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Arrestato giornalista ex piduista con accusa "associazione segreta"!!
#1
dal corriere

Arrestato Luigi Bisignani - Corriere della Sera


MILANO - E' stato arrestato il giornalista Luigi Bisignani, iscritto alla Loggia P2, condannato a tre anni e 4 mesi nel processo Enimont, e coinvolto nell'Inchiesta Why Not del pm Luigi De Magistris. Per lui l'accusa è di associazione segreta. La richiesta di detenzione ai domiciliari oltre che per Bisignani è stata fatta anche per il parlamaentare Alfonso Papa
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#2
Così ilfattoquotidiano diceva di lui a marzo
Luigi Bisignani, l’uomo che collega | Gianni Barbacetto | Il Fatto Quotidiano

Ora Luigi Bisignani è diventato il protagonista numero uno, benché non ufficialmente indagato, dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Ma è da anni che ha fama di essere uno degli uomini più potenti d’Italia. E già alcuni mesi fa, nella caldissima estate 2010 dello scandalo P3, della “cricca”, della “banda larga” di Finmeccanica, “Bisi” era apparso come un personaggio chiave: il suo nome non c’era nelle carte giudiziarie delle diverse inchieste, eppure era quello che le collegava tutte.

Questione di rapporti, contatti, relazioni. Luigi Bisignani è un punto di convergenza. A livello alto. Certo, definirlo “consulente di Palazzo Chigi” è impreciso da un punto di vista formale. E non è bella neppure la battuta che circolava a Roma, secondo cui Bisignani era stato nominato da Silvio Berlusconi sottosegretario di Stato per interposta persona (in realtà sulla poltrona di governo è seduta la sua ex compagna, Daniela Santanchè). Eppure è, di sicuro, uomo dalle molteplici relazioni, incrocia mondo imprenditoriale e mondo dell’informazione, controlla persone, collega ambienti. Ed è ascoltatissimo da Gianni Letta, tanto da essere ben più influente di un sottosegretario, più potente di un ministro.

Non ama apparire. A differenza di tanti altri animali del circo berlusconiano, ritiene che l’esibizione sia, oltre che di cattivo gusto, anche nemica del potere vero. Così, lui che ha tanti amici fedeli nei giornali e nelle società di pubbliche relazioni (quelle che contano), non li attiva mai per una citazione, per una notizia su di sé. Anzi, è difficile trovare negli archivi perfino qualche sua fotografia da pubblicare. È ben altro quello che chiede, quello che ottiene.

Al piano inferiore del caos italiano si muovono bande, cricche e logge, poi subito derubricate e raccontate come l’agitarsi di “tre pirla”, “quattro sfigati”, improbabili “amici di nonna Abelarda”. Al piano di sopra, al riparo da rischi e incursioni giudiziarie – almeno finora – stanno i registi e gli utilizzatori finali. Bisignani è personaggio di grande simpatia, dalla mente lucida e dall’intelligenza rapidissima. Scrive romanzi gialli e parla da pari a pari con Gianni Letta. Parlava, e molto, con Angelo Balducci e Guido Bertolaso (Protezione civile), con Denis Verdini (Pdl & P3), con Pier Francesco Guarguaglini (Finmeccanica), con Paolo Scaroni (Eni), con Cesare Geronzi (Generali).

Ha un certo know how. Ha sempre negato l’appartenenza alla P2, quella classica, eppure le carte e la tradizione orale gli attribuiscono la tessera 1689 e la qualifica di reclutatore. Nel 1981, quando Giuliano Turone e Gherardo Colombo scoprirono a Castiglion Fibocchi gli elenchi della loggia segreta di Licio Gelli, il ragazzo aveva solo 28 anni. Brillante giornalista dell’Ansa, precoce capoufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati (piduista) nei governi Andreotti degli anni Settanta.

