che ne venne approvata la libera vendita senza alcuna prescrizione medica. Ma generò neonati con gravi anomalie…
UV – «La talidomide rappresentò un caso assai doloroso ma importante, perché proprio a seguito di questa grave vicenda i protocolli di sperimentazione divennero più rigorosi ovunque nel mondo. Bisogna tener presente che la cultura e la regolamentazione della sperimentazione scientifica sull’uomo è nata negli ultimi cinquant’anni e si è sviluppata parallelamente all’esplosione dei progressi medico-scientifici».
SG – «Questi casi, citati dagli animalisti, sono reali e ben noti, però sono dovuti al fatto che all’epoca non si facevano studi di tossicità in vivo sulla funzione della riproduzione. Da allora è obbligatorio per legge stabilire se i farmaci provocano malformazioni o anomalie fetali. Senza la sperimentazione in vivo, a oggi probabilmente ci saremmo ritrovati alle prese con moltissimi casi come quello della talidomide».

Per quali patologie e per quali tipologie di farmaci i test sugli animali sono assolutamente necessari?
UV – «Praticamente per la gran parte dei prodotti destinati all’uso terapeutico».
SG – «Secondo quanto prescritto dalle leggi di tutto il mondo, non sono ipotizzabili casi in cui non sia necessario per un nuovo farmaco predisporre studi animali. Il punto chiave è il seguente: i pazienti hanno l’assoluto diritto ad avere accesso a cure sicure».

In Italia vengono applicati i protocolli tesi a ridurre al minimo la sofferenza animale?
UV – «Direi di sì, almeno nei Centri di ricerca qualificati. Io stesso ho introdotto in Italia l’obbligo per gli Istituti di ricerca d’istituire un Comitato Etico che autorizzi le sperimentazioni sull’uomo e sull’animale ponendone i limiti e le precise condizioni. Solo le sperimentazioni di assoluta necessità per il progresso delle scienze umane devono essere consentite».
SG – «L’Italia è uno dei Paesi più avanzati da questo punto di vista. La legislazione italiana, tra le più severe del mondo, prevede che debbano essere adottate tutte le precauzioni affinché sia evitata qualsiasi sofferenza agli animali che entrano nella sperimentazione. Vorrei anche rimarcare un concetto: l’organismo di un animale che soffre è fonte di risultati non attendibili. Pertanto sta proprio nell’interesse del ricercatore stesso studiare animali in condizioni ottimali. Continuano a circolare fotografie del «medioevo» che nulla hanno a che fare con la realtà attuale. Se gli animalisti conoscono casi in cui si commettono reati, dovrebbero denunciarli alla magistratura, non solo ai mass media».

Si ha l’impressione che, nel generale dibattito, ogni interlocutore sia destinato a restare appiccicato alle proprie idee. Nulla metterà mai d’accordo i due fronti? Il tema “rispetto dell’animale in laboratorio” potrà essere un punto d’incontro?
UV – «Certo, questo del rispetto è il perno, il primo caposaldo di ogni sperimentazione, e bisogna agire in modo che venga applicato in maniera estensiva. La scienza ha i suoi meccanismi di controllo. Per esempio, nessuna rivista scientifica autorevole, come Science, Nature o il New England Journal of Medicine, pubblica i risultati di una ricerca senza andare a osservare le regole sulla sperimentazione condotta sull’animale. Lo ripeto: il primissimo comandamento di ogni sperimentazione scientifica sugli esseri viventi è “Non dev’esserci alcun danno letale alla persona, né sofferenza”».
SG – «Il rispetto dell’animale in laboratorio è indiscutibilmente primario e fondamentale. I ricercatori non si divertono affatto a condurre la sperimentazione, anzi, se le norme lo consentissero, ne farebbero volentieri a meno. Esiste una sola finalità: giovare all’ammalato che necessita di rimedi per malattie ancora senza cure o con trattamenti che devono essere migliorati».

Nel suo Istituto, come viene gestita la sperimentazione sull’animale?
UV – «All’Istituto Europeo di Oncologia non utilizziamo animali. La nostra ricerca di base è condotta in una sede dislocata: il campus Ifom-Ieo, polo di ricerca oncologica dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare. Qui si conducono anche test sui roditori e sulle loro cellule».
SG – «Seguiamo tutte le regole imposte dalla legislazione. Poiché circolano molte informazioni fantasiose, segnalo che utilizziamo solo ratti e topi. Nessuno può accedere allo stabulario se non ha frequentato un corso di formazione e superato un esame di abilitazione. Tutti i progetti di ricerca che prevedono fasi in vivo vengono valutati dal Comitato Etico per la sperimentazione animale, costituito da 11 esperti, prima di essere inviati al competente ufficio ministeriale per l’approvazione definitiva. Il nostro sistema di gestione della sperimentazione animale è stato validato sia da organismi internazionali, sia da organismi nazionali (cito il Cermet). Inoltre, disponiamo di tutte le attrezzature più moderne per diminuire il ricorso agli animali, inclusa la Risonanza magnetica, la Tac e l’ecografia. Noi non abbiamo segreti: qui le televisioni di molti network tv hanno avuto tranquillamente accesso e ripreso quanto succede negli stabulari. Solo che poi le immagini non vengono trasmesse o vengono diffuse a orari impossibili perché, come dire?, non rappresentano uno scoop!».

Se lei dovesse chiudere il dibattito con una dichiarazione… a effetto, che cosa si sentirebbe di dire?
UV – «Come difensore dei diritti degli animali vorrei esprimere un desiderio: che l’impegno in difesa di tali diritti si estendesse con la stessa passione anche ai campi dove gli animali sono maltrattati e massacrati senza regole. Mi riferisco agli allevamenti intensivi o ai macelli. Poiché ci avviciniamo alla Pasqua, io invito a considerare la strage di agnelli a cui assisteremo impassibili, e che non sarà perpetrata nella speranza di salvare delle vite umane, ma solo perché molti di noi possano avere l’abbacchio servito in tavola».
SG – «Io non voglio impressionare proprio nessuno. Vorrei unicamente che prevalessero la razionalità e soprattutto la conoscenza dei fatti reali. E si evitassero le demagogie e le politicizzazioni. Vorrei che tutti i ricercatori fossero più attivi nel comunicare ciò che fanno e perché lo fanno. Senza paura di perdere popolarità. O il famoso cinque per mille».
"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario" (G. Orwell).

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Italo Calvino, Le Città Invisibili)
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#10
Chissà se queste persone che l'hanno insultata hanno un parente malato terminale, e provano a vedere cosa si prova a stare in quelle condizioni e soprattutto se queste persone sono veramente animaliste o parlano solo perchè sono dietro a un pc. Senza sperimentazione la medicina non crescerà mai e ancora oggi ogni giorno chissà quante persone muoiono di malattie degenerative.
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