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chi è l'ISIS che sta terrorizzando iraq e dintorni....
#1
Che cos'è l'Isis, il gruppo jihadista che minaccia l'Iraq e il mondoChe cos'è l'Isis, il gruppo jihadista che minaccia l'Iraq e il mondo
Esecuzioni mostruose, un leader molto carismatico, risorse finanziarie abnormi: storia dello "Stato Islamico dell'Iraq e del Levante", l'organizzazione terrorista che avanza verso Bagdad, che persino Al Qaeda ha scomunicato e che in troppi hanno sottovalutato

di ANTONELLO GUERRERA
I
Correva l'anno 2005 e Abu Bakr Al Baghdadi, il leader del gruppo terrorista "Isis" che sta terrorizzando l'Iraq e tutto l'Occidente, era in gabbia a Camp Bucca, un avamposto americano in Iraq a Umm Qasr, sul Golfo Persico. Al Baghdadi, accusato di attività terroristiche, era stato catturato dai soldati statunitensi. Poi, nel 2009, nel passaggio di consegne degli Usa, la base è passata sotto il controllo del governo iracheno. Che ha deciso di liberare Al-Baghdadi. Poco dopo, precisamente il 16 maggio 2010, Al-Baghdadi è diventato, ufficialmente, il leader del gruppo terrorista Isi (Stato Islamico dell'Iraq, allora braccio ufficiale di Al Qaeda), poi diventato Isis (o Isil), e cioè lo Stato Islamico dell'Iraq e della grande Siria (o del Levante).

Dal 2004 a oggi. Ma la storia dell'Isil, il gruppo di jihadisti sunniti che da settimane minaccia pericolosamente Bagdad e tutto l'Iraq, viene da più lontano. Il gruppo terrorista, famigerato per ferocia e crudeltà mostruose persino rispetto agli standard di Al Qaeda, è essenzialmente un prodotto della guerra in Iraq lanciata da Usa e Regno Unito nel 2003. La sua prima formazione, infatti, (seppur con un altro nome, "Jama'at al-Tawhid wal-Jihad", e cioè "l'organizzazione del monoteismo e del Jihad") risale al 2004 e si è formata, a leggere i suoi propositi, proprio in risposta all'intervento militare concepito dall'amministrazione di George W. Bush.

Le colpe del governo. Ma l'Isis è, oggettivamente, anche il risultato delle politiche "esclusive" e per certi versi discriminatorie del premier sciita Nouri al Maliki e del suo governo, che non si è distinto per la sua apertura verso i curdi e soprattutto verso i sunniti iracheni (Saddam Hussein era sunnita, così come tutto l'apparato militare, storicamente). E questo ha lasciato campo aperto all'azione dei terroristi, che vogliono imporre un califfato tra Iraq e Siria in base a un'interpretazione ultraradicale della sharia, la legge islamica. Per raggiungere i risultati di oggi, è indubbio che l'Isis abbia avuto l'appoggio di una parte della popolazione sunnita nel nord-ovest nel paese, come dimostrano le conquiste degli ultimi tempi.

La guerra interna ad Al Qaeda. Ma l'Isis (o Isil) per come lo conosciamo, in realtà, nasce ufficialmente solo l'anno scorso. E nasce da uno scontro interno alla galassia di Al Qaeda, l'organizzazione di Osama bin Laden che ha perso peso nella galassia dell'estremismo islamico dopo la sua uccisione ad Abbottabad (Pakistan) e la flebilissima guida del suo vice, il medico egiziano Ayman Al Zawahiri. Negli ultimi tempi, durante la guerra civile in Siria, c'è stata una dura battaglia tra l'Isil e un altro gruppo jihadista, Jabhat al Nusra, il cui leader si chiama Abu Mohammed al-Golani e che è molto attivo contro Bashar Assad.

La frattura. Ma se al-Nusra è un braccio "ufficiale" di Al Qaeda, approvato ufficialmente da Al Zawahiri, lo stesso non si può dire dell'Isis. Negli ultimi mesi si era parlato anche di fusione tra le due organizzazioni, su pressione soprattutto di Al Baghdadi. Poi non se n'è fatto più nulla, per incomprensioni e litigi vari, anche perché Golani, il leader di Al Nusra, non ha voluto cedere il passo al più carismatico Al Baghdadi.

La scomunica di Al Qaeda. Di lì è stato scontro aperto, con una mezza scomunica di Al Zawahiri. Che, paradossalmente, non ha approvato alcune mosse considerate troppo efferate e spietate dell'Isis persino per un'organizzazione assassina come Al Qaeda. L'ordine di Al Zawahiri ad Al-Baghdadi (lasciare la Siria ad Al Nusra per concentrarsi esclusivamente sull'Iraq) è rimasto miseramente inascoltato. Perché, come dice il suo stesso nome, l'Isis vuole ricreare il grande Califfato del Levante. E questo, nei suoi piani, include anche la Siria.