Era una giovane promessa. Mantenuta: dieci anni dopo ha attraversato la stagione di Mani pulite solo con qualche fastidio in più. Una condanna (3 anni e 4 mesi per aver smistato la maxitangente Enimont, ridotti in Cassazione a 2 anni e 8 mesi) che dimostra quanto il ragazzo, nel 1993, a 40 anni, potente responsabile delle relazioni esterne del gruppo Montedison, fosse cresciuto. Anche in abilità e coperture, visto che il peggio di quella stagione resta ancor oggi segreto. Qualcosa ha raccontato Gianluigi Nuzzi nel suo libro Vaticano Spa. Negli anni Novanta, infatti, zitto zitto Bisignani manovra una gran quantità di soldi parcheggiati in Vaticano. Con l’aiuto di monsignor Donato de Bonis, già segretario di Paul Marcinkus, cardinale e indimendicato compagno di scorrerie dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. L’11 ottobre 1990, dunque, Bisignani apre, con 600 milioni in contanti, un conto riservatissimo presso lo Ior. È il numero 001-3-16764-G intestato alla Louis Augustus Jonas Foundation (Usa). Finalità: “Aiuto bimbi poveri”.

“Bisignani ha ottimi rapporti con lo Ior da quando si occupava di Calvi e dell’Ambrosiano”, raccontò poi de Bonis in un’intervista. “La sua è una famiglia religiosissima; suo padre, Renato, un alto dirigente della Pirelli scomparso da anni, era un sant’uomo, la madre, Vincenzina, una donna tanto perbene. Bisignani è un bravo ragazzo. L’Istituto si occupa di opere di carità e gli amici aiutano i poveri, quelli che non hanno niente. Anche il sarto Litrico mi diceva ‘io vesto i ricchi per aiutare i poveri’”.

I bimbi poveri, in realtà, non ebbero gran giovamento dai soldi della Jonas Foundation. Il 23 gennaio 1991, De Bonis si presenta allo Ior con quasi 5 miliardi di lire in titoli di Stato, li monetizza e suddivide il ricavato su due conti: 2,7 miliardi sul deposito dell’amico Bisignani, mentre quasi 2,2 li accredita sul conto cardinale Spellman, che gestisce in proprio e per conto di “Omissis”, come viene chiamato in Vaticano Giulio Andreotti. Dal conto Spellman parte subito un bonifico da 2,5 miliardi al conto FF 2927 della Trade Development Bank di Ginevra: è la prima tranche della supermazzetta Enimont, “la madre di tutte le tangenti”, che andrà a irrorare, a pioggia, i partiti politici italiani per benedire il divorzio di Stato tra Eni e Montedison.

Nel giro vorticoso della lavanderia vaticana, sul deposito Jonas Foundation di Bisignani entrano 23 miliardi. E lui, fra l’ottobre 1991 e il giugno 1993, ne ritirerà in contanti 12,4. Che l’uomo sia sveglio lo si capisce già nell’estate del 1993, quando annusa il disastro (i magistrati di Mani pulite stanno per arrivare alla maxi-tangente Enimont): così il 28 giugno di quell’anno corre allo Ior, ritira e distrugge i documenti che vi aveva lasciato all’apertura dei conti e chiude il Jonas Foundation. Ritira, in contanti, quel che resta: 1 miliardo e 687 milioni. Non avendo borse abbastanza capienti, deve fare due viaggi per portar via il malloppo.

Un mese dopo è latitante. È il momento più nero di Mani pulite. Tre protagonisti della vicenda Enimont muoiono in circostanze drammatiche: il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari con un sacchetto di plastica in testa in una cella di San Vittore; il regista sconfitto dell’operazione Enimont, Raul Gardini, con un colpo di calibro 7,65 nella sua dimora milanese; il direttore generale delle Partecipazioni statali, Sergio Castellari, con il volto spappolato nella campagna romana.

Tanti conti non tornano, in questa storia. Anche quelli dei soldi. La tangentona Enimont, rivelano i documenti vaticani messi a disposizione da Nuzzi, era ben più grossa di quella individuata dai magistrati di Mani pulite. E molti personaggi sono stati coperti dai silenzi vaticani. Tra questi, l’ineffabile “Omissis”. Almeno 62 miliardi sono stati nascosti, si sono volatilizzati. E di questo tesoro rimasto segreto, 1,8 miliardi sono passati sul conto di Bisignani.

