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Chico forti free.
#1
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“Chico Forti free”, da Roma si leva alto un grido di giustizia
di Federico Cenci
“L’obiettivo che perseguiamo è una revisione dell’intero processo che scagioni completamente Chico Forti. E che ce lo rimandi in Italia libero e con un attestato chiaro di innocenza”. Così Giulio Terzi di Sant’Agata, diplomatico di lungo corso e ministro degli Esteri nel Governo Monti, durante la conferenza stampa dedicata a Chico Forti, l’italiano condannato all’ergastolo senza condizionale nel 2000 a Miami dopo un processo indiziario foriero di pesanti perplessità.
L’evento, organizzato dall’ampio circuito di persone che si adoperano in Rete per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa vicenda, si è tenuto presso la Casa delle Culture, nel cuore di Roma. Oltre a Terzi, erano presenti in qualità di relatori Roberta Bruzzone, criminologa che segue incessantemente il caso, Vincenzo Mollica, giornalista Rai, Gianni Forti, zio di Chico Forti, e Francesco Guidetti, amico che non ha mai abbandonato Chico. Messaggi di sostegno sono arrivati da parte del ministro degli Esteri Emma Bonino e dal giudice Ferdinando Imposimato, legale di Chico Forti. Indispensabile, al fine della riuscita di questa manifestazione in favore del nostro connazionale detenuto oltreoceano, l’apporto delle “Leonesse di Chico”. Maglie d’ordinanza con scritta “Chico Forti Free”, questo nutrito gruppo di donne ha riempito la sala di entusiasmo, di buona volontà e di accenti – anzi, di ruggiti – provenienti da ogni zona d’Italia.
Giulio Terzi, visibilmente colpito dall’energia delle “Leonesse”, ha affermato di condividere la «motivazione etica» che cuce questa tela di solidarietà. «In anni di missioni all’estero – ha proseguito l’ex capo della Farnesina – ho avuto modo di constatare le sofferenze, le difficoltà, la disperazione e la speranza di migliaia di cittadini che si trovavano nella stessa condizione di Chico». Terzi ha poi spiegato di conoscere approfonditamente il «quadro delle prigioni» statunitensi e quindi di comprendere le preoccupazioni intorno alla condizione di Chico Forti. Questo bagaglio di esperienza diplomatica consente all’ex ministro di nutrire un sentimento di «profonda contrarietà» nei confronti della «riduzione, in questi ultimi anni, delle risorse per l’assistenza» al personale consolare. Un provvedimento che mina la tutela degli italiani all’estero la quale, invece, secondo Terzi, «deve essere la direttrice costante del sistema Italia all’estero». L’augurio del diplomatico, infine, è che la mobilitazione in favore di Chico divenga «il simbolo di una storia da riscrivere». Egli è apparso fiducioso circa la possibilità che «questa grande sfida», qual è la revisione del processo, possa venir vinta, se, ha concluso, «una grande campagna di informazione trascinerà il mondo della politica in Italia e negli Stati Uniti».
Revisione del processo che, laddove dovesse mai essere approvata dal Tribunale della Florida, costituirebbe il preludio dell’assoluzione di Chico Forti. Ne è convinta Roberta Bruzzone, che ha detto con un’ardente carica di passione al pubblico: «Vi assicuro, e non ho la minima esitazione a poterlo affermare, che se torniamo in aula giudiziaria, Chico Forti ce lo riportiamo a casa». Serve tuttavia qualcuno, ha osservata la criminologa, che permetta di riaprire le porte di quell’aula giudiziaria. Una neanche troppo velata sollecitazione nei confronti della politica italiana, quella della Bruzzone, che ha richiamato alla necessità di «alzare la voce». «Bisogna fare in modo – ha scandito in modo concitato – che la parte più sana dell’Italia, quella più buona, più forte e più grintosa, quella che vuole fortemente richiamare a sé l’onore dell’essere italiani, alzi la testa e cominci a chiedere a gran voce di attivarsi per questo cittadino».
Gli applausi scroscianti, sinceri, prolungati che sono seguiti alle parole della Bruzzone, hanno preparato l’atmosfera all’intervento di Gianni Forti, colui che è ormai conosciuto da tutti i sostenitori come “lo zio di Chico Forti”. Questo distinto signore trentino, che da anni si batte incrollabilmente per rendere giustizia a suo nipote, ha confidato di sentire «sotto la pelle» la solidarietà e l’amicizia che la vicenda di Chico ha saputo generare. Durante il suo discorso rotto soltanto da un moto di commozione, Gianni Forti ha ricordato che, senza l’impegno dei tanti sostenitori, «la storia di Chico sarebbe seppellita già da tanto tempo sotto una coltre di silenzio». Parole che valgono come uno sprone a proseguire ogni seppur impervia battaglia di giustizia.
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#2
come sempre pretendi di sostituirti ai giudici e decidi tu dal tuo trentino chi é innocente e chi no.
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#3
Il ministro Emma Bonino al fianco di Chico Forti
La Farnesina pronta ad appoggiare l’eventuale richiesta di trasferimento in Italia il ministro: «Garantisco il mio impegno personale perché nulla sia lasciato intentato»
chico forti bonino estradizione