Minaccia sottovalutata. Ma l'Isis, nonostante il niet dell'erede di Bin Laden, non si è fermato. Ed ha proliferato, sempre di più, anche perché sottovalutato. Dalle autorità irachene, ma anche da quelle occidentali. Basti pensare che fino alla conquista di Mosul, che ha gettato nel terrore il Paese e il mondo intero, molti pensavano che l'Isis avesse "solo" tremila militanti. Anche quando lo scorso dicembre i terroristi hanno conquistato la strategica Falluja. Un errore madornale. Secondo alcune stime, oggi l'Isis può contare fino a 5mila miliziani solo in Siria, e altri 6mila in Iraq. Ben oltre le 10mila unità, dunque.

Le reclute straniere. E qui spunta un'altra caratteristica fondamentale del mostro creato da Al-Baghdadi. Perché l'Isil, a differenza della stessa Al Nusra e altri gruppi terroristi che combattono in Iraq e Siria, ha un grande appeal tra i giovani stranieri (spesso occidentali): tutti (neo)musulmani convertitisi al jihad, che ora, secondo l'Economist, sono almeno 3mila nelle file dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante e che sarebbero pagati poche centinaia di dollari al mese. Secondo Peter Neumann del King's College di Londra, l'80 per cento dei combattenti stranieri in Siria sono passati con Al-Baghdadi.

Chi è Al-Baghdadi. Perché Al-Baghdadi, come si diceva, è un tipo molto carismatico. Di sicuro è nato a Samarra nel 1971. Il resto è un mistero. Il suo vero nome non lo sa nessuno. Pare sia Awwad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai. Le prime foto che lo ritraggono sono uscite solo un paio di anni fa. Vanta un dottorato in studi islamici, ottenuto all'università di Bagdad molti anni fa. E i suoi miliziani lo dipingono come discendente diretto del Profeta Maometto. L'ascesa di Al-Baghdadi è cominciata dopo l'uccisione per mano americana di Abu Musab al-Zarqawi, allora nemico pubblico numero uno per Washington in Iraq.
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La ferocia dell'Isis. Al-Baghdadi è la mente di numerose azioni terroristiche in Iraq (spesso suicide), come gli attacchi a Mosul nel 2011. Ed è famoso anche per la sua violenza e crudeltà verso i suoi nemici, come dimostrano i terribili video che circolano online da giorni ma che sono solo gli ultimi di una lunga serie: crocifissioni, decapitazioni, amputazioni. Su di lui gli Stati Uniti hanno posto una taglia da 10 milioni di dollari. Attualmente, solo la testa di un terrorista vale di più per Washington, ed è proprio quella del leader qaedista Al Zawahiri (25 milioni).

Armi e soldi. L'apparato sanguinario che dirige Al-Baghdadi è ben equipaggiato, spesso con armi rubate agli americani, e si finanzia con numerose azioni illegali, quali contrabbando e sequestri. Lo scorso febbraio l'Isis ha spodesdato Al Nusra dalla riserva di gas di Conoco, a Deir Ezzor, in Siria: solo questo giacimento, secondo alcuni analisti, frutta ai terroristi molte decine di migliaia di dollari a settimana. Ma non solo. Il premier Al Maliki ha accusato i sauditi e altri stati del Golfo come il Qatar (che sono wahabiti, cioè una branca del sunnismo radicale) di finanziare l'Isis e altri gruppi terroristi contro i governi sciiti (come in Siria, anche se Assad è alawita, una setta sciita).

"Il gruppo jihadista più ricco al mondo". A questo proposito, qualche giorno fa è passata praticamente inosservata una notizia che potrebbe rilevarsi devastante per il futuro dell'Iraq e dell'intera lotta al fondamentalismo islamico. Durante l'ultima battaglia di Mosul, ricca di pozzi di petrolio, poi conquistata dai terroristi, l'Isis ha sottratto (secondo il racconto del governatore dell'istituto e alcuni media locali) 429 milioni di dollari durante l'assalto alla sede della Banca Centrale, oltre a un gran numero di lingotti d'oro. Il solo denaro rubato, secondo alcune stime, potrebbe fornire i fondi necessari per reclutare 60mila terroristi all'alto salario di 600 dollari al mese. E l'Isis, a questo punto, rappresenterebbe l'organizzazione jihadista più ricca del mondo. Diventando davvero una minaccia globale, come lo è stata Al Qaeda. Basti pensare che Mehdi Nemmouche, l'uomo accusato del recente attentato al museo ebraico di Bruxelles, quando è stato arrestato in Francia aveva con sé proprio una bandiera dell'Isis.

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