Quattordici anni dopo, un altro magistrato bussa alla sua porta. Si chiama Luigi De Magistris, alle prese con l’inchiesta Why not. Sta indagando su un comitato d’affari attivo in Calabria, ma con la testa a Roma. È convinto che sia organizzato come un’associazione segreta, una nuova P2, tanto che contesta ai suoi indagati proprio il reato previsto dalla legge Anselmi. È convinto che Bisignani di questa nuova P2 sia uno dei punti di riferimento. Il 5 luglio 2007 si presenta di persona, a sorpresa, ai suoi indirizzi romani, l’abitazione e la sua azienda Ilte (Industria Libraria Tipografica Editrice) di piazza Mignanelli. Ha un mandato di perquisizione. Bottino scarso: qualche documento e un Blackberry 7230 blu. “Ho avuto l’impressione che fosse stato avvertito: lui era volato improvvisamente a Londra”, dice oggi De Magistris. “Dopo quella perquisizione, le manovre contro di me hanno un’accelerazione. Due mesi dopo mi sottraggono l’indagine”.

Di Why not restano oggi soltanto i rapporti accertati degli indagati. Bisignani, per esempio, era in contatto con molti politici, imprenditori, manager, uomini degli apparati. Tra questi, Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, Walter Cretella Lombardo, potente generale della Guardia di finanza, Salvatore Cirafici, il dirigente di Wind responsabile della gestione delle richieste di intercettazioni e tabulati inviate all’azienda telefonica da tutte le procure italiane. Ora, quattro anni dopo, nuova indagine, nuovo comitato d’affari, una nuova P2. Luigi Bisignani resta a guardare, dall’alto, e aspetta. Ha visto sbriciolarsi la Prima Repubblica, la Dc, il Psi. Non s’impressiona certo per la decomposizione del berlusconismo.
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#3
eheh questi simpatici faccendieri Big Grin
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Mike:"You know what happened. The question is, can you live with it?”

"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#4
A furia di sentir parlare di P2, P3, P4, P infinito, c’è il rischio di perdere il senso dell’orientamento. O di assuefarsi. Invece è tutto di una semplicità che sfida monsieur De Lapalisse, anche se i negazionisti travestiti da “riformisti” e “garantisti” fanno di tutto per confonderci le idee. Tutto comincia nel ‘94, quando un ometto che ha costruito le sue fortune sul crimine, grazie anche a mafia e P2, entra in politica nel timore (o certezza) che le sue illegalità vengano scoperte e i 5 mila miliardi di debiti lo portino alla rovina. Negli anni ‘80 ha corrotto politici, funzionari e giudici per diventare monopolista della tv privata e padrone di un bel pezzo di editoria e calcio. E, per corrompere, ha accumulato fondi neri su 64 società offshore costituite dall’avv. Mills. Nei primi anni ‘90 la Guardia di finanza visita alcune sue aziende, rischiando di scoprire il “comparto B”, occulto, del suo gruppo e maneggi con cui, violando la legge Mammì, seguita a controllare Tele+. Se la cosa venisse fuori, lo Stato dovrebbe revocare le concessioni a Canale5, Rete4, Italia1 e per lui sarebbe la fine. Ma i finanzieri vengono corrotti e chiudono un occhio. Così tutto resta sepolto. Nel ‘94 però un giovane sottufficiale rivela al pool Mani Pulite un giro di tangenti per verifiche fiscali addomesticate e saltano fuori anche quelle Fininvest e Tele+. Lui però è già al governo e vara il decreto Biondi per salvare dall’arresto i suoi manager corruttori e i finanzieri corrotti. Poi emergono le prove del suo coinvolgimento e subito un provvidenziale dossier ricattatorio induce Di Pietro a lasciare alla vigilia del suo interrogatorio. Intanto, dai conti esteri di Craxi, affiora una mazzettona di 23 miliardi da All Iberian, capofila del “comparto B” Fininvest. Nei processi Guardia di finanza e All Iberian, testimonia Mills: sa tutto, ma purtroppo dice poco o nulla e viene subito ricompensato con 600 mila dollari da Carlo Bernasconi, fedelissimo e quasi omonimo del nostro. Risultato: per All Iberian B. è colpevole ma prescritto, per Gdf è assolto per insufficienza di prove (sarebbero state più che sufficienti se Mills non fosse stato corrotto, ma avesse detto tutto quel che sapeva). Intanto però Stefania Ariosto ha scoperchiato un altro altarino: le tangenti ai giudici pagate da Previti anche per conto di B. Una è provata in Cassazione: quella per la sentenza che scippò la Mondadori a De Benedetti per regalarla a B. Previti e il giudice Metta condannati, B. prescritto. Ma l’Ingegnere chiede i danni in sede civile e in primo grado vince 750 milioni di euro. Poi c’è una caterva di processi per falso in bilancio. Poi Mills lascia tracce della mazzetta da 600 mila dollari e viene imputato con B. per corruzione. Poi B. deve pure rispondere dei nuovi reati commessi nel frattempo: altri fondi neri targati Mediaset e Mediatrade con triangolazioni nella compravendita dei film in America. I processi per falso in bilancio B. li cancella depenalizzando il suo reato. Per gli altri dimezza la prescrizione con la ex Cirielli, così non si arriverà mai a sentenza definitiva. Ma il guaio è che non riesce a fermarsi e continua a delinquere: pressioni su Rai e Agcom per silenziare Santoro, vagonate di squillo ad Arcore, telefonate in questura per liberare Ruby prima che parli. E, siccome il buon esempio viene dall’alto, anche nell’entourage si ruba a man bassa. Che fare? Legge Alfano, legittimo impedimento, anti-intercettazioni, processo breve, prescrizione lampo, conflitto di attribuzioni alla Consulta. E se in tv, nonostante gli sforzi di Vespa e Minzolingua, si viene a sapere qualcosa? No problem, si chiude Annozero. E se i giudici di Appello e Cassazione confermano il risarcimento all’Ingegnere? C’è la P3 che aggancia giudici a Milano e al Palazzaccio. E se le procure scoprono nuovi reati? In attesa della riforma epocale della giustizia, c’è la P4 che raccoglie notizie segrete e le smista a Palazzo Chigi. Una vita d’inferno. Chi osa accusarlo di non fare nulla da 17 anni si vergogni e arrossisca.