di Mara Deimichei

TRENTO. C’era prima di diventare ministro e c’è anche ora che è alla guida della Farnesina. Emma Bonino è un’amica di Chico Forti e lo ha dimostrato anche nella lettera che ha inviato per «A day for Chico» organizzato a Roma con le «leonesse» (il gruppo sparpagliato in tutta Italia che sostiene con diverse iniziative la liberazione del trentino), la criminologa Bruzzone, l’ex ministro Terzi e naturalmente la famiglia di Chico. Emma Bonino era stata invitata ma non ha potuto esserci, ma ha voluto comunque spiegare la sua posizione e quella della Farnesina con una lunga lettera. Nella quale garantisce tutto il suo impegno a favore del trentino ed è pronta a muoversi per appoggiare una richiesta di trasferimento di Chico in Italia. «La vicenda di Chico Forti - scrive il ministro Bonino - è ben presente da tempo al Ministero degli Esteri che fin dall’inizio si è mobilitato con grande determinazione attraverso le competenti rappresentanze diplomatico-consolari negli Stati Uniti. Sappiamo che la storia processuale del connazionale è giunta a un’impasse, che non sono più esperibili mezzi di appello contro la sentenza che lo ha condannato all’ergastolo, e che la strada da percorrere per riaprire il caso resta quella di presentare un’istanza di revisione del processo. Presupposto indispensabile di questa opzione è però la presentazione alle autorità giudiziarie statunitensi di nuove prove a discarico, che non siano state già acquisite nei precedenti gradi di giudizio. Se Chico e la famiglia riterranno di poter seguire questa strada, vorrei assicurare da parte mia che la Farnesina offrirà ogni opportuno sostegno all’avvocato che sarà scelto per proporre e seguire l’istanza. Vorrei inoltre segnalare che, come forse già sapranno alcuni di voi, il console generale a Miami ha di recente effettuato una visita consolare in carcere e in quella occasione Chico ha convenuto sulla necessità - nel caso in cui l’opzione di revisione processuale non dovesse concretizzarsi - di attivarsi personalmente per richiedere il trasferimento in Italia ai sensi della Convenzione di Strasburgo sul trasferimento dei detenuti nei Paesi d’origine. Se questa ipotesi dovesse effettivamente essere presa in considerazione, anche qui appoggeremo Chico per facilitare e sostenere l’applicazione della Convenzione». Quindi ci sarebbe l’ampia disponibilità da parte di Bonino stessa a fare tutto il possibile per riportare Chico in Italia anche se «solo» per scontare qui la detenzione. «Mi sembra infine - conclude il ministro - giusto ricordare l’attività di assistenza svolta con costanza dall’ambasciata a Washington e dal consolato generale a Miami che non hanno mancato mai di far sentire a Chico Forti e ai suoi familiari la propria vicinanza e di appoggiare ogni iniziativa ritenuta utile. Non amo fare promesse, specie quando le variabili in gioco non mi danno certezza di poterle mantenere. Posso però garantirvi il mio personale impegno e quello della Farnesina affinché non venga lasciato nulla di intentato per giungere ad una positiva soluzione del caso».
E il caso Forti è stato preso a cuore anche da Emanuela Corda deputato, per la circoscrizione sarda, del Movimento 5 Stelle che ha presentato un’interrogazione per sapere se il governo abbia preso delle iniziative per verificare la situazione psicofisica - definita critica dai familiari e dalle associazioni - di Forti».

Speriamo che dopo anni di attese , qualcosa si muova!!Smile
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