Da Il Fatto Quotidiano del 17/06/2011.
Una retata li seppellirà (Marco Travaglio). « Triskel182
P4, magistrati: “Vicenda inquientante”Pd: “Malattia mortale dentro le istituzioni” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
Inchiesta P4, tutti gli uomini nella rete. “Bertolaso non può dirmi di no” | Antonio Massari | Il Fatto Quotidiano
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#5
[SIZE="4"]Bisignani, al telefono i ministri
così il "fango" sulla Boccassini
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La deputata del Pdl Biancofiore: un dossier sul figlio della pm. L'affarista tronca la conversazione: "Meglio parlarne da vicino". E nelle intercettazioni spunta la prestigiacomo

NAPOLI - Tutti parlavano con il grande "triangolatore" del potere e tanti adesso tremano. Perché l'inchiesta della Procura di Napoli su dossier e ricatti è entrata nel cuore del sistema di relazioni intrecciato da Luigi Bisignani con esponenti di primissimo piano della politica, dell'economia, della magistratura. Con lui si confrontavano o chiedevano consiglio parlamentari e ministri del governo in carica, come la titolare dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Molti di quei colloqui sono stati intercettati dagli inquirenti. E dalle conversazioni allegate all'indagine emergono episodi che non costituiscono reato ma fanno sicuramente riflettere.

Come una telefonata registrata il 16 gennaio scorso. Da una parte dell'apparecchio c'è Bisignani, dall'altra la parlamentare del Pdl Micaela Biancofiore. La deputata allude a una vicenda vecchia di quasi quattordici anni, una rissa fra ragazzi sull'isola d'Ischia nella quale era rimasto coinvolto il figlio dell'attuale procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, pilastro del pool Mani pulite che in quei giorni sta indagando anche sul caso Ruby e viene tenuta costantemente nel mirino della macchina del fango. La Biancofiore introduce l'argomento. Bisignani però tronca quasi subito la conversazione. "Ne parliamo da vicino", afferma. E in un dialogo successivo la Biancofiore si dice rammaricata, forse proprio per aver affrontato un tema troppo delicato per essere discusso al telefono. Coincidenza vuole che all'indomani di quella telefonata si sia svolto ad Arcore un pranzo con i direttori delle principali testate riconducibili a Berlusconi. Tempo qualche altro giorno, il 22 gennaio, e il Giornale pubblica un servizio proprio su quella serata ischitana di quasi tre lustri fa, attaccando pesantemente Ilda Boccassini.

Un'idea dell'ampiezza dell'indagine traspare da un inciso dell'ordinanza con la quale il giudice Luigi Giordano ha disposto gli arresti domiciliari per Bisignani per tre ipotesi di favoreggiamento e ha chiesto il carcere per il deputato del Pdl Alfonso Papa. Il gip cita infatti il titolo di un paragrafo della richiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio che affronta, fra gli altri argomenti, "i rapporti con Gianni Letta e la presidenza del Consiglio dei ministri, quelli con l'Eni, con altri esponenti di governo, con i vertici dei servizi di sicurezza, con Dagospia". Materiale che il magistrato, dopo aver escluso a carico di Bisignani e Papa le accuse di associazione per delinquere e di aver costituito un'associazione segreta, non ha ritenuto di "approfondire ed illustrare" perché, sottolinea, riguarda "dichiarazioni e intercettazioni di persone non indagate". Da quelle pagine però emerge, rileva il giudice, "la rete di relazioni umane e professionali" nella quale Bisignani si muove da sempre "in modo disinvolto".

Con lui si confrontava il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo in un colloquio intercettato e sul quale il ministro è stata poi anche ascoltata come testimone dai pm Curcio e Woodcock. Anche altri componenti dell'esecutivo erano in contatto con l'influente uomo d'affari. Come il sottosegretario per l'Attuazione del programma Daniela Santanché, in favore della quale Bisignani sostiene di essersi speso per rimuovere il veto politico opposto dal presidente della Camera Gianfranco Fini dopo la scelta della Santanché di guidare la Destra alle ultime elezioni politiche. E sembra che anche Luca di Montezemolo avesse chiesto a Bisignani di valutare la possibilità di far confluire i consensi dell'Eni in Confindustria su un nome apprezzato dal presidente della Ferrari. La caratteristica di Bisignani, ha spiegato ai pm uno dei testimoni, il presidente del Poligrafico dello Stato Roberto Mazzei, è quella di essere "un triangolatore. Difficilmente dice i fatti suoi a qualcuno. È uno che separa". Per poi, se necessario, unire.
(18 giugno 2011)

Bisignani, al telefono i ministri così il "fango" sulla Boccassini - Repubblica.it
http://www.corriere.it/politica/11_giugn...4e68.shtml
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"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti"
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#6
Questo Bisignani si interessava di tutto...li mortacci !!Confusedhock:

Bisignani, il giorno dell'interrogatorio e Prestigiacomo disse: tu mi rovini - Napoli - Repubblica.it
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06...-17940639/

http://www.corriere.it/cronache/11_giugn...671d.shtml
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#7
Sarmatico Ha scritto:Questo Bisignani si interessava di tutto...li mortacci !!Confusedhock:

Ministri, alti dirigenti dei servizi segreti, dell’Eni, delle Ferrovie e di tutti gli enti in qualche modo legati allo Stato. E’ enorme la rete intessuta dall’ex piduista Luigi Bisignani, già condannato per la maxi tangente Enimont.

Le telefonate con la Prestigiacomo

Bisignani infatti intratteneva,dunque, ottimi rapporti anche con il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. ”Dobbiamo stare attenti ai telefoni… dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni” le dice il 2 dicembre 2010. La conversazione avviene durante il periodo in cui, secondo i magistrati, Bisignani stava “occupandosi in prima persona del voto del Parlamento riguardante un emendamento riferito alla materia dell’Ambiente”.

Prestigiacomo: “E quindi? Perchè Woodcock a te ti controlla?
Bisignani: “E che ne so perché mi controlla… non so, non saprei”
Prestigiacomo: Mamma mia! Ma come si può vivere così? Se escono le intercettazioni con me mi rovini!
Bisignani: “Io cerco di stare sempre attentissimo al telefono”.

Ascoltata come testimone il 14 febbraio del 2011, il ministro Prestigiacomo, prima esclude che Bisignani abbia mai potuto parlarle dell’indagine in corso. Poi quando le fanno leggere l’intercettazione cambia versione. E spiega che l’ex piduista “aiutò politicamente la Santanché prima quando era contro Berlusconi sia quando si riconciliò con lui”.


“Una cosa importante sulla Boccassini”

Ottimi erano pure i rapporti tra Bisignani e l’onorevole Michaela Biancofiore (Pdl).

“Ti devo dire una cosa importante…che il figlio della Boccassini…”. Questo il passaggio di una telefonata tra i due. Una conversazione, scrivono Curcio e Woodcock, “di notevole rilievo che consente di osservare in diretta il funzionamento della macchina del fango. Che, ancora una volta, fonda il suo funzionamento su di una rete di relazioni riferibili al Bisignani”. La telefonata è del 16 gennaio 2011 e i due inizialmente parlano dei risultati del campionato di calcio. Poi Biancofiore introduce l’argomento.

Biancofiore: “No dico…dimmi se ti sembra normale. Ah…a proposito, no, ti devo dire una cosa importante. Mi dicono…fonti molto serie che il figlio della Boccassini…”
Bisignani: “Ah…vabbè. Poi ne parliamo a voce”
Biancofiore: “Ecco…eh…sì”
Bisignani: “Fantastico”
Biancofiore: “Ma c’è una roba seria”
Bisignani: “Vabbè vabbè”
Biancofiore: “Vabbè…ho capito. Ti chiamo domani (sembra dire)”. I due parlano nuovamente al telefono, la stessa sera, e il deputato del Pdl sembra pentirsi di quanto detto nel pomeriggio al telefono:
Biancofiore: ”Poi domani, quant’è, ti dico quell’altra cosa che…vabbè (ride)”
Bisignani: “Vabbè”
Biancofiore: “Me ne sono pentita. Però…”
Bisignani: “Ah vabbè”
Biancofiore: “Sai com’è. Come dire…(ride)…Uffa…(ride)…ciao
Bisignani: “Ti mando un bacio (ride)…”

La questione Boccassini finirà poi su Il Giornale di Paolo Berlusconi.

P4, Letta: “Bisignani? E’ uno chequalche volta dice più di quello che sa” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
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#8
:lolA::lolA::lolA:


Nelle carte dell’inchiesta su Bisignani ci sono le parole di Masi, ex dg della Rai. In tutta la loro eleganza

Che Mauro Masi fosse unfit al ruolo che qualcuno gli aveva cucito addosso, quello di direttore generale della Rai, si poteva intuire dall’eleganza delle sue camicie e dal profondo rosso in cui ha lasciato l’azienda che doveva risanare. Ma dal tono delle sue telefonate con il faccendiere Luigi Bisignani, riportate oggi da Marco Lillo e Antonio Massari sul Fatto, si comprende molto di più. E si capisce anche che l’attuale amministratore delegato dell’azienda pubblica Consap con stipendio pagato da noi tutti era anche esente da quella caratteristica che, da che mondo e mondo, porta l’uomo a migliorarsi: la vergogna.

A maggio Masi dice Bisignani: “Senti, ho chiuso con Santoro…”. Sembra che stia parlando di una sorta di accordo – e poi gli spiega che la notizia di lì a poco finirà sulle agenzie, quindi consiglia Bisignani di avvisare il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli e di tacere, invece, con Dago – spia. Il 23 settembre, però, la situazione precipita con l’editoriale in cui Santoro pronuncia l’ormai famoso “Vaf fan’ bic – ch i e re ” e il giorno dopo la Finanza intercetta questa conversazione tra Bisignani e Masi: B: menamo o famo.. questo è un pazzo veramente eh M: vabbè poi ti dico a voce finalmente ha fatto l’errore che volevo io (…) con questa roba qui lo sospendo io vado… mercoledì porto la sospensione eh (…) che è aziendale, fatto tutto, già deciso… tra l’altro sono tutti d’accordo (…) vedrai. Garimberti la vota gli altri due dove stanno (…) la sospensione è 10 giorni, la si inizia con una sospensione da 10 giorni, però, è un segnale mica da ridere eh, con la sospensione non può andare in onda, tante cose B: salta una puntata! (…) o due. M: è un segnale mica da ridere eh Gigi.

La scena successiva, ovvero la lettera scritta al telefono tra i due, ricorda giustamente Totò e Peppino:

ÈAQUESTO PUNTO che Bisignani si mostra disponibile a incaricare un suo avvocato per redigere la lettera di ammonimento. Lettera che viene trascritta sotto dettatura. Ed ecco il testo dettato a Bisignani dall’avvocato Gabriele Arcuri: “Egregio dottore, in riferimento a quanto emerso nel corso della trasmissione … i toni contenuti nelle predette espressioni sono apparse in aperto e inequivocabile contrasto con quanto da sempre rappresenta la società in Italia e nel mondo. Il perpetrarsi di un atteggiamento di evidente …”. La scena ricorda la famosa lettera scritta da Totò e Peppino, soprattutto quando Bisignani interviene per dare il suo suggerimento: “Qua metti il concetto di servizio pubblico”. “Lo devo mettere?”, risponde l’avvoca – to. “Be…, il concetto di servizio pubblico, sì. Poi vai avanti”, continua Bisignani, che aggiunge: “Una sentenza, una cosa, un cazzo, non ce lo mettiamo?”. Questo è il servizio pubblico nel pensiero di Bisignani e anche di Masi che, il giorno dopo, viene contattato dal lobbista per la consegna dello scritto. In altre intercettazioni, si sente Bisignani soddisfatto della strategia adottata, tanto da esclamare, “Santoro (…) lo licenziamo”.


La parte più vergognosa è però l’insieme di frasi uscita dalla bocca dell’allora direttore generale di un’azienda pubblica pagata con i soldi nostri, contro uno dei pochi dipendenti che fa audience, a discapito di tutti i peracottari catapultati nella fogna di viale Mazzini a spendere il canone a uffa:

Soddisfatto anche Masi che, il 10 ottobre, dice frasi del tipo: “Santoro in fuga”, “Ab – biamo vinto, è morto”, “Gli stamo aspaccà il culo”, “Sò arrapato come una bestia”. DA L L’INCHIESTA emerge che anche la ministra del’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla quale non sembra opportuno, era al corrente del piano di Bisignani: “Tu lo vuoi fare?” chiede. E Bisignani risponde: “Si, se non lo fai adesso non lo fai più. Un destro così non ti verrà mai più nella vita”. Il progetto però naufraga e intercettando Masi si scopre che l’ex direttore generale della Rai è convinto di essere riuscito a portare a termine una sola operazione: “L’unica cosa che mi era uscita vera”, dice il 26 luglio 2010, “è di togliere la Busi, perché l’ho fatta io d’autonomia e non è passata dal Consiglio”. Maria Luisa Busi aveva lasciato la conduzione del Tg1 il 21 maggio.


Masi però parla anche con Luca Cordero di Montezemolo ed è lui stesso ad ammetterlo davanti ai pm:
“Tanto il Bisignani quanto il Cordero di Montezemolo mi rappresentarono una questione riguardante la Fenech e una produzione di fiction dalla stessa proposta; io non ho fatto alcun intervento”. Masi parla anche di Minoli: la sua posizione “mi era stata segnalata anche da Letta; in particolare con il Bisignani si parlava della nomina del Minoli come responsabile delle attività della Rai per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità di Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente anche, per esempio, da Amato. Ruffìni non voleva ospitare sulla seconda serata di Rai3 la trasmissione di Minoli; di fatto, poi, è accaduto il contrario nel senso che ha avuto ragione Ruffìni e continua ad andare in onda in seconda serata su Rai 3 Parla con me della Dandini”. E di Monica Setta: “Massimo Liofredi la proteggeva, io non la volevo. Io dico al Bisignani di informare e di parlare di tali questioni il dottor Letta. (…). Bisignani, per la verità insieme a tanti altri, mi ha chiesto la cortesia di far lavorare la Monica Setta, ma io non l’ho rinnovata perché fa una tv che non mi piace”. E ancora: “Chiesi a Bisignani di mettermi in contatto con Capezzone sapendo che avevano buoni rapporti…anche per Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l’a rc o politico istituzionale, ritengo compreso Bisignani”.


“Santoro è in fuga, gli stamo a spacca’ il c…”
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#9
Citazione:Soddisfatto anche Masi che, il 10 ottobre, dice frasi del tipo: “Santoro in fuga”, “Ab – biamo vinto, è morto”, “Gli stamo aspaccà il culo”, “Sò arrapato come una bestia”.

:lolB::lolB:
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#10
Spinoza » Linea zotica

:lolA::lolB::lolB::lolB::lolB:
C'è un confine sottile tra uno sbaglio e un colpo di genio; purtroppo dovresti essere un genio per vederlo.

Sheldon Cooper

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé


Johann Wolfgang von Goethe